Stephen King degli anni '10

Stephen King e gli anni '10: dal peggiore al migliore

La classifica degli adattamenti kinghiani dal 2010 al 2019

Una certa persona di nome Francesca Fichera si laureò i primi anni del decennio scorso con una tesi dedicata agli adattamenti di Stephen King. Vide tempo fa l’avvicinarsi di un’ondata di affetto per il Re e oggi diremmo non c’è nulla di cui stupirsi: sono storie che hanno formato tanti autori nel corso degli ultimi 50 anni, le sue opere sono parte dell’immaginario globale.

Sette oppure otto anni fa eravamo ancora alla trasposizione occasionale, anche se non poche, erano lontane le notizie a cascata che riceviamo ai giorni nostri su nuovi racconti e/o romanzi riscritti per il grande schermo. Francesca guardò lontano ed ebbe ragione, oltre a parecchio da dire e… aspettiamo il CineKing #50 per approfondire, sia chiaro.

Tornando a noi, possiamo osservare ogni giorno come anche chi non lo legge o non lo ama consuma le sue storie. Strangers Things è un successo planetario pieno di debiti con King e non è certo il solo. Adesso però mi interessa concentrarmi su chi nei titoli di testa ha un Ispirato a o Basato su un’opera di Stephen King. Ne sono uscite a tonnellate ed è il momento di catalogarli.

Quali sono i migliori adattamenti dai romanzi e racconti di Stephen King usciti dal 2010 al 2019? Sulla vetta credo proprio io e Francesca saremmo stati d’accordo, come del resto tante volte ci siamo detti e forse forse anche sui peggiori che trovate qui in basso, punto di partenza in salita fino al migliore. Avete una vostra classifica? Li avete visti tutti? D’accordo col top?

p.s. ovviamente coi link alle recensioni di Francesca!

Cominciamo!

MERCY
Peter Cornwell, 2014

L’unico che non ho visto, ma Francesca sì e dunque vi lascio un estratto dalla sua recensione per spiegarvi questa ultima posizione: “Mercy, il cui prezzo è di rendere lungo qualcosa che in sostanza è breve, si rivela presto quale insensata accozzaglia di momenti narrativi giustapposti e tenuti insieme sull’esclusiva base di una sottotrama esoterica senza un minimo di spessore e profondità.”

UNDER THE DOME
Brian K. Vaughan, 2013 – 2015

Uno dei miei romanzi preferiti del Re rovinato senza pietà. Assurdo perché presupposti per un adattamento ve n’erano ed era a suo modo la prima serie a lungo termine tratta da King dopo La zona morta se non contiamo Haven. Un plot confusionario e personaggi scritti e interpretati coi piedi sono quanto ci voleva per mandare tutto all’aria. Persino King ne ha preso le distanze.

LA TORRE NERA
Nikolaj Arcel, 2017

La bruciante delusione per quest’occasione mancata basterebbe da sé a relegarlo così in basso, ma a far male è vedere una saga tanto profonda trasformata in uno young adult quando già non andavano più di moda. Nikolaj Arcel è uscito con un prodotto fuori dallo spirito del tempo e lontanissimo dalla fonte. L’uomo nero nel deserto stavolta non valeva la pena fosse seguito dal pistolero.

BAG OF BONES
Mick Garris, 2011

Capisco la fascinazione di King per Garris. Esegue gli ordini impartiti dall’autore: ha un romanzo davanti e non devia nemmeno per errore. L’impersonalità pesa e stavolta regna in buona compagnia della regina Noia. Sovrani che saranno per sempre ricordati a scapito di qualsiasi altra cosa: a quasi 10 anni di distanza, cosa è sopravvissuto nella memoria? “È quello con Pierce Brosnan”.

CELL
Tod Williams, 2016

Già il romanzo è da annoverare tra i peggiori scritti da King, figurarsi cosa ne può uscire al cinema. Aggiungiamo la presenza di John Cusack ed ecco defunta ogni speranza di miglioramento: è uno zombie movie con l’acceleratore sulla tecnofobia e nulla di originale da aggiungere. Né al discorso della dipendenza dai new media né al genere zombie. Da scartare seduta stante.

THE MIST
Cristian Torpe, 2019

È ingeneroso il confronto col film di Frank Darabont, ma come non farlo? In The Mist film l’orrore era come King comanda: nella chiusa mentalità dei piccoli paesi, il mostro era Marcia Gay Harden. La serie di Torpe fa un ribollito di cattivi cliché e buoni stereotipi interpretati talmente male e con così poca profondità da far calare la tensione per i mostri della nebbia ogni volta che parlano.
Non stupisce che l’abbiano cancellata alla prima stagione.

BIG DRIVER
Mikael Salomon, 2014

È un rape-and-revenge la resa filmica dell’omonimo racconto tratto da Notte buia, niente stelle – come il successivo in classifica – e Maria Bello è investita sino in fondo in questa storia. Se solo il resto del cast e la sceneggiatura di Richard Matheson Jr. fossero state all’altezza del suo sforzo allora l’aver caricato tanto la violenza avrebbe dato i suoi frutti. Invece così non è.
p.s. però c’è Joan Jett in un epico ruolo secondario.

A GOOD MARRIAGE
Peter Askin, 2014

È l’idea di King a essere interessante, purtroppo Anthony La Paglia e Joan Allen non decollano e l’alchimia tra loro è artificiosa nella versione cinematografica. Scopre di essere sposata a un serial killer ricercato in tutti gli USA, ma né regia né sceneggiatura dimostrano coraggio, non scavano a fondo in quel disagio interiore che avrebbe fatto salire A Good Marriage di un paio di posizioni.

PET SEMATARY
Dennis Widmyer e Kevin Kölsch, 2019

Le novità sono benvenute negli adattamenti di un romanzo e infatti le storture del secondo Pet Sematary riguardano ben altro e in particolare l’assenza di motivazioni che giustifichino le gesta dei protagonisti. Difetto assai pesante insieme a qualche VFX inguardabile: mettendo il romanzo da parte sarà inevitabile chiedersi ogni minuto perché diamine Louis e Jud facciano quello che fanno.

CARRIE
Kimberly Peirce, 2013

Fatico a trovare difetti evidenti. Fatico a trovare pregi. Fatico a trovare qualsiasi cosa se non la legittima decisione di riproporre per il pubblico contemporaneo una storia ormai classica della letteratura e del cinema USA. Kimberly Peirce dirigette un film senza aggiungere nulla di suo né di realmente contemporaneo. Dimenticabile contrariamente al primo di Brian De Palma.

CASTLE ROCK
Sam Shaw e Dustin Thomason, 2018 – in corso

Una prima stagione capace di stendere anche un bufalo col caffè al posto del sangue, una seconda che recupera terreno col giusto mix di elementi kinghiani. Si salva in calcio d’angolo, ma se verrà rinnovato per una terza stagione ha ancora tempo per cambiare posizione: può tanto crollare in basso quanto salire ancora più in alto. Lo deciderà il prossimo decennio!

MR. MERCEDES
David E. Kelley, 2017 – in corso

Come Cell anche in questo caso abbiamo una sorgente meno appassionante, però su schermo se la cava niente male. Certamente lungi dall’essere una serie imperdibile nonostante abbia Brendan Gleeson in formissima. Anche in questo caso potrebbe ancora non essere conclusa, restano pagine dalla trilogia di Bill Hodges che ancora non hanno visto le luci di un set.

1922
Zak Hilditch, 2017

È una novella breve a essere adattata e Zak Hilditch riesce nell’intento di trarne fuori un discreto prodotto per Netflix. Thomas Jane con l’accento da bifolco ci mette il suo ed è subito un’ottima serata – mattina o pomeriggio – passata davanti allo schermo, coi suoi giustissimi momenti inquietanti degni anche di essere ricordati parecchie settimane dopo la visione.

IT: CHAPTER TWO
Andy Muschietti, 2019

Il blockbuster di Andy Muschietti lo divido perché i risultati sono distanti: i personaggi non hanno la coesione della prima parte e spezzando la storia con situazioni ad personam hanno rallentato una storia partita benissimo. La lotta finale però rimette IT in carreggiata e la lettera di Stanley – strappata a Mike – è una chiosa commovente come un finale kinghiano dev’essere.

NELL’ERBA ALTA
Vincenzo Natali, 2019

Vincenzo Natali mettilo alla regia in location ristrette e stai sicuro che avrai un ottimo film. Ingrana verso la metà, ma subito si immerge nel panico dell’erba alta scritta da King insieme al figlio Joe Hill. Quando Patrick Wilson può sfogare la sua bravura con quel monologo e Natali darsi diventa un virtuoso della macchina da presa, allora siamo a cavallo.
Anche qui c’è lo zampino di Netflix.

HAVEN
Sam Ernst e Jim Dunn, 2010 – 2015

Una serie a metà tra Castle Rock e il vecchio modello della serialità. Si partiva dal brevissimo Colorado Kid per arrivare poi a rappresentare tante piccole storie d’ispirazione kinghiana e sapete cosa? Ci sono riusciti benissimo e nemmeno un applauso hanno preso. Haven è la serie che ogni kinghiano dovrebbe vedere e non ha visto. Fatevi questo regalo, perché merita sul serio.

22.11.63
Bridget Carpenter, 2016

Chi l’ha letto ha sicuramente pianto sul finale e cercherà il medesimo struggimento su Hulu ma non lo troverà della stessa misura. Avrà però una storia coerente e ben recitata – James Franco È bravo – con non troppe variazioni dal testo originale. Il senso ad esempio resta e vedere gli anni ’60 degli USA ci fa sentire dentro questa storia di tragici viaggi nel tempo. Un gioiellino.

DOCTOR SLEEP
Mike Flanagan, 2019

La vetta è quasi interamente dominata da lui: Mike Flanagan. Un’impresa di proporzioni bibliche rispettare Stephen King e Stanley Kubrick nello stesso film e lui ci riesce. Offre in cambio ai vistosi cambiamenti una bellissima caratterizzazione dei personaggi, soprattutto del villain. Rebecca Ferguson anche ha i suoi meriti, Rose the Hat è grazie a lei che diventa una vera minaccia.

IL GIOCO DI GERALD
Mike Flanagan, 2017

Secondo turno per Flanagan, ancora Netflix. Un romanzo sottovalutato e un adattamento che nelle sue modifiche rispetta il personaggio di Carla Gugino al punto da renderla reale nonostante la situazione presuma vi sia il coinvolgimento del soprannaturale. Merita di stare in cima non solo questo decennio, ma al fianco dei migliori adattamenti di Stephen King.

IT
Andy Muschietti, 2017

Abbiamo sùbito per anni una miniserie scadente ricordata con affetto soprattutto grazie all’effetto nostalgia. Ci siamo aggrappati a Tim Curry neanche stessero facendo strage della nostra famiglia. Invece Andy Muschietti alla prima parte di IT rende in modo sorprendente ogni pregio della storia dei Losers dando dignità e un grande attore bambino a ognuno di loro.

Bill Skarsgård è poi un Pennywise perfetto che nulla ha da invidiare a Curry. Inquietante proprio perché è di un ridicolo che disturba quando non è terrorizzante e basta. Separato dalla sua seconda parte, IT è orrore e amicizia. Tanto si chiedeva a chiunque volesse tornare tra le stradine di Derry, tanto abbiamo avuto. Possiamo immaginarlo concluso anche senza Chapter Two.

Fausto Vernazzani

5 pensieri su “Stephen King e gli anni '10: dal peggiore al migliore

    1. Ne hanno fatti di peggiori, certo, ma del decennio sono questi gli adattamenti!
      Su Pet Sematary non sono d’accordo solo perché almeno conserva un po’ di fedeltà al romanzo e gli attori recitano veramente bene, il che nonostante i fatali difetti è già tantissimo rispetto a robaccia come Under the Dome, The Mist o Cell. Per non parlare dell’atrocità della Torre nera.

      "Mi piace"

      1. La prima parte è fedele al romanzo, ma il problem aè che lo taglia con l’accetta. Poi vabbè, de gustbus, ho trovato decisamente peggio altri adattamenti, ma comunque Pet Sematary è brutto, non c’è niente da fare :P

        "Mi piace"

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