Carnage - CineFatti

Carnage (Roman Polanski, 2011)

Quartetto impeccabile per il Gods of Carnage di Roman Polanski – di Elio Di Pace.

Era uno dei più attesi al Festival di Venezia. Certo, Clooney apriva le danze (giusto che fosse così, quel po’ di patina che non fa mai male), ma il secondo giorno c’era Roman Polanski, e gli spasmi erano sopraggiunti già quando cominciarono a circolare le prime (e uniche, fino all’uscita nelle sale) indiscrezioni: Carnage  è un Kammerspiel tratto dalla pièce teatrale di Yasmina Reza, che l’ha adattata per il cinema con Polanski stesso (togliendo il God), una stanza, due coppie, quattro protagonisti (e che protagonisti: Christoph Waltz e Kate Winslet versus John C. Reilly e Jodie Foster). È stato come andare a trovare un vecchio zio che ha sempre storie nuove da raccontarti: ancora una volta (L’inquilino del terzo piano è un possibile rimando tematico, ma guai a incanalare, per velleità compilative, sullo stesso binario due film di un autore così complesso) Polanski apre la mente chiudendo gli spazi, e perde colpi l’ipotesi secondo cui proprio in un cinema di spazi chiusi Polanski sublimi la sua condizione di prigioniero: lo faceva anche negli anni ’60 e ’70, quando era un uomo libero.

I coniugi Cowan (Waltz, super-avvocato simbioticamente legato al Blackberry, e Winslet, broker dal vomito facile) vengono invitati nella casa middle-class dei Longstreet (il paffuto Reilly, grossista di maniglie per sciacquoni che si spaccia per fine designer d’interni, e l’isterica Foster, attivista politica di dubbio successo) per chiarire la vicenda che ha portato il figlio dei Cowan a spaccare il muso al figlio dei Longstreet. Da un pretesto che è quasi MacGuffin si scatenano i conflitti fra le belve in gabbia: con il solo intercalare del congedo de coniugi Cowan che poi finiscono sempre per non andarsene dall’appartamento, durante il film (79 minuti che volano) si susseguono tutte i possibili schieramenti e coalizioni: da Waltz e Reilly che si trincerano contro le signore e si lasciano addirittura andare a scatti di compassione reciproca (la scena del telefonino nel vaso di fiori è qualcosa che supererà la prova del tempo), ai viscidi insulti che le coppie si scambiano in stanze diverse. Waltz (il cui personaggio detta i tempi inveendo a fasi alterne contro la “buona” Jodie Foster) è il migliore in campo, e si rivela (dopo la prova dello strudel di Bastardi senza gloria) l’attore che “mangia meglio” davanti alla cinepresa: la sua preziosa recitazione si deduce da un giocare praticamente sempre di controscena, dato che passa quasi tutto il tempo in un angolo, tra grossi bocconi di una torta che dice essere disgustosa e il suo bollente cellulare (un solo gesto poteva valergli la coppa Volpi: Reilly chiede: “Chi vuole dello scotch?”, e Waltz, mentre parla al telefono, alza solo la mano; quando lo vedrete capirete la grandezza).

Vorremmo concludere con un polemica, perché a CineFatti piace destabilizzare “l’ambiente”, ma la accenneremo soltanto: qualcuno ora ha a casa un Leone d’argento che non gli spetta. Intanto, però, Polanski con Carnage ha fatto un capolavoro di freschezza, che molti registi trentenni e videoclippari non riuscirebbero neanche a concepire, mentre quel QUALCUNO ha solo fatto un film d’attualità. E ha avuto la meglio. Scusate se graffio, ma CineFatti ha a cuore certe cose. E se ci volete male, denunciateci per vilipendio dell’establishment cinematografico e fateci pure chiudere: tanto saremmo in ottima e nobilissima compagnia.

2 pensieri su “Carnage (Roman Polanski, 2011)

  1. Bellissimo film e eccellente articolo!
    Propongo un intero film con Waltz che mangia e chiede da bere (una specie di remake de ‘il fascino discreto della borghesia’, dove però tutto va a buon fine).
    Non so quante volte ho rivisto la scena dello strudel. Ormai non posso più farne a meno.

    Mi piace

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