Star Trek VII: Generazioni (David Carson, 1994)

Le nuove generazioni di Star Trek

Facciamo un passo indietro.

Nel 1986 Leonard Nimoy era impegnato nella promozione di Star Trek IV: The Voyage Home, quarto film ispirato alla serie Star Trek creata da Gene Roddenberry, un uomo divenuto scomodo secondo la Paramount a causa del suo status di leggenda che gli permetteva di rimanere in giro a far quanto volesse – senza però contar nulla; attività che comprendeva il più delle volte trattare male Harve Bennett, il produttore legato al franchise sin dai tempi di Star Trek II: The Wrath of Khan.

Non l’avrebbe mai mandata giù l’interferenza di Harve, nonostante la gentilezza di quest’ultimo e la reverenza nei confronti dell’uomo che, tutto sommato, lo aveva aiutato a entrare nella storia. L’insofferenza di Roddenberry “per fortuna” abbandonò la sezione cinematografica della Paramount quello stesso anno per proseguire a creare il nuovo grande capitolo della saga: Star Trek: The Next Generation avrebbe debuttato in televisione nel 1987.

L’ospite inatteso

Nessuno credeva nel potenziale della TNG. È nota a tutti la storia secondo cui Patrick Stewart accettò il ruolo convinto dal suo agente della morte imminente del progetto: in seguito al pilota non sarebbe mai stato costretto a tener fede al contratto di sei anni con la Paramount.

Per sette lunghi anni accadde il contrario, Star Trek: The Next Generation diventò una delle grandi serie di fine anni Ottanta e inizi Novanta conquistandosi persino 18 candidature agli Emmy durante il periodo di messa in onda.

Proseguì mentre al cinema nel 1989 William Shatner fallì miseramente come regista per Star Trek V: The Final Frontier.

Guadagnò fortuna e potere quando Nicholas Meyer nel 1991 se ne uscì con l’ultimo grande film del franchise legato alla TOS, Star Trek VI: The Undiscovered Country, il primo in cui apparve un membro del cast di TNG, il Luogotenente Worf/Michael Dorn.

Sopravvisse alla morte di Gene Roddenberry nel 1991, fino al 1993 anno in cui la settima e ultima stagione chiuse a sorpresa la serie.

Una scelta deludente

Una decisione quasi improvvisa: la Paramount aveva scelto di annullare l’ottava stagione, nel 1994 doveva uscire il primo film con il nuovo equipaggio della USS Enterprise e gli executive temevano che una competizione tra televisione e cinema avrebbe potuto danneggiare gli incassi.

Una delusione per i milioni di telespettatori appassionati, un salto di qualità per il regista David Carson. A quel giorno era conosciuto come l’autore del miglior episodio di tutta la serie: terza stagione, puntata cinque, il titolo era Yesterday’s Enterprise (L’enterprise del passato) una lotta tra due navicelle e il ritorno di Tasha Yar/Denise Crosby dopo la sua morte al termine della prima stagione in un ruolo nostalgico contrapposto a un più severo Jean-Luc Picard.

Lui era l’arma segreta dell’Enterprise, più amato del Capitano James Tiberius Kirk di William Shatner, invecchiato, ingrassato e così sicuro di sé da esser preso in giro dal suo stesso universo in The Undiscovered Country quando un alieno mutaforma prende le sue fattezze dopo averlo baciato e gli dice: Non è quel che hai sempre desiderato?

Il grande saluto

Carson era l’uomo giusto, un’icona dell’universo di Star Trek prestata anche alla terza serie, Star Trek: Deep Space Nine, di cui girò il pilota nel 1993, un anno prima dell’uscita del settimo film del franchise: Star Trek Generations (in italiano Star Trek VII: Generazioni).

Il grande saluto al cast originale aveva uno script curato da uno dei più grandi autori di fantascienza televisiva, Ronald D. Moore, in futuro amato e apprezzato per aver curato il remake di Battlestar Galactica, e Brannon Braga, pluripremiato autore televisivo oggi legato come produttore alla bellissima serie Cosmos: A Space-Time Odyssey.

Braga e Moore seguirono la linea narrativa dei precedenti. Una nuova Enterprise, con un nuovo Capitano a celebrarne l’inaugurazione alla presenza di tre leggende: l’ingegnere capo Scotty/James Doohan, l’ufficiale agli armamenti Chekov/Walter Koenig e il Capitano Kirk/Shatner.

Tuttavia le cose non vanno come previsto e una non attrezzata Enterprise s’imbatte in un “nastro energetico” potentissimo che causerà la distruzione di due navi della federazione e la morte eroica di Kirk.

Hornblower!

Anni dopo l’urlo Hornblower! di Nicholas Meyer, da cui nacque la sua serie di intuizioni per la nascita di The Wrath of Khan, diventa realtà: Jean-Luc Picard e il resto dell’equipaggio sono nell’holodeck a fingere di essere su un veliero del 1800 per una bizzarra cerimonia di promozione per Worf e le divise sembrano uscire dalla sala costumi de Le avventure del capitano Hornblower di Raoul Walsh con Gregory Peck.

In quello stesso istante e ancora in abiti ottocenteschi saranno chiamati al dovere di rispondere all’emergenza: una base scientifica abbandonata con solo un uomo a bordo, il Dottor Soran/Malcolm McDowell, desideroso di tornare nel Nexus, una landa di felicità, al punto da allearsi con i Klingon e tentare di far strage di 20 milioni di persone per riottenere il proprio spazio nell’illusione.

Sarà proprio il Nexus, questo nastro di energia, a unire nella lotta finale contro Soran i due capitani Picard e Kirk, le cui differenze diventano così palesi da rendere letteralmente obsoleto Jim, l’avventuroso e anziano di 63 anni.

C’è sempre un però

Star Trek Generations ha però i suoi difetti: una lunga serie di sotto-trame riprese da vecchi episodi della serie che appesantiscono il film.

Abbiamo l’androide Data/Brent Spiner, la versione moderna di Spock, alle prese ancora una volta con il chip emozionale; l’ingegnere capo Geordie/LeVar Burton nuovamente discriminato per il suo essere diverso (non perché nero, per carità, ma perché cieco); Picard con il suo sogno di una famiglia, distrutto nella realtà, riacceso nel Nexus, e Kirk con la stessa identica passione del suo futuro successore.

Una fusione di più episodi volta al solo scopo di unire Kirk e Picard nella stessa scena, salutare il vecchio e abbracciare il nuovo definitivamente, attraverso una storia senza mordente e con qualche falla nella sceneggiatura (in che modo una landa mentale può influire sulla realtà?) che poco aiuta.

Fortuna vuole che Carson non abbia alcuna intenzione di utilizzare una regia televisiva, piuttosto porta la sua passione per il movimento ai massimi livelli e rende Star Trek Generations uno dei più dinamici della saga. Lungi dall’essere un ottimo prodotto, abbastanza come prodotto godibile e di facile consumo.

Il ritorno di Kirk

Dopo l’addio ai suoi fan, Kirk sarebbe tornato nove anni dopo ad avere un ruolo di spicco in televisione, assieme a James Spader, nel legal drama di successo Boston Legal, dove si potrebbe dire che interpretò se stesso: un avvocato che si considera una leggenda e ripete ad alta voce il proprio nome, Denny Crane, come se evocasse una divinità.

Shatner era così, pieno di sé, tanto che nel 1999 Tim Allen ne interpretò la caricatura nella parodia dei serial di fantascienza (ma si potrebbe anche direttamente dire Star Trek e basta) Galaxy Quest.

Del cast originale solo Leonard Nimoy sarebbe ritornato nell’universo di Roddenberry – con gran dispiacere di Shatner – con J.J. Abrams e il suo reboot Star Trek del 2009 , giacché i due avevano già lavorato insieme in televisione con Fringe, la serie in cui l’ex Spock interpreta l’amico e rivale di Walter Bishop, William Bell.

Per tutti gli altri la strada di Star Trek si chiuse per sempre: la nuova generazione aveva preso il potere.

Fausto Vernazzani

Il ciclo di focus sulle opere cinematografiche di Star Trek prosegue in concomitanza con la loro messa in onda estiva su Rai4 ogni venerdì alle 21:10.

Qui ai link trovate tutti i titoli già affrontati su CineFatti da Fausto Vernazzani:
Star Trek: Nemesis, di Stuart Baird (it. Star Trek – La nemesi)
Star Trek: Insurrection, di Jonathan Frakes (it. Star Trek – L’insurrezione)
Star Trek: First Contact, di Jonathan Frakes (it. Star Trek: Primo contatto)
Star Trek Generations, di David Carson (it. Star Trek VII: Generazioni)
– Star Trek VI: The Undiscovered Country, di Nicholas Meyer (it. Rotta verso l’ignoto)
 Star Trek V: The Final Frontier, di William Shatner (it. L’ultima frontiera)
– Star Trek IV: The Voyage Home, di Leonard Nimoy (it. Rotta verso la Terra)
– Star Trek III: The Search for Spock, di Leonard Nimoy (it. Star Trek III – Alla ricerca di Spock)
– Star Trek II: The Wrath of Khan, di Nicholas Meyer (it. Star Trek II – L’ira di Khan)
– Star Trek: The Motion Picture, di Robert Wise (it. Star Trek)

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