Star Trek: L'insurrezione

Star Trek: L'insurrezione (Jonathan Frakes, 1998)

Il clamoroso flop di Star Trek: L’insurrezione.

In televisione Deep Space Nine raccoglieva critiche sempre più entusiaste, considerato da molti migliore sia della Original Series che di The Next Generation. Al cinema invece Star Trek: First Contact accalappiò i favori di chiunque, ma più di tutto la bellezza di 92 milioni di dollari al botteghino, una manna dal cielo per la Paramount.

Non si vedevano cifre simili dai tempi di Star Trek IV: The Voyage Home, ancora in cima alla classifica degli incassi, una valida ragione per riaccendere la curiosità dello studio verso un franchise un po’’ dimenticato, a cui venivano offerte poche decine di milioni: ora era il momento di riprovare a portare Star Trek il più in alto possibile, cambiando i toni e tentando una strada più familiare.

Il successo di First Contact non poteva essere ignorato e il suo regista Jonathan Frakes raccoglieva applausi di critica e pubblico per il suo ottimo lavoro, un motivo per richiamarlo al servizio e costringerlo a sedersi al comando di Star Trek IX, un film col compito di somigliare a Star Trek IV: The Voyage Home.

Troppo cupo First Contact, un horror per certi versi, con una testa fluttuante e impianti meccanici all’’interno di corpi umani assimilati da temibili alieni. Adesso Star Trek doveva diventare patrimonio di tutta la famiglia, attrarre giovani spettatori impossibilitati finora alla visione per un limite di età troppo alto. Star Trek IX doveva essere un PG, ovvero Parental Guidance, un bollino giallo certificato dalla MPAA.

A metter mano alla sceneggiatura fu chiamato Michael Piller, co-creatore di Star Trek: Voyager e produttore esecutivo di tutto ciò che riguardava Star Trek in televisione. Suo il dovere di non scrivere mai “”uccidere” e sostituire la parola con ““eliminare”, di dare una storia d’amore a Jean-Luc Picard/Patrick Stewart, di aggiungere quanta più leggerezza possibile, trasformando Star Trek in un  movimentato pic-nic in cui i principi morali erano protagonisti.

Star Trek: Stardust era il titolo di lavorazione. Poetico, sognante anche per uno Stewart stanco di dover interpretare un capitano distrutto da eventi terribili come la perdita della famiglia e il ricordo della violazione subita dai Borg. Un viaggio nel mezzo di uno dei semplici incarichi ricevuti da una USS Enterprise utilizzata per scopi diplomatici.

Frakes e Piller stabiliscono subito il doppio tono della pellicola: Data/Brent Spiner è in un villaggio nascosto ai suoi abitanti a battersi contro la Federazione; Picard ospita sull’’Enterprise una delegazione di nuovi alleati, accogliendo ogni bizzarra richiesta degli alieni ancora poco-evoluti. Da un lato la preoccupazione, dall’’altro un momento per giocare prima del desiderio di ribellarsi agli ordini della Federazione e accorrere in aiuto di Data e dei Ba’ku, una razza aliena immortale grazie al potere rigenerante degli anelli esterni del pianeta, desiderati dai decrepiti Son’a, popolo nomade e senza pianeta dipendenti dalla chirurgia estetica per sostenere il corpo degradato.

Sul pianeta l’’androide Data scopre l’’importanza del gioco, Worf/Michael Dorn è in piena pubertà in una battaglia coi brufoli, Riker/Frakes e Troi/Marina Sirtis si scambiano effusioni in vasche da bagno mentre Picard risolve misteri insolvibili grazie alla voglia di ballare il mambo prima di innamorarsi di Anj/Donna Murphy, una saggia e affascinante Ba’ku.

Federazione e Son’a, guidati dallo spietato reietto Ru’afo, un F. Murray Abraham entusiasta di far parte della famiglia di Star Trek, si uniscono per tradire i Ba’ku, protetti solo dai ribelli della Enterprise, disposti a sacrificare se stessi pur di mantenere fede ai principi che li uniscono.

Star Trek: Stardust diventa dunque Star Trek: Rebellion, poi Star Trek: Act of Treason e solo alla fine, a riprese già iniziate, si fa strada il titolo definitivo: Star Trek: Insurrection (in italiano Star Trek: L’insurrezione). Dominò il box-office quando uscì l’’11 Dicembre del 1998, sembrava procedere con decisione, ma quando fu necessario fare i conti al termine, Star Trek: Insurrection risultò come uno dei fallimenti più grandi del franchise, con somma tristezza di Piller, lo sceneggiatore “colpevole” di aver seguito fin troppo i dettami della Paramount, distrutta dall’’aver peccato di avidità e desiderato troppo da questo film.

Nulla si può dire contro la regia di Frakes, più cinematografica che mai nelle esterne, aperta ai grandi spazi e a qualche movimento più audace del solito, atto spesso e volentieri a dare una maggiore idea di famiglia per l’’intero cast di Star Trek: The Next Generation. In fondo la sua idea (espressa in merito al futuro Star Trek: Nemesis) era che il pubblico avesse i propri eroi coinvolti in un’’avventura e non una in cui i personaggi si barcamenavano per ottenere un briciolo di importanza.

In questo Star Trek: L’insurrezione funziona perfettamente, ma la sua leggerezza forzata non riesce ad avvicinarsi alla naturalezza di Star Trek IV: The Voyage Home, senza villain sanguinanti, ma solo un gruppo di uomini del futuro arrivati in un passato conosciuto solo a grandi linee. L’’inadeguatezza di Spock tra gli umani non è paragonabile al brufolo gigante di Worf, il mambo di Picard –oltre a mostrarci gli ottimi effetti dell’’Earl Grey è solo assurdo, non come la tronfia convinzione di Kirk di saper tutto della Terra del 1986.

Neanche l’’ambizione politica di Star Trek: L’insurrezione ha aiutato. L’’utopia di un villaggio dove la tecnologia è vietata per paura di perdere la propria umanità, la rappresentazione aliena dell’’Arcadia a favore del contatto e l’’armonia con la natura. Didascalico, addirittura un po’’ scolastico, Insurrection si pone come una lezione di vita, una grossa ramanzina al consumismo, all’’ossessione del proprio aspetto fisico e ai capitali affamati, arrivando a mettere in una cattiva luce persino la sacrosanta Federazione dei Pianeti, la gentile e futuristica NATO.

Star Trek era sempre stato un futuro in cui credere, un esempio da seguire. Con Insurrection si trasforma in una maestrina barbosa devota a critiche sociali prive di spina dorsale. Non è esattamente quanto ci si aspetta da un film nato dalle opere di Gene Roddenberry, un entusiasta che guardava avanti con amore e non indietro con disprezzo.

Il ciclo di focus sulle opere cinematografiche di Star Trek prosegue in concomitanza con la loro messa in onda estiva su Rai4 ogni venerdì alle 21:10. Qui ai link trovate tutti i titoli precedenti già affrontati su CineFatti da Fausto Vernazzani:
Star Trek: Nemesis, di Stuart Baird (it. Star Trek – La nemesi).
– Star Trek: Insurrection, di Jonathan Frakes (it. Star Trek – L’insurrezione).
Star Trek: First Contact, di Jonathan Frakes (it. Star Trek: Primo contatto).
– 
Star Trek Generations, di David Carson (it. Star Trek VII: Generazioni).
– Star Trek VI: The Undiscovered Country, di Nicholas Meyer (it. Rotta verso l’ignoto).
 Star Trek V: The Final Frontier, di William Shatner (it. L’ultima frontiera).
– Star Trek IV: The Voyage Home, di Leonard Nimoy (it. Rotta verso la Terra).
– Star Trek III: The Search for Spock, di Leonard Nimoy (it. Star Trek III – Alla ricerca di Spock).
– Star Trek II: The Wrath of Khan, di Nicholas Meyer (it. Star Trek II – L’ira di Khan).
– Star Trek: The Motion Picture, di Robert Wise (it. Star Trek).

3 pensieri su “Star Trek: L'insurrezione (Jonathan Frakes, 1998)

    1. Difatti quando scrissi questi speciali su Star Trek decisi di non includere la nuova saga iniziata dalla Paramount con J.J. Abrams alla regia ;) non li considero “esterni”, ma figli di un’altra visione e di un altro tempo, un modo di re-immaginare quell’universo creato da Roddenberry. In ogni caso non paragonerei i due ruoli anche perché su piani diversi, uno regista e produttore, l’altro “ideologo” e scrittore, lontano dall’effetto stilistico – anche perché al lavoro per un medium assai diverso dal cinema e anche dalla televisione odierna, motivo per cui sono assai curioso di vedere cosa ne sarà di Star Trek: Discovery :D

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: