Swiss Army Man - CineFatti

Swiss Army Man (Daniel Kwan, Daniel Scheinert, 2016)

Swiss Army Man, una geniale e flatulenta commedia weird.

Il Sundance si fa volere bene perché tra una tragedia indie e l’altra sa tirare fuori dal cuore dell’America dei film veramente assurdi: Swiss Army Man è senza alcun dubbio, ma proprio nessuno, uno dei film USA più strani che siano mai stati prodotti. Dolce, necrofila, flatulenta, sporca, simpatica, zuccherosa. È tutto.

Propulsione a peti

Paul Dano è su un isolotto deserto nel mezzo dell’oceano, col cappio al collo pronto a suicidarsi, finché sulla battigia non rotola qualcuno. Con la speranza di non essere più solo, corre verso di lui per scoprire che è solo un cadavere, Daniel Radcliffe, peraltro con parecchio gas da scaricare verso l’esterno.

Con le flatulenze del cadavere in sottofondo, torna a cercare di impiccarsi, ma arriva l’illuminazione: usare i peti del cadavere in putrefazione come propulsione per attraversare l’oceano e tornare alla civiltà. Swiss Army Man non a caso, il corpo morto di Radcliffe sarà un vero e proprio coltellino svizzero.

Arrivati in mezzo a una foresta, Dano e Radcliffe interagiranno con sempre più intimità, il cadavere inizierà a parlare, sarà utile per tagliare tronchi, catturare pesci, affrontare orsi selvaggi e ricostruire le ragioni della tristezza che hanno portato il protagonista sull’orlo del precipizio, pronto ad abbandonare tutto.

Viva la vita, viva la morte

Dan Kwan e Daniel Scheinert coi mezzi più strani pensabili realizzano un film dolcissimo sul suicidio, sul dialogo tra la vita e la morte e la scoperta dell’innocenza che ci attende dall’altro lato: la fine è un inizio, una nuova infanzia da vivere e amare come fosse null’altro che un delicato gioco tra migliori amici.

La regia è fresca, spigliata, tessuta in modo geniale alla ritmata e buffa colonna sonora composta da Andy Hull e Robert McDowell e soprattutto fedele all’aura weird adottata: non basterà un riavvicinamento alla realtà per cancellare ogni balletto di Radcliffe, non vi sarà sospensione. La metafora persevera imperterrita.

Oscar 2017? Speriamo di sì

Saremo quindi lasciati col What the Fuck di Mary Elizabeth Winstead nel finale di Swiss Army Man, il film più bello nella carriera di Daniel Radcliffe (escludendo Now You See Me 2, il 2016 con questo e Imperium è sicuramente il suo anno), ennesima grande interpretazione di Paul Dano.

Sarebbe meno assurdo trovare il film in corsa agli Oscar, per gli attori, entrambi meritevoli, e per la migliore sceneggiatura originale (sempre Kwan e Scheinert), ma l’eventuale esclusione non eliminerebbe il valore di Swiss Army Man, la ventata di gioia che inevitabilmente porterà ai suoi spettatori.

La colonna sonora siamo sicuri vorrete sentirla per giorni e giorni, dunque, eccovi qui la playlist intera.

Fausto Vernazzani

Voto: 4/5

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