La morte corre sul fiume

La morte corre sul fiume (Charles Laughton, 1955)

La morte corre sul fiume, fra l’amore e l’odio – di Francesca Fichera.

Anche un racconto può diventare Storia, punto di riferimento e fonte d’ispirazione per tutte le narrazioni che seguiranno. Vale nel caso di un film come La morte corre sul fiume (traduzione di Night of the Hunter)? Sì, se pensiamo che alla pellicola firmata da Charles Laughton si sono rifatti tanti nomi illustri, da Martin Scorsese a Guillermo Del Toro.

E non avrebbe potuto essere altrimenti, vista l’imponente carica innovativa contenuta nell’adattamento del romanzo di Davis Grubb. Una carica che passa attraverso la sceneggiatura di James Agee fino ad esplodere nella brillante regia di Laughton.

Un capolavoro incompreso

Ma, si sa, accade non di rado che la genialità sfugga al proprio tempo, vivendo la condanna della comprensione dei posteri. E tale fu il destino della La morte corre sul fiumeclamoroso flop sia di critica che al botteghino.

Rifiuto di cui risulta facile individuare le ragioni: una storia torbida, morbosa, che prima ritrae e poi accusa il lato più patetico del bigottismo di provincia. La culla delle unioni fasulle, delle violenze domestiche, dell’alcolismo, delle perversioni. Talvolta (o soprattutto) dei lupi travestiti da agnelli, come il reverendo Powell.

Le mani di Robert Mitchum

L’eterno conflitto fra Amore e Morte scorre esplicitamente nel corpo e nel personaggio dell’attore Robert Mitchum. E Laughton non esita a sottolinearlo, con quella scena nel locale notturno dove i sinuosi movimenti di una ballerina fanno sì che il tatuaggio Hate scompaia nelle tasche, a pochi centimetri da un coltello già macchiato di sangue.

Sulla destra l’Amore, sulla sinistra l’Odio: la stretta fra le due mani testimonia e descrive un confronto imperituro, ma anche la lucidità dell’assassino. Sagoma inconfondibile, ombra con il cappello, figura simbolica dalla logica folle.

Purezza e bellezza

Alla sua ipocrisia marcescente si oppongono, insieme, la spontaneità dei bambini e l’incrollabile forza dell’anziana Rachel Cooper (splendida Lillian Gish). La star di Intolerance e musa di D. W. Griffith, che sorride guardando nell’obbiettivo e racconta favole buone, è la vera “luce in mezzo a buio” di un mondo che gli schemi hanno trascinato sull’orlo dell’abisso.

Come ben ci mostra Stanely Cortez, con i suoi emblematici disegni di luce, i totali scuri disseminati di simmetrie iridescenti. E, sì, anche con la sua versione dell’abisso, della morte che ha corso sul fiume e ci è finita dentro. Quell’immagine di donna sott’acqua che lascia il segno, entrando nella storia della Settima Arte.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.