Cinema chiusi - CineFatti

Gli audiovisivi all’epoca della chiusura totale

Andrà tutto bene quel che non finisce male

Stando ai calcoli di AdAge uno spot di 30 secondi durante il SuperBowl 2020 aveva un costo di circa 5,6 milioni di dollari. Con F9 previsto nelle sale dal 21 maggio la Universal mandò in onda spot per un totale di 210 secondi per un ammontare di 39 e rotti milioni di dollari. Una frazione della spesa per l’advertising da sommare a un budget ancora non dichiarato, ma che stando al precedente the Fate of the Furious ammonterà sui 250 milioni.

È stato annunciato giorni fa F9 uscirà adirrittura il 2 aprile del 2021 e quei soldi spesi per lanciare Dom Toretto negli intervalli pubblicitari saranno perduti per sempre, come lacrime nella pioggia. Dunque sì, andrà tutto bene nel mondo del cinema se pensiamo un mega-blockbuster come F9 rallentando di un anno dalla sua distribuzione programmata non avrà alcuna conseguenza. Idem le tonnellate di altri film rimandati a data da destinarsi.

Netflix ha annunciato l’interruzione dei lavori sugli original in produzione nel territorio nord americano. Chiudere un set non significa mandare a casa gli operai e dirgli di tornare appena ricevono l’ok, equivale il più delle volte a lasciarli lontan(issim)i dalle loro abitazioni ad aspettare tempi migliori. L’Hollywood Reporter stima i costi di un set bloccato intorno ai 300’000-350’000 dollari AL GIORNO. Ma andrà tutto bene, sì.

È da tempo che uno dei maggiori festival statunitensi come il South by Southwest ha dovuto rinunciare all’apertura, causando un danno per centinaia di milioni e il licenziamento immediato di 50 dipendenti su un totale di circa 170. Il festival di Cannes secondo questo articolo ufficializzerà il 15 aprile l’intenzione di saltare l’edizione 2020. Il danno sarà incalcol… no, potremo calcolarlo in chissà quanti licenziamenti. Andrà tutto bene.

In Cina tutto questo accade dalle prime settimane dell’anno, con cinema e produzioni bloccate per mesi. In Italia il nostro Elio Germano aspettava di raccogliere gli onori nelle nostre sale dopo aver vinto alla Berlinale l’orso d’argento con Volevo nascondermi e invece aprendo il sito cinetel.it ecco cosa leggeremo. Più desolante di questa immagine esistono solo quelle dei giorni precedenti alla chiusura totale.
Andrà tutto bene, sicuro.

Esistono produzioni e distributori italiani il cui ritorno economico tende a essere la gloria e successivamente, se va bene, qualche gettone ai grandi eventi. Cancellati anche quelli, uno a uno. Continuiamo a ripeterci andrà tutto bene e forse per uno spettatore qualsiasi non si noterà la differenza, ma l’industria cinematografica dovrà risollevarsi da una caduta senza precedenti nella storia del cinema dai tempi delle due guerre mondiali.

Accadde qualcosa di simile con lo sciopero di 14 settimane degli sceneggiatori, ferita ancora aperta in tante serie trovatesi con un numero di episodi dimezzato. Vi ricordate la quarta stagione di Lost nel 2008 con solo 13 appuntamenti rispetto agli oltre 20 delle prime tre? Ovviamente non fu l’unica, comunque anche se citato come termine di paragone, quell’evento colpì solo una fetta di mondo.

Visualizza immagine di origine

Cinema 2021 – I sopravvissuti

Sono molteplici gli scenari davanti al mondo degli audiovisivi e queste sono le conseguenze prevedibili per una industria già in crisi in numerosi paesi:

  • Innumerevoli licenziamenti. È ovvio il taglio dovuto ai mancati incassi, non lo è calcolare il colpo d’ascia sull’indotto. Una chiusura temporanea o permanente di un set equivale a bloccare i guadagni della località e della forza lavoro autoctona impiegata. Perché anche quella è una situazione da considerare, pensiamo alle riprese del nuovo Mission Impossible in Italia, sono guadagni perduti e chissà se torneranno.

È anche erronea su scala globale la descrizione del periodo attuale come un tempo morto per le uscite in sala. Negli states forse sarà così – febbraio è il mese degli scarti – ma in Cina hanno dovuto rinunciare ai profitti elevatissimi del capodanno cinese. Hanno sofferto così ben due film con Jackie Chan, Detective Chinatown 3, il nuovo Dante Lam the Rescue e altri ancora, mentre ByteDance ha distribuito online e gratis l’attesissimo Lost in Russia.

Intanto gli USA hanno bloccato letteralmente centinaia di produzioni e dunque c’è da iniziare a ipotizzare una scadenza per i pagamenti a perdere ora stanziati per i dipendenti. Né è una situazione da favola quella di serie quali the Witcher sul set in Croazia, costretta a valutare giorno dopo giorno se continuare o meno. È simpatico vedere il proprio lavoro sul filo del rasoio e suppongo siano in tanti i croati ingaggiati da Netflix.

  • La gig economy legata agli eventi si vedrà sterminata. Negli USA il Washington Post ha segnalato già agenzie dedicate all’organizzazione dei palcoscenici costrette a numerosi licenziamenti. Il CinemaCon non si terrà così come il Bergamo Film Meeting e, appunto, il Festival de Cannes. Noi vediamo il red carpet e i flash dei fotografi, ma dietro vi sono centinaia e centinaia di dipendenti, spesso con contratti limitati all’evento.

L’assenza del CinemaCon avrà un impatto sulla prossima stagione estiva e autunnale, essendo prima del San Diego, anche quello a rischio, uno dei principali momenti promozionali dell’industria nord americana. Bergamo dovremo chiederci se sosterrà il colpo e se riuscirà a rispettare le date annunciate per l’edizione 2020 spostata al 23 maggio. Fine maggio inizi giugno saranno pieni di festival che dovranno contendersi il pubblico.

  • Individui come gli executive della Universal possono permettersi di spostare F9 e sperare di assorbire la craniata con danni collaterali limitati, ma avete notato quali film sono spostati? Esatto, film di medio-alto budget. I piccoletti non hanno modo di rimandare e recuperare le spese di marketing, inoltre senza piattaforme di lancio come il SXSW non hanno generato alcun passaparola. Stanno correndo dritti contro un muro come Willy il Coyote.

Noi italiani possiamo augurarci Volevo nascondermi di Giorgio Diritti sia ri-distribuito non appena le sale riapriranno, che l’intera programmazione nostrana sia solo spostata. Il talento del calabrone di Giacomo Cimini (autore del corto the Nostalgist) era uno dei film che più aspettavo per il mese di marzo – uscita in concomitanza con L’uomo invisibile il 5/03 – e ora chissà quando lo vedremo. Incrociamo le dita, soprattutto per i nostri professionisti.

  • “Cazzo, chissà quanti soldi si è fatto quello” ce lo diciamo pensando ai cachet dei registi, eppure il guadagno spesso è tutt’altro che elevato rispetto ad altri professionisti. Esistono persino registi che vi rinunciano – Guillermo del Toro tende a decurtarselo – ma a parte questi sono i gettoni e gli inviti agli eventi a sostenere il loro lavoro. Non quei soldi dati dalla produzione. Non mi figuro Jennifer Kent navigare nell’oro dopo the Nightingale.

Patty Jenkins per la regia del primo Wonder Woman guadagnò 1 milione di dollari, non bruscolini. Abbiamo però davanti l’esempio di una regista impiegata alla direzione di un cinecomic e dal tetto possiamo scendere ai piani bassi e chiederci quanto possa guadagnare Julia Hart per Stargirl oppure James Gray dopo Civiltà perduta e Ad Astra, pur essendo un nome apprezzato. Stiamo parlando degli USA, in Italia che cifre pensate si tocchino?

  • Le troupe pagate a progetto. Un vfx artist è in media assunto e in regola allo studio, con retribuzione legata al film/serie commissionato e in genere una miseria, delocalizzato e in tempi strettissimi. Se però il prodotto non è stato girato, allora gli hard disk restano vuoti. Scopriranno il moto perpetuo dei pollici davanti allo schermo, senza un progetto per cui essere pagati e magari trovandosi ad accettare più lavori insieme per correre ai ripari.

Al momento il rischio per la post-produzione non è ancora percepito. Si tratta di lavori possibili da svolgere anche da remoto, quando (come in molti casi) non è l’azienda a fornirti le attrezzature, e saranno già all’opera su produzioni concluse prima della situazione attuale, ma quando si troveranno di fronte alle centinaia di serie e decine di film bloccati, non sarà un momento felice. Sarà interessante vedere gli sviluppi su questo fronte.

  • La finestra distributiva si è ristretta. Usciranno insieme grandi blockbuster e piccole produzioni, scenario valido per il mondo intero. Cosa accadrà al tappetto in lotta contro Mulan oppure No Time to Die dopo aver attentamente calcolato il momento giusto per uscire, non troppo vicino ai colossi. Possiamo avere fiducia nella storia di Davide e Golia, nessun limite all’ottimismo, però è già percepibile un tremore nella forza.
  • Cosa dire invece dell’immaginario? Non è una forte conseguenza socio-economica, né direttamente politica, ma pare alcuni studios abbiano invitato gli sceneggiatori a evitare di scrivere scene di massa. Questo potrebbe riflettersi in futuro in varie produzioni audiovisive, un ridotto numero di comparse e un aumento di ambientazioni chiuse. Sarà l’espressione della claustrofobia da isolamento, un cambiamento chissà quanto impercettibile.

Benaltrismo? No grazie

Il blog si chiama CineFatti e mi limito a scrivere di cinema, per cui è scontato che i problemi sono altri e la salute viene prima di tutto. Figuratevi se non lo so, purtroppo. Queste sono conseguenze assolutamente secondarie rispetto alla vita delle persone, senza se e senza ma. Immagino solo, con tristezza, cosa investirà un mondo qual è il cinema, quanti passi indietro dovrà fare per riprendersi e quanta gente dovrà soffrirne.

Noi magari nemmeno lo percepiremo, il licenziamento avverrà lontano da qui. Il rifiuto a un regista di talento sarà protagonista al massimo in future interviste. Un cinema dovrà chiudere perché affossato da mancati incassi e catene multisala capaci di rispondere all’affondo. Un distributore coraggioso pagherà lo scotto e anni di lavoro su un set potranno essere vanificati da una mancata uscita o per una tempistica d’un tratto nefasta.

Se non altro possiamo iniziare a farci un’idea di come mai Bob Iger abbia abdicato prima del tempo a Bob Chapek. C’è un’ipotesi che vede la nomina di Bob2 sfuggita e arrivata nelle mani degli insider della borsa rischiando di causare un crollo delle azioni, ma ora ne propongo un’altra: vista la situazione in Cina alla compagnia di Topolino hanno previsto l’evoluzione globale della situazione e non volevano fosse Bob1 a riceverla.

CEO di ferro e con una caterva di successi a costellare il suo curriculum di papabile presidente degli USA – almeno lui lancia il sasso per le presidenziali 2024 nell’autobiografia – non sarebbe affatto contento di lasciare la guida della compagnia con un calo del titolo di queste dimensioni. È assai preferibile la novella del nuovo CEO arrivato in un mare tempestoso e uscito sano e salvo… oppure recitare il ruolo del Ratzinger alla Disney.

È una pioggia di informazioni con un obiettivo: la fabbrica dei sogni è e resta una fabbrica. Produrre sogni richiede delle persone e queste si ostinano a coltivare la brutta abitudine di volere una vita dignitosa. Mangiare, bere, respirare aria pulita. Vizi, insomma. Il cinema è l’arte delle masse e non vanno dimenticate le persone che quella moltitudine la compongono, dal produttore ricoperto d’oro all’ultimo degli elettricisti al festival di turno.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.