Survival Family - FEFF 19

FEFF19: Survival Family, l’amore e il blackout globale

Lo sforzo di arrivare al Far East Film Festival di Udine è sempre ripagato dall’atmosfera di totale entusiasmo per il cinema che vi si respira, senza divisioni né snobismi di sorta. Come – almeno secondo noi – dovrebbe sempre essere.

Alla nostra terza volta al FEFF possiamo dunque confermare –  non che ce ne fosse il bisogno ma ci fa tanto piacere ribadirlo – la qualità del lavoro svolto da Sabrina Baracetti, Thomas Bertacche e tutto lo staff della kermesse udinese. Che quest’anno può vantare anche un design grafico di notevole impatto, in grado di dare un tocco di classe in più ai tanti gadget donati o venduti durante la manifestazione, oltre che alla veste del Teatro Nuovo, il centro del festival.

Per la sua diciannovesima edizione il Far East non punta sull’effetto grande nome (à la Joe Hisaishi) ma sulla consueta e gradevole varietà della sua selezione cinematografica. Quella che ora come allora attira file chilometriche di spettatori pronti a uccidere pur di accaparrarsi un posto in prima fila.

Ma appunto: parliamo di film.

Il futuro postapocalittico (ma comico) di Survival Family

La prima proiezione del diciannovesimo FEFF propone una commedia dai risvolti agrodolci immersa in una cornice fantascientifica. A riprova del fatto che no, il genere non è affatto morto, perché gli elementi di cui si nutre sono ben lungi dall’esaurirsi.
Un ritorno all’epoca dei telai e del vapore vi puzza forse di dietrologia? Beh, il film di Yaguchi Shinobu non è del tutto uguale a come appare. Di sicuro non sacrifica il realismo sull’altare ideologico dell’utopia. E poi fidatevi: diverte un sacco.

Voto: 4/5

At the Terrace: il Carnage giapponese prende aria

Proiezione mattutina decisamente meno affollata della prima, quest’opera del nipponico Yamauchi Kenji è un Kammerspiel in piena regola, motivo per cui richiama inevitabilmente il ben più isterico Carnage di Polanski pur non eguagliandolo in termini di profondità.

Divertissement pieno zeppo di equivoci e gag, brilla per interpretazione e carica dei dialoghi, non di rado al limite dell’assurdo. Un climax di humour nero portato all’apice dallo splendido (e cattivissimo) finale.

Voto: 3.5/5

Love Off the Cuff: la deriva della trilogia di Pang Ho-Cheung

Dopo Love in a Puff e Love in the Buff lo scrittore e regista Pang Ho-Cheung torna al Far East con la terza parte della sua trilogia amorosa nata dalla pausa sigaretta. Ma stavolta non c’è ombra di contesto né di critica sociale e politica: Love Off the Cuff fa solo e soltanto il suo lavoro di commedia sentimentale, sfiorando e rovinando nelle sue declinazioni più melense e strappalacrime. Fortuna che gli inserti  nello stile tipicamente weird dell’autore aggiungono un po’ di pepe a un prodotto altrimenti – per quanto affascinante – piuttosto inconsistente.

Voto: 3/5

Francesca Fichera

 


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