Toronto International Film Festival 2014: 10 film da non perdere

di Fausto Vernazzani.

La seconda metà di Luglio, quel periodo dell’anno in cui piombano giù dal cielo notizie sui festival di fine Estate e inizio Autunno. Non esiste altro momento con la stessa densità di informazioni e poco importa se conosciamo già il film d’apertura del BFI a ben tre mesi dall’apertura, l’importante è partecipare e giocare a chi tira fuori il nome più grosso. Quest’anno ha vinto New York, mentre Venezia e Toronto si sbranano a vicenda sperando di prevalere l’uno sull’altro e a giudicare dal programma di entrambi, il Canada ha ancora una volta la mano vincente.

Con una selezione ancora non completa al 100% il Toronto International Film Festival si pone già un passo avanti alla Biennale. È pur vero quanto dice Barbera – senza fare nomi – ci sono festival meno selettivi di altri ed è facile allora rimpinzarsi di premiere Nord Americane tirando fuori titoli dalla Riviera (Cannes) e dalla Laguna (Venezia), senza dimenticare le nuove uscite sia europee che orientali, le più “popolari” – per modo di dire – come il trio di uscite del Giappone: Tokyo Tribe di Sion Sono (30 Agosto), Over Your Dead Body di Takashi Miike (23 Agosto) e World of Kanako di Tetsuya Nakashima (27 Giugno).

Il programma si riempie e tutti gli statunitensi e canadesi volano al Nord per aggiornarsi in pochi giorni sul cinema internazionale, partecipano a quel che una volta si chiamava il Festival dei Festival.  Nome azzeccato. Però noi su CineFatti puntiamo alle World Premiere, sono loro che rendono un festival veramente importante, chi sceglie di presentarsi su quel tappeto rosso, in quel periodo (che non è male per chi vuole uscire in periodo pre-Oscar, parlando di anglofoni) e dopo aver selezionato i 10 film da non perdere alla Biennale pochi giorni fa, eccoci con i 10 film da non perdere al TIFF 2014. È una bella lotta.

The Imitation Game (Special Presentation), di Morten Tyldum. Questa è una sorpresa. Neanche una settimana fa il BFI London Film Festival lo annunciava come il loro film d’apertura, gran gala con Benedict Cumberbatch, Keira Knightley, Charles Dance, Matthew Goode, Allen Leech sotto il controllo del benvoluto norvegese Tyldum (Headhunters). Tutti convinti si trattasse della premiere mondiale di uno dei film più attesi e invece sarà Toronto ad ospitare questo bellissimo cast al servizio del biopic sul genio e padre dell’informatica Alan Turing, di recente “perdonato” per un grave crimine da lui commesso in vita: era omosessuale. Si spera Cumberbatch e Tyldum gli renderanno giustizia.

The Face of an Angel (Masters), di Michael Winterbottom. Amanda Knox: il suo caso noi italiani lo conosciamo tutti, se non nei dettagli, sicuro sappiamo nomi e cognomi dei coinvolti a uno dei processi più contestati degli ultimi anni. Lei, accusata di omicidio, ha pubblicato anche un libro di memorie, la sua “verità” – per chi volesse leggerla – e Winterbottom, regista dall’occhio lungo, ha ben pensato di trarne un film. Non è adattamento diretto delle vicende reali, ma una visione romanzata del “caos” giornalistico a cui i telegiornali e la stampa nazionale ed estera ci hanno abituato. Daniel Brühl è tra i protagonisti, un dettaglio in più per convincere del potenziale di questo controverso progetto.

Big Game (Midnight Madness), di Jalmari Helander. Samuel L. Jackson è il Presidente degli Stati Uniti, braccato dai terroristi in seguito all’abbattimento dell’Air Force One  mentre sorvolava degli inospitali monti innevati. La sua unica possibilità di sopravvivere è un ragazzino di 13 anni, un po’ come il piccolo Pietari salvò tutti da Babbo Natale in Rare Exports: A Christmas Tale, folgorante esordio del regista finlandese. Anche la trama della horror-comedy natalizia aveva un aspetto un po’ ‘stupido’, diciamocelo, ma il risultato contraddisse ogni sensazione. Seguendo questo protocollo Big Game potrebbe riuscire ad essere una delle maggiori sorprese a spuntare dal Canada.

Big Game

The Theory of Everything (Special Presentation), di James Marsh. Se qualcuno ci chiedesse chi è il primo astrofisico che ci viene in mente, risponderemmo Stephen Hawking all’unisono. La sua storia ha sempre affascinato molti, un genio condannato alla sedia a rotelle dalla malattia, già portata in televisione da Philip Martin con Hawking ed ora ripresa per il grande schermo con uno dei migliori giovani registi inglesi, James Marsh, autore del meraviglioso Doppio Gioco. Protagonisti saranno Eddie Redmayne e Felicity Jones, lasciando intuire il ruolo importante della storia d’amore tra lui e la moglie. Se riusciranno a trasportare anche il celebre humour di Hawking potrebbe esserci di che divertirsi.

The Theory of Everything

The Drop (Special Presentation), di Michael M. Roskam. Il 2015 potrebbe essere l’anno degli Oscar postumi tra Hoffman e James Gandolfini, qui alla sua ultima apparizione in un gangster movie dal curriculum meraviglioso: la sceneggiatura di Dennis Lehane, un cast da urlo col suddetto Gandolfini, protagonista insieme a Tom Hardi, Noomy Rapace e Matthias Schoenaerts, ora star grazie al film candidato al premio Oscar per il Miglior Film Straniero Bullhead, un capolavoro proprio di Roskam. Manca solo la benedizione di Martin Scorsese e di Francis Ford Coppola per renderlo uno dei gangster movie più atteso di sempre.

The Duke of Burgundy (Vanguard), di Peter Strickland. Se come noi dovete ancora riprendervi dall’immensa e disturbante bellezza di Berberian Sound Studio, un capolavoro omaggio all’horror e al giallo all’italiana degli anni Settanta, allora sarete felici anche voi di sapere che il promettente regista inglese Strickland ha un nuovo film pronto da presentare. Il titolo fa riferimento alla Hamearis Lucina, una farfalla nota come il Duke of Burgundy, elemento fondamentale del plot: una donna amante della farfalle testa oltre i limiti l’amore del proprio marito. La giusta dose di weird e spettacolo visivo, proprio quanto ci si aspetta dallo Strickland post-Berberian.

The Duke of Burgundy

Phoenix (Special Presentation), di Christian Petzold. Ronald Zehrfeld e Nina Hoss erano un incanto ne La scelta di Barbara, uno dei migliori film del 2012, ora ritornano a Toronto, insieme, in Phoenix, con un altro dramma in costume. Petzold vola ancor più indietro nel tempo, lascia la Germania dell’Est “dominata” dal controllo della Stasi e ritorna alla fine della Seconda Guerra Mondiale, in cui la Hoss è una sopravvissuta alla Shoah data per morta e tornata con una nuova identità per controllare se il marito, Zehrfeld, l’ha tradita. Io prego qualunque forza esista al mondo per farlo uscire nei cinema in Italia senza costringerci ad aspettare un DVD estero.

Phoenix

Seymour: An Introduction (TIFF Docs), di Ethan Hawke. Se studiate (o studiavate) musica per pianoforte lo conoscerete a menadito, se non avete mai poggiato mano su una tastiera, lo avrete sentito, anche solo nominare: lui è Seymour Bernstein. Famoso per le lezioni per pianoforte e le sue composizioni, il pianista del New Jersey rivive con il documentario dell’antipatico (ma bravo) attore Ethan Hawke, intento ad esplorare entrambe le carriere, come insegnante e musicista, di Bernstein. Lo stampo del film potrebbe essere e sarà, anzi, sicuramente classico, ma quando si tratta di musica sappiamo che parte dell’opera funzionerà anche senza il bisogno di affidarsi agli occhi.

A Little Chaos (Gala Presentation), di Alan Rickman. Due giardinieri, l’appalto per una sola fontana nel parco di Versailles: ne rimarrà solo uno. Rickman debutta alla regia con un dramma in costume, con tanto di Kate Winslet tra i protagonisti – era un po’ che mancava da ruoli seri -, ambientato ai tempi di Luigi XIV, interpretato da chi altri se non proprio il regista. A Little Chaos, che sembra avere in realtà più i toni della commedia che del drammatico, chiuderà il festival il 14 Settembre, per cui ci sarà un bel po’ da aspettare prima di venir a scoprire come sarà questo ragazzo di produzione inglese. C’è da aggiungere che proprio dall’UK arrivano i più attraenti della kermesse canadese.

A Little Chaos

Une nouvellie amie (Gala Presentation), di François Ozon. Una donna casca in depressione alla morte del suo migliore amico, ma quando scopre un segreto ritrova la voglia di vivere. Quale sarà il segreto e chi sarà Romain Duris lo sanno solo il regista francese François Ozon e i lettori del libro da cui The New Girlfriend è tratto, un poliziesco britannico scritto da Ruth Rendell. Negli ultimi anni Ozon è riuscito a creare un film migliore dell’altro, da Nella casa a Giovane e bella, due motivi da usare a mo’ di fondamenta nell’attesa che la distribuzione italiana, filo-francese da sempre, lo porti nelle nostre sale, forse tra le uscite autunnali o primaverili.

Une nouvelle amie

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