Mille parole sulle Nomination agli Oscar 2012

Ci sono cose che è impossibile contestare, regole scienti tifiche che muovono il mondo e noi non possiamo distruggere. C’è la legge di gravità, c’è la legge di Murphy e c’è il fatto che le nomination agli Oscar non soddisferanno mai nessuno in toto. Questa 84° edizione del 2012 sembra però essere destinata ad essere una delle più deludenti della storia, dovuto di sicuro all’alto numero di grandi film che il 2011 ha saputo darci, dando uno schiaffo a chi credeva che il cinema stesse cadendo sempre più in basso.

Ognuno aveva le sue cinquine in mente, facile che tutte siano state sconvolte, a partire dalla prima in lista, ovvero quella per il Miglior Attore Protagonista dove tutti davano per scontata la presenza di Leonardo DiCaprio, Michael Fassbender e Ryan Gosling, rispettivamente per J. Edgar, Shame e Drive, tant’è che il terzo è stato anche nominato persona più cool dell’anno dopo una triplice presenza al cinema che ce lo ha mostrato letteralmente in ogni angolo del suo corpo. Giuste presenze sono invece Gary Oldman, eccelso protagonista de La Talpa di Tomas Alfredson e Jean Dujardin che ha dato prova di essere davvero l’Artist del suo film. Spunta dal nulla invece tal Demian Bichir per A Better Life, film che son curioso di vedere, mentre Brad Pitt e George Clooney si lanciano con il loro classico ruolo per una corsa che quest’anno doveva essere accessibile solo agli Usain Bolt della recitazione.

Sorprese anche nella categoria attrici, a parte la scontata candidatura per Meryl Streep, per cui ha valso la regola del biopic, interpreta qualcuno e una statuetta sempre in mano avrai (The Iron Lady) e Glenn Close, una delle più grandi che torna alla carica nei panni maschili di Albert Nobbs. Applaudita la presenza di Michelle Williams per aver interpretato Marilyn Monroe nel film My Week With Marilyn, mentre io accolgo con molto poco calore quella di Viola Davis, meravigliosa attrice che meriterebbe di prendere la statuetta per un ruolo a lei più congeniale e non la solita merendina pre-confezionata che oggi si chiama The Help. Infine c’è Mara Rooney che sembra aver sconvolto tutti per essersi fatta dei piercing ai capezzoli per il ruolo di LIsbeth Salander nel primo film della nuova saga cinematografica di Millennium ad opera di David Fincher. Ma Kirsten Dunst? Nessuno agli Academy pare essersi ricordato dell’eccezionale interpretazione nel capolavoro Melancholia di Lars Von Trier, ma qui io voglio ricordarla per essere stata una delle più grandi, senza dover fare la trasformista o giocare alla presidente.

Nelle categorie dei non protagonisti ci si sarebbe potuti sbizzarrire, attori e attrici a destra e sinistra che avrebbero dovuto essere presi in considerazione. Penso a Brian Cranston per Drive, Paul Giamatti in Ironclad, Corey Stoll per il suo Hemingway di Midnight in Paris, Charlotte Gainsbourg in Melancholia, ma ce ne saranno sicuramente tanti altri che molte persone avrebbero voluto vedere in fila per l’Oscar. A concorrere saranno invece Kenneth Branagh (My Week with Marilyn), Jonah Hill (L’arte di vincere), Nick Nolte (Warrior), Christopher Plummer (Beginners), Max Von Sydow (Molto forte, incredibilmente vicino), Bérénice Bejo (The Artist), Jessica Chastain (The Help), Melissa McCarthy (Le amiche della sposa), Janet McTeer (Albert Nobbs) e Octavia Spencer (The Help).

Per non dilungarmi troppo ancora su ogni categoria su cui ci si sarebbe da discutere per ore e spendere centinaia di parole, mi soffermo brevemente sull’unica cosa che mi ha dato davvero una grande soddisfazione, prima di parlare della mitica decina: la candidatura al Miglio Film Straniero per Bullhead di Michael R. Roskam, meraviglioso film belga già vincitore del Fantastic Fest di Austin, Texas, che avrebbe dovuto valere anche una nomination per il Miglior Attore al protagonista Matthias Schoenaerts, grazie a cui abbiamo avuto una delle migliori interpretazioni dell’anno.

Miglior Film. Si sa che agli Academy piacciono i melodrammi, quelle storie di rivalsa e di inseguimento verso il tanto agognato raggiungimento dell’american dream, ma quest’anno si sono sbizzarriti. Una recensione del sito twitchfilm.com dava Molto forte, incredibilmente vicino di Stephen Daldry come impossibilitato a partecipare alla corsa agli Oscar per l’eccesso di miele che avrebbe dovuto causare un attacco diabetico persino ai giudici dell’Academy, eppure così non è stato. Corrono stretti al fianco dell’opera di Daldry, altri tre film fatti di miele e lacrime: The Help di Tate Taylor, che secondo me nemmeno lui ci crede che il suo film possa essere piaciuto tanto; L’arte di vincere di Bennett Miller, una buona opera registica, ma che per contenuti non va oltre una mazza da baseball che agli USA piace tanto; War Horse di Steven Spielberg, film a me ancora ignoto, ma che dalla storia mi fa pensare molto ai cavalli golosi e al fatto che la maggior parte della gente avrebbe voluto lì Le avventure di Tintin. Dalla Francia con amore Michel Hazanavicius e il suo film ben confezionato The Artist non sorprendono per la presenza, ma lasciano un briciolo di speranza, mentre The Tree of Life di Terrence Malick sembra non voler capire che è meglio stare a casa, perché a combattere alla fine ne rimarranno solo tre: Woody Allen, Martin Scorsese e Alexander Payne. Midnight in Paris è un ritorno da sogno per il mitico Woody, Hugo sembra essere destinato ad essere ricordato come la miglior pellicola in 3D di sempre – questa volta con una trama nuova, al contrario di Avatar –  e The Descendants si fa strada a spallate grazie all’umanità di Payne, un uomo capace di raccontare storie plausibili con un humour pungente e mai fastidioso.

Ci sarebbero mille altre cose da dire, categorie come la Miglior Regia, Miglior Fotografia, Montaggio, Effetti Speciali, Sceneggiature Originali e Non che andrebbero commentate, ma lo spazio è poco e già si è andati fuori limite. Si potrebbe aprire un Toto Oscar, ma io dopo anni di fallimenti sono sempre rimasto deluso dal vincitore, per molte categorie per me è già impossibile scegliere perché non c’è la persona per cui avrei puntato, ma è così: le mele cascano dall’alto al basso, se qualcosa può andar male, lo farà e gli Oscar ti deludono. Regolare.

Qui trovate la lista intera delle nomination.

Fausto Vernazzani

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2 pensieri su “Mille parole sulle Nomination agli Oscar 2012

  1. Alla faccia del sottotono.
    allora non sono l’unica a pensarlo…
    Sinceramente, tifo solo Scorsese, a prescindere, pur non avendo visto ancora Hugo Cabret.
    E ovviamente Gary Oldman. anche se La talpa mi ha deluso lui è stato semplicemente magistrale.

    Il resto è aria!

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    1. Io aspetto di vedere Payne, mi è sempre piaciuto, senza eccezioni, quindi potrei tifare anche lui. Scorsese pare meriti tantissimo, manca solo 1 settimana poi all’uscita, quindi si saprà presto e su Tinker Tailor non concordo invece, l’ho trovato straordinario e Gary Oldman magistrale come dici tu! Il resto in certi casi è anche aria sporca, manco aria normale…

      Faust

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