Linea d'ombra

Linea d'Ombra 2011, XVI edizione: il riepilogo

Linea d’Ombra: i vincitori veri e quelli del cuore – di Francesca Fichera.

Postazione pc, mi siedo, mi dico: “Ora faccio un giro a Linea d’Ombra”. Davvero una bella idea, quella della giuria web.

Certo, restando a casa si perde più della metà del fascino che ogni festival cinematografico possiede di per sé. Ma trovarsi a dover votare e commentare una serie di film dal comfort del proprio habitat domestico, vi dirò, non è affatto male.

Anche se di commenti a caldo è impossibile parlare – al massimo sono tiepidi, perdonatemi l’insulso gioco linguistico – il confronto avviene, stimola, arricchisce.

Però ora andiamo ai film. Quasi quattro giorni per metabolizzarne la selezione. Impressionante davvero, alto livello – una delle espressioni più usate dai miei “colleghi” della giuria web e non solo da  loro.

Tecnicamente ineccepibili, tutti, senza esclusione, anche là dove la sostanza dietro la forma è poca.  E a questa categoria appartengono ben pochi esempi. Tra le due sezioni – CampaniaCorto e CortoEuropa – non c’era davvero che da scegliere.

I corti vincitori di Linea d’Ombra

Ma i giurati web di Linea d’Ombra, chiamati al loro dovere, hanno ovviamente dovuto emettere un verdetto. E hanno premiato la Spagna, per ben due volte.

Un ex aequo che vede protagonista il nerd peso massimo, tenero e imbambolato, ritratto dal catalano Pablo Larcuen nel Mi amigo invisibile; e le atmosfere tetre del villaggio di affamati di Intercambio, diretto a quattro mani dal salernitano Antonello Novellino e dall’iberico Antonio Quintanilla; per stomaci resistenti, senza dubbio, e non è l’unico caso che si trova ad incontrare il gusto della (fortunata) giuria.

Menzione speciale anche al nostrano Nicolangelo Gelormini, collaboratore di Sorrentino, per il suo lynchano Reset: un’opera che fin dai primi giorni del festival andava per la maggiore, con il montaggio da incubo (letteralmente), i contrasti musicali, i sussurri (e le grida).

Vero trionfatore per la sezione ‘made in Campania’ è però Francesco Prisco con La colpa, un minithriller interpretato da Gianmarco Tognazzi. Risvolti forse retorici, colpo di scena che non colpisce più di tanto, ma tuttavia gentile nell’offrire al pubblico degni spunti di riflessione.

C’è chi storce un po’ il naso a questa vittoria – e non vi nascondo che mi sento parte del gruppo. Ma chissà, dalla selezione per CampaniaCorto si è voluto trarre l’insegnamento più semplice e lineare.

Va bene così. Ciò non impedisce a NOI di fantasticare un po’, nell’ottica del “e-se-fosse”, lucidando qualcuna delle tante perle in vetrina.

I vincitori del cuore

Casus belli, ad esempio, del greco Yorgos Zois. Immagini in fila sulla storia della fila: al supermercato, nelle gallerie d’arte, in discoteca, alla mensa dei poveri. Un domino umano pronto a cadere. Un’idea felice che a qualcuno è risultata opaca – ma a me è piaciuta da morire, non so se è poco chiaro.

O anche, sempre per la sezione CortoEuropa, il verdeggiante Crossing Salween dell’irlandese Brian O’Malley, sulle offensive militari ai danni della popolazione thailandese viste dagli occhi dolcissimi di una bambina. Simbolismo orientale e narrazione occidentale si uniscono alla perfezione, commuovendo ed emozionando.

Poi c’è l’Italia, non dimentichiamocene, con i suoi bei cervelli che ci fanno credere nel futuro. A dispetto del finale “coreografico” ed un po’ adolescenziale, Io sono qui di  Mario Piredda ha il suo giusto peso.

Leggero come una piuma, coinvolge tutti i sensi nel raccontare le terribili conseguenze derivate dall’impiego di armi radioattive durante la guerra in Kosovo. La Sardegna, l’amicizia e la vita offerte come mare e sabbia, come una fetta d’anguria o un giro in vespa. Molti pensavano che avrebbe vinto lui.
Sicuramente, la strada è lunga e fruttuosa per molti. Piredda compreso.

Qui Fran passa e chiude, ringraziando Linea d’Ombra per l’opportunità. E per il divertimento, è ovvio.

 

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