A Beautiful Day - CineFatti

A Beautiful Day – You Were Never Really Here (Lynne Ramsay, 2017)

A Beautiful Day with Joe

Un respiro che diventa affanno, dopodiché lo sguardo dinamico di Lynne Ramsay in A Beautiful Day (You Were Never Really Here) insegue e avvolge il suo protagonista solitario, quel massiccio Joe di Joaquin Phoenix premiato al Festival di Cannes con la Palma d’Oro.

Un’ombra che sbuca dalla notte al sintetizzatore di uno scenario urbano cupo e allucinato che solo per assonanza – e per un elemento scenico in comune, il martello – ricorda il Drive di Nicolas Winding Refn: il resto è la storia di un novello Taxi Driver intrisa di amarezza e perseguitata dalla redenzione.

L’eterno ritorno del reduce

L’ex marine e agente dell’FBI destinato a scontare per sempre la cicatrice di un passato violento si presenta al pubblico con poche parole e una somma di tragedie messa a margine – quando non del tutto all’esterno – dell’inquadratura.

Tutto nel terzo lungometraggio della Ramsay sembra essere centellinato, dalle premesse all’orrore, improvviso e tagliente. A Beautiful Day è un film i cui primi quaranta minuti scorrono a rintocchi ancorandosi a un gran numero di flashback (iconici, onirici) e alla potenza evocativa del fuori campo.

E perché? Perché il gigante che barcolla al centro del suo mondo, salvando giovani vite dalle perversioni sessuali di uomini corrotti, resta dove sta senza esserci davvero, e sembra voler provare a spiegarcene il senso.

…e ora non parliamo solo di Joe

Ma se questo senso a volte sfugge o si accartoccia come le verità nascoste fra i versi di un poema, l’atmosfera conserva lo spessore della corda di una vecchia chitarra: la stessa che riecheggia nella sera tutta luci e palazzi del film raddoppiandone il valore.

Sebbene senza Phoenix A Beautiful Day sarebbe stato uguale a una frase interrotta, la musica è un personaggio che non si limita a fare da spalla – e leggere il nome di Jonny Greenwood, l’anima sonora di Il filo nascosto, ci rassicura sul perché.

Sono le note a dare vita al loop di dannazione da cui Joe riesce a salvarsi solo in parte. Nella visione di Lynne Ramsay l’unico tipo di memoria davvero innocente porta il nome del cinema di Alfred Hitchcock e la forma di quello di Charles Laughton (ma anche di Jane Campion), che rivivono per pochi istanti in un sogno subacqueo a metà fra La morte corre sul fiume e la magia del finale di Lezioni di piano.

Francesca Fichera

Voto: 3.5/5

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