Frank Darabont - CineFatti

Frank Darabont attraverso il miglio verde

Frank Darabont, un ritratto attraverso Il miglio verde – di Francesca Fichera.

Fra le 10 trasposizioni cinematografiche dei suoi romanzi (tutta qui), Stephen King inserisce anche Il miglio verdedel regista, sceneggiatore e amico Frank Darabont (1959). Successivo al sopravvalutato Le ali della libertà (1994), che pur aggrada molto allo scrittore del Maine oltre che al pubblico, The Green Mile rappresenta il terzo e ben assestato passo di Darabont lungo l’impervio ma prolifico percorso fra gli orrori kinghiani. Un cammino, come già detto e scritto mesi or sono, cominciato nella stessa direzione – con il corto La donna nella stanza,  classe 1983 –  e continuato fino al 2007 con l’esplosione interpretativa di The Mist. Che, a una seconda visione, appare in tutto il suo orripilante splendore, sancendo, per di più, il termine del viaggio cinematografico di Darabont (almeno per ora) prima della sua breve avventura televisiva con The Walking Dead.

Quella del regista originario di Montbeliard (Francia) è una carriera che si rivela promettente fin dalle sue origini grazie alla solidità e alla costanza con cui FD persegue intenzioni e obiettivi, esulando dall’esplorazione dell’universo kinghiano solo nel 2001, con il film The Majestic. Per il resto, quasi obbedendo con reverenza ai dettami che l’etimologia della parola “interpretazione” impone, FD percorre un lungo corridoio di letture, riletture, integrazioni e contestualizzazioni, passando dall’adattamento semplice e scarno del racconto breve (La donna nella stanza) a quello più elaborato di una forma di narrazione abbondante ma non ancora romanzesca (Le ali della libertà), per culminare nella traduzione di una novella seriale – poi condensata in un unico volume – dall’aura magica qual è Il miglio verde.

Rispetto al capolavoro di genere The Mist e al precedente legal-drama de Le ali della libertà, la pellicola targata 1999 possiede il pregio di inglobare forme e contenuti di provenienza eterogenea: non solo convivenza di generi diversi ma anche e soprattutto di idee. La parola che brilla tra le righe del racconto di The Green Mile è “coralità”. Un senso dell’insieme la cui comprensione è prova del raggiungimento della maturità da parte di Frank Darabont, già dimostrato, d’altronde, dalla scelta stessa del soggetto – fra i capolavori assoluti di Stephen King.

Tutto è vario, ne Il miglio verde, eppure misurato: l’uso del flashback, le riprese dall’alto, il dolly, il gioco di squadra degli interpreti – fra i quali spicca, per mole e bravura, il gigantesco Michael Clarke Duncan, al suo ruolo più grande prima della recente e prematura scomparsa -, la commistione di horror, fantastico e dramma, passata dal libro allo schermo attraverso il filtro di una tranquilla ed affezionata consapevolezza. Ci si disgusta di fronte alla terribile morte di Edgar Delacroix e, poco prima o poco dopo, si prova tenerezza per il topolino Mr. Jingle e i suoi squittii di eternità, che fanno da scintilla alla commozione nascente dalle scene finali, sull’emozionante commento sonoro di Thomas Newman (autore anche delle musiche di The Shawshank Redemption). Si prova rabbia per l’ingiustizia della storia come della vita, che filtra attraverso l’orrendo personaggio interpretato da Sam Rockwell, e si ritorna a sorridere (fra le lacrime) quando il condannato John Coffey chiede al secondino – Paul Edgecomb, un Tom Hanks dagli occhi costantemente lucidi – di poter guardare «una di quelle pellicole» prima di morire.

Tutto vale a Frank Darabont e soci quattro candidature agli Oscar, una ai Golden Globes (sempre lui, il gigante buono M. C. Duncan) e uno stuolo di altri premi, splendido e splendente preludio alla pausa creativa dell’autore, da cui salterà fuori (forse) il punto d’arrivo, la parete sul fondo, la meta di una ricerca attenta, approfondita e continuamente alimentata. Il “miglio” termina ne e con La nebbia, fra creature lovecraftiane, richiami letterari e fumettistici, insegnamenti sulla forza del caso. E se davvero così fosse, per una volta il tragitto andrebbe lasciato così com’è stato compiuto, senza passi indietro e forzati slanci in avanti.

4 pensieri su “Frank Darabont attraverso il miglio verde

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.