The Mist - CineFatti

The Mist (Frank Darabont, 2007)

The Mist di Stephen King urla dallo schermo.

C’è chi dice che le pellicole tratte da romanzi o novelle – più in generale da fonti letterarie – debbano essere considerate per quello che sono, al di là delle loro origini. Niente di più vero. Tuttavia, bisogna ammetterlo, fare un confronto tra un libro e la sua versione cinematografica – talvolta è capitato anche l’inverso! – viene naturale.

Il più delle volte, con somma delusione e forse un pizzico di rassegnazione ci si ritrova a dover dire frasi come Non ha reso lo spirito del romanzo oppure Il libro è molto più bello del film.

Ma quando accade il contrario si rimane soddisfatti, forse anche sorpresi.

Il talento di Mr. Darabont

Per chi ama Stephen King e i suoi racconti Frank Darabont rappresenta di sicuro un punto di riferimento, un demiurgo in grado di modellare le pagine di carta del romanziere americano e trasformarle in degna celluloide. Lo dimostrò a suo tempo con Il miglio verde e Le ali della libertà : due poesie scritte dal Re cui il regista ha saputo attingere senza intaccarne il fascino e la magia.

Ora Darabont ci ha riprovato, è tornato a sfogliare i libri oscuri dello scrittore americano e la scelta, stavolta, è caduta su un brano tratto dalla raccolta Scheletri, The Fog. La nebbia appunto.

Nasce così The Mist, un horror claustrofobico e a tratti nauseante che mostra tutti gli effetti del terrore umano di fronte all’incontrollabile.

Dentro The Mist

Protagonista è Dave Drayton (Thomas Jane) abitante di una cittadina di provincia che in seguito a un temporale viene ingoiata da una nebbia fitta e mostruosa. Il supermarket dove Dave si reca in compagnia del figlioletto Billy diventa in brevissimo tempo una trappola per topi.

Quasi come la nebbia bianca, la paura avanza e fagocita ogni cosa le capiti a tiro, in una vorticosa escalation verso il panico.

Ancora King ci parla del Male radicato nei paesi e nelle periferie, dove la mentalità è gretta, il bigottismo dilaga e l’istinto è pronto a prendere voracemente il sopravvento.

Colpire alla pancia

Darabont ci marcia sopra costruendo forse l’intera sceneggiatura sul personaggio della signora Carmody, la predicatrice pazza che la bravissima Marcia Gay Harden è riuscita a restituire al grande schermo in tutta la sua isteria.

Per il resto le sequenze splatter abbondano in durata – con fin troppo compiacimento – e qualche ripresa a rallentatore qui e lì decisamente stona.

Tanto che sembra The Mist giochi a compensare le proprie mancanze con un ultimo colpo di coda: il finale. È il vero coupe de theatre della storia e, non c’è che dire, piaccia o non piaccia, lascia a bocca aperta un po’ tutti.

Francesca Fichera

Voto: 3.5/5

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