Cœur fidèle (Jean Epstein, 1923)

di Nicola Palo.

Diretto nel 1923 da Jean Epstein, Cœur fidèle è uno dei massimi capolavori del regista francese. Marie (Gina Manès) è un’orfana adottata da una coppia di ristoratori di Marsiglia. Promessa al delinquente del quartiere Petit Paul (Edmond van Daële), è segretamente innamorata di Jean (Leòn Mathot). Forzata al matrimonio con Petit Paul, si ritroverà casualmente con Jean e, grazie all’aiuto di una donna inferma (Marie Epstein), inizierà una relazione clandestina con il suo amato.

L’esile trama viene retta e tenuta assieme dalla magistrale mano del regista: il piano è principalmente fisso, il movimento viene dato dalla successione dei piani; i movimenti di macchina, invece, sono utilizzati per porre in evidenza i momenti notevoli della pellicola. Questa scelta è dettata dall’impianto teorico che costituisce l’humus dal quale nascono i film di Epstein: l’immagine cinematografica è fotogenia, immagine maggiorata di movimento, differenziata così dall’immagine fotografica. Questa maggiorazione di movimento Epstein la ottiene innanzitutto con l’utilizzo del piano, che diventa così una sezione mobile, quasi una prospettiva temporale dell’immagine. Poi l’utilizzo di un’immagine monocromatica che sfrutta tutti i toni del grigio, in contrasto con l’espressionismo tedesco che faceva della contrapposizione del bianco e del nero uno dei suoi punti di forza. Il grigio esplode con tutta la sua energia, oltre che negli intensi primi piani, nelle riprese dell’acqua che contengono ogni tono del grigio. Dentro l’immagine liquida, del resto, trova spazio questa enorme quantità di movimento che si espande ovunque, come se ci fosse un passaggio da una meccanica dei solidi a quella dei fluidi. Questo “puro movimento di estensione” ha il suo momento di massima espressione nella fiera che, come in altri registi francesi del periodo, è una composizione meccanica e geometrica delle immagini-movimento presenti nel quadro organico del piano.

Per Epstein, infine, il tempo è simultaneismo: nel suo Ecrits I parlerà della “successione rapida e regolare che tende verso il cerchio perfetto del simultaneismo impossibile”. Ed in questo senso si inserisce perfettamente la rappresentazione della fiera. Rappresentare la scena dal punto di vista di chi partecipa alla festa è uno dei grandi vertici del cinema di Epstein: il movimento delle giostre tende verso la simultaneità di movimento di colui che vede e del movimento visto, sfociando nella vertiginosa perdita di punti fissi.

In definitiva Cœur fidèle, messa in posa delle teorie sul cinema di Epstein, è una pellicola imprenscindibile per chi voglia avvicinarsi al grande cinema francese degli anni ’20.

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