Il domani del domani - Cinefatti

Il domani del domani: la nuova generazione Sci-Fi

Il domani del domani, un’anteprima delle prossime uscite fantascientifiche – di Fausto Vernazzani

Ground control to Major Tom, commencing countdown, engines on: il countdown è iniziato, “il domani del domani” è già arrivato, The Dark Knight Rises ha avviato la nuova stagione cinematografica e presto ci troveremo sommersi da una particolare ondata di film di fantascienza pronti a colpire le sale con tutta la loro potenza. Curioso che nell’anno del mito della fine del mondo così tanti registi e sceneggiatori abbiano costruito nuove realtà – talvolta basandole su vecchie – , quasi a voler negare in tutti i modi la possibilità che le loro idee non si possano un giorno realizzare come un tempo fu per il brillante Jules Verne. In certi casi c’è da chiedersi se davvero vogliamo che quei futuri si avverino, come ad esempio il giorno in cui immensi robot dovranno combattere con svariati mostri d’incredibili dimensioni, ispirati da un universo kaiju amato dal regista Guillermo Del Toro e rappresentato nel futuro Pacific Rim.

Di mostri spaziali se ne sono visti a bizzeffe, talvolta troppi o troppe volte lo stesso, come il Godzilla che ci aveva dolorosamente lasciato con l’orrore diretto da Roland Emmerich, ma quando a riprendere il progetto è una piccola e parsimoniosa mente come quella dell’inglese Gareth Edwards, già regista del poetico e straordinario Monsters, vuol dire che c’è speranza. Non c’è però sempre da aver paura di creature che possono oscurare il Sole, bisogna ricordare che spesso il male nasce anche dall’interno, lì a crescere e a controllarci come la futura trasposizione dal romanzo di Stephenie “Twilight” Meyer, The Host, adattato per lo schermo da Andrew Niccol. Un ritorno all’Invasione degli ultracorpi? Chissà, intanto è meglio goderseli dentro di sé piuttosto che vederli squartare il nostro ventre, un rischio che i personaggi protagonisti del ritorno di Ridley Scott in Prometheus potrebbero vivere in quanto membri di una pellicola che dovrebbe far da prequel alla lontana e amata saga di Alien da lui stesso iniziata.

Saghe che continuano, saghe che si chiudono, in televisione Fringe sta per vedere il tramonto con la sua quinta stagione, ma il creatore J.J. Abrams non ha finito con la fantascienza e, oltre ai suoi progetti televisivi futuri, arriverà con certezza nel 2013 il sequel al grande successo Star Trek. Un reboot che funziona e che presto diverrà Star Trek 2 e forse, così dicono i rumours, una nuova serie che possa soddisfare l’odierna generazione di fan della più famosa serie stellare di sempre. C’è chi parla anche di un ritorno di Star Wars, in TV addirittura, ma le fiabe di fantascienza non sembrano essere più di moda quanto l’epica rappresentazione del passare del tempo, come nel corale Cloud Atlas tratto dal romando di David Mitchell e presto nei cinema con la firma di Lana Lilly Wachowski e Tom Tykwer. Presente, passato e futuro che s’intrecciano in un bizzarro tutt’uno che unisce il mondo intero, Stati Uniti, Corea e l’universo post-apocalittico di cui Tom Hanks guarderà l’Orizzonte.

Avanti e indietro nel tempo, un tema che Rian Johnson pare aver portato all’estremo con il suo Looper, una crime-story che darà la risposta a chiunque voglia smettere di nascondere cadaveri nel cemento dal momento in cui esisterà la macchina del tempo: mandare indietro le proprie vittime per farle uccidere da degli hitman chiamati Looper. E se il tuo prossimo target fosse un agguerrito te stesso del futuro? Potrebbe essere un grosso problema, tanto grande quanto il non sapere più chi si è, se si vive in un’illusione o meno. E’ il guaio cui si trova di fronte Doug, un uomo qualunque che di colpo scopre di essere una spia tenuta in cattività dal governo: una nuova versione dell’universo dickiano un tempo raccontata da Verhoeven ed ora in versione blockbuster per Len Wiseman con un titolo originale a rinfrescarlo per noi italiani: Total Recall.

Nuovi ricordi, impianti mentali, qualcosa a cui guardare indietro per aggrapparsi pur di riuscire a sopravvivere: potrebbe essere il caso dei due sopravvissuti dell’universo di Gravity, nuovo film del messicano Alfonso Cuaron, dove una coppia di astronauti in seguito a un incidente sono costretti a trovare un modo per salvarsi la vita e tornare a casa dallo spazio in cui si trovano. Ci son momenti in cui accade l’improbabile e si sconvolgono tutte le proprie convenzioni, come quando uno dei tuoi compagni muore e di colpo ritorna in vita; immaginate cosa significherebbe un evento simile per un piccolo gruppo di persone chiuso dentro una base su Marte in Last Days on Mars dell’esordiente Ruari Robinson.

È il momento del low-budget, di quelle storie incentrate sui personaggi e sulle situazioni anziché gli effetti speciali, anche se in taluni casi ne sarà fatto abuso (ai creatori del reboot di Dredd 3D dovrebbero fischiare le orecchie), ma c’è anche qualche sorpresa dagli studios. Avete mai pensato che forse un giorno qualcuno avrebbe deciso di dare un sequel ad Indipendence Day? Ebbene sì, potrebbe succedere, ma a noi non resta altro che sperare di no e credere che possa arrivare qualcuno di nuovo a salvare la Terra e l’umanità da minacce inimmaginabili. Tom Cruise, ad esempio, nel futuristico Oblivion di Joseph Kosinski. Si riparano Robot e si affrontano nuove minacce mischiate a quelle vecchie o si cerca di trovare un modo per togliere le barriere sociali e per questo speriamo in Neill Blomkamp e nel suo ritorno post-District 9 con Elysium.

Ce ne sarebbero ancora tanti altri da annunciare, piccoli e non, televisivi, serie TV, questi sono però quelli più attesi, più importanti e più famosi lì in piena vista per tutti gli spettatori, pellicole che sicuramente prima o poi vedremo (più poi che prima a volte). Da fan del genere fantascientifico posso solo dire questo: non vedo l’ora.

 

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