Haven

Haven – Le quattro stagioni (parte I)

Welcome to Haven.

Il falso paradosso del passaggio da un linguaggio all’altro vuole che funzioni meglio l’interpretazione rispetto all’esatta fedeltà . Spiegando meglio: del libro da cui trae spunto la serie televisiva Haven, ossia Colorado Kid del grande Stephen King, la trasposizione per il piccolo schermo conserva soltanto l’idea di partenza e parte della struttura che ne contiene gli sviluppi.

Eppure c’è molto di King in questa serie: si può dire che minore è la sua citazione letterale (a parte qualche giochetto divertente di cui parleremo più avanti) maggiore è la forza con cui vengono veicolati i concetti portanti della sua opera. Il che ha reso degni di nota, fra le altre cose, i film di Frank Darabont – soprattutto capolavori come The Mist e Il miglio verde.

Haven comincia con semplicità e una certa dose d’ingenuità, di cui è pregna tutta la prima stagione: l’agente FBI Audrey Parker (Emily Rose) e il suo nuovo incarico nella piccola città del Maine, dove accadono cose piuttosto strane – dai manti stradali crepati agli agenti di polizia completamente insensibili al dolore fisico. The first cut is the deepest e il primo incontro fatto da Audrey Parker nel circondario di Haven con il futuro collega Nathan (Lucas Bryant) sarà fondamentale.

Lui è il buono della storia, il lato della luna sotto la luce, a cui per forza di cose dovrà contrapporsi l’ombra. E questa non è che nell’animo – profondo e ambiguo – di Duke Crocker, giovane contrabbandiere locale interpretato da Eric Balfour – star dell’horror degli anni zero, oltre che di una precisa tipologia di calendari (…). Nomade e seduttore, bello (nonostante la testa vagamente simile a una melanzana) e dannato, rappresenta la chiave per innescare il processo di riscoperta, ma anche di smantellamento, dei segreti covati dalla cittadina in cui vive: i troubles, i problemi, che rendono gli abitanti di Haven particolarmente speciali e, anche, pericolosi.

A completare il quadro c’è poi la fotografia misteriosa: tratta da un vecchio giornale recante la notizia del tristemente illustre Colorado Kid, raffigura una giovane donna identica a Audrey, su cui Vince e Dave, i due bizzarri vecchietti responsabili della gazzetta del posto, sostengono di sapere molto poco. La prima stagione però s’impegna a seguire questa linea narrativa solo in parte, preferendogli lo sviluppo delle trame delle singole puntate – più o meno autonome – e la descrizione tratto per tratto di ciascun personaggio.

Bisogna aspettare la seconda stagione per cominciare a divertirsi davvero, grazie anche alla letterale esplosione di citazioni kinghiane che ne colora l’apertura: dalla barchetta di carta di IT (con tanto di bambino in impermeabile giallo) alla presenza costante del carcere di Shawshank (quello de Le ali della libertà, per intenderci) e di Derry, ambientazione immaginaria (e maledetta) della maggior parte delle storie di King. E non si parla che di una manciata delle centinaia di riferimenti diretti – o per meglio dire omaggi – ai mondi possibili dell’universo kinghiano, che il canale ospite di Haven ha ben pensato di raccogliere sul suo sito ufficiale con tanto di popup informativi: http://www.syfy.com/haven/stephenking[continua…]

Francesca Fichera

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