Serenity - CineFatti

Serenity (Joss Whedon, 2005)

Serenity, un capolavoro della fantascienza dal creatore di Buffy, Joss Whedon – di Fausto Vernazzani.

Futuro. Siamo su un pianeta illuminato e candido, perfettamente pulito. Lì una classe di bambini ascolta la propria maestra dire loro cosa significa essere civili, come si debba insegnare alla gente non cosa, ma come pensare. La scena non è reale, è tutta creazione della mente di River/Summer Glau, una psichica in questo momento tenuta in trance dagli scienziati dell’Alleanza che la stanno studiando e nello stesso istante loro stessi sono sotto esame per via della presenza di Simon/Sean Maher, alto funzionario dell’Alleanza (o forse no?). Di colpo dopo una fuga rocambolesca di River scopriamo che nemmeno quanto abbiamo appena visto non sta accadendo sotto i nostri occhi, ma è un ologramma, una registrazione di sorveglianza studiata dall’Operativo/Chiwetel Ejiofor che deve studiare un piano per riprendersi River. Pochi minuti ed è subito amore per Serenity.

Probabilmente ci esponiamo al pubblico ludibrio azzardandoci a definire Serenity uno dei migliori film di fantascienza al pari di Blade Runner e 2001: Odissea nello Spazio. Il regista Joss Whedon non si avvicina forse alle elucubrazioni filosofiche del film di Stanley Kubrick ,che nasconde meno di quanto appare, né alla poetica d’annata delle opere di Philip K. Dick, scrittore di culto del genere sci-fi e autore del testo da cui è nato il mondo dei replicanti di Ridley Scott. Però Whedon crea un film magistrale con una sequenza d’apertura che potrete ricordare tra le più coinvolgenti che abbiate mai visto, e non solo per la tripla scena che appena descritta in precedenza, ma anche per l’eccezionale piano sequenza che seguirà quegli 8 minuti, e che porterà la macchina da presa a spasso per l’intera astronave Serenity per presentare uno a uno tutti i personaggi del film legandoli in un’unica grande scena.

Serenity fa da opera conclusiva alla serie televisiva Firefly, nome che rappresenta la classe dell’astronave protagonista, tagliata dalla FOX dopo 15 episodi nonostante il gran numero di fan creato nel giro di poche settimane. Le vicende sono ambientate in un futuro lontano dove la Terra, non riuscendo più ad accogliere l’umanità in crescita, comincia a essere abbandonata per una radicale conquista dell’Universo in cui numerosissimi pianeti saranno colonizzati. Tuttavia per motivi che agli spettatori sono sconosciuti, qualcuno ha voluto che tutti i Pianeti si riunissero in un’unica coalizione planetaria chiamata Alleanza e ciò fece scoppiare una guerra contro quei pianeti desiderosi dell’indipendenza. Protagonista è Malcom Reynolds (Nathan Fillion), ex-capitano di un plotone degli indipendentisti, datosi al brigantaggio col suo piccolo plotone composto dalla sua ex-soldatessa Zoe (Gina Torres), il pilota Wash (Alan Tudyk), il combattente Jayne (Adam Baldwin), la meccanica Kaylee (Jewel Staite) il dottor Simon (Maher) e la sua sorella sensitiva River (Glau).

La serie raccontava le avventure di questo ‘mucchio selvaggio’ in un universo dominato da una forza che rassomiglia molto all’Impero di Star Wars, i cui estremi sono rappresentati dal capitano Malcom e da River, diventati i protagonisti del film. Minaccia dell’Alleanza è il crescente numero di attacchi dei Reavers, umani che si dice abbiano visto i limiti dell’Universo e presi dalla pazzia hanno cominciato ad attaccare se stessi e i loro simili per stuprarli a morte e sbranarli, ma a quanto pare River nasconde un segreto nella sua mente che li riguarda, e un Operativo (Ejiofor) dell’Alleanza è sguinzagliato per tracciarla, catturarla e portarla nelle mani dei propri superiori, senza mai mettere in discussione gli ordini.

Un film del genere è lungo da spiegare, non per la complessità, ma per l’elevato numero di elementi in gioco. L’inizio è un inevitabile scatolo necessario a raccogliere in sé tutto ciò che è stato raccontato nel serial, la cui visione non è richiesta per comprendere Serenity (ma consigliata) avendo Whedon reso talmente bene i personaggi nella prima mezz’ora da riuscire a far comprendere l’atmosfera creando un forte attaccamento per i briganti rinnegati e per il loro simpatico Capitano (noto oggi per la serie Castle). Fillion non è però l’unico attore fattosi notare in un cast che per la sua grandezza potremmo definire “altmaniano”  – lo stesso uso del piano sequenza giustifica l’idea di un’influenza del grande regista – ma anche e soprattutto il nemico, l’Operativo di Ejiofor, calatosi nei panni dell’impassibile macchina per uccidere con una perfezione quasi spaventosa, andando a dire in giro alla gente qual è il loro peccato come stesse leggendo i tarocchi; poi nota di merito va anche ad Alan Tudyk che riesce sempre a ritrarre i suoi personaggi con il giusto equilibrio di serietà e comicità.

A essere ulteriormente interessante è la commistione di fantascienza e western, fusione ormai accettata e consolidata anche dalla critica e apertamente dichiarata da registi come George Lucas che non ha mai nascosto le sue ispirazioni western – oltre che samurai – o ben visibile nell’immagine del ‘cavaliere’ solitario interpretato da Harrison Ford in Blade Runner. In Serenity abbiamo scenari alla spaghetti-western, costumi che rimandano agli anni della frontiera americana e anche armi che ricordano molto le care vecchie Colt che brandiva il buon Clint ‘Straniero’ Eastwood. Ce n’è un po’ per tutti i gusti insomma, sia per gli amanti del cinema di genere che avranno gli occhi a cuoricino alla fine del film, che per gli amanti dell’immagine e della ricercatezza registica che vedranno in Joss Whedon un buon mestierante, che per gli appassionati dei grandi dialoghi ad effetto, qui anche in versione cinese che pare che nel futuro sarà la seconda lingua dopo l’inglese.

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