BFI58: The Nostalgist (Giacomo Cimini, 2014)

di Fausto Vernazzani.

Scriviamo una banalità: il cinema italiano non è morto, è che lo disegnano così. Abbiamo scritto in inverno di cinque registi emergenti che vorremmo veder lavorare al più presto alla prossima opera, e parzialmente si è avverato il desiderio con la realizzazione di Mine di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro e col corto di Marco Bonfanti Tubiolo e la Luna, ma la verità è che ce ne sono molti altri: uno dei nomi più interessanti, in particolare per gli (innumerevoli) appassionati di fantascienza in Italia, è quello di Giacomo Cimini, romano, classe 1977, già autore del curioso e coraggioso Cappuccetto Rosso e del pluri-premiato (meritatamente) cortometraggio La città nel cielo.

Parliamo di lui perché ieri nella selezione di cortometraggi Take Me to the Other Side del BFI London Film Festival è stato presentato in premiere britannica (in Italia già passato per Giffoni e negli USA a Palm Springs e al meraviglioso FantasticFest, dove ha vinto il primo premio) il suo nuovo cortometraggio, The Nostalgist, tratto dall’omonimo racconto di Daniel H. Wilson, l’autore di Robopocalypse, romanzo i cui diritti di trasposizione sono stati acquisiti da uno che di fantascienza se ne intende: Steven Spielberg.

Protagonista del corto, finanziato anche con l’aiuto di una campagna promozionale su Kickstarter, è Lambert Wilson, un uomo che farebbe di tutto per proteggere il bene più prezioso in suo possesso: suo figlio. Per farlo ha bisogno di una realtà virtuale creata da un ImmerSyst Eyes & Ears, un apparecchio che genera un’illusione sia visiva che uditiva, senza però estraniare i corpi dalla realtà vera. La disavventura di Wilson inizia quando il suo aggeggio ha una malfunzione e ripararlo è d’obbligo, per potersi prendere cura di se stesso e di suo figlio.

The Nostalgist

Un’idea simile l’avevamo vista ne Il congresso di Ari Folman, anch’esso adattamento letterario, da Il congresso di futurologia del maestro Stanis?aw Lem, dove psicodroghe sintetizzate in laboratorio davano alla luce una realtà animata che mascherava la verità decadente del mondo reale. Una visione pessimistica del futuro che ricorre nel mondo della science-fiction (basti pensare anche a Matrix) e in The Nostalgist di Cimini ritorna con un significato ben più romantico del solito universo distopico. La scelta stessa di “nascondersi” in un mondo bloccato al tempo della Belle Époque presume un sottofondo differente: uno sguardo personale e individuale all’interno di un universo, descrive una parte per il tutto, è insomma un nostalgico che cerca di vivere come un tempo nonostante gli avanzamenti sociali e tecnologici che ha coinvolto l’umanità intera.

The Nostalgist è un cortometraggio ben fatto, la regia di Cimini si crogiola negli ambienti, sia futuristici che non, ne sfrutta al cento per cento sia i dettagli che gli scenari più vasti, permette agli attori di parlare senza aprire bocca, evitando un eccesso di dialoghi che avrebbero potuto rovinare tutto cercando di spiegare quanto le immagini possono raccontare molto meglio.
Il lavoro di Cimini, fa bene dirlo, ci regala ancora una volta la coscienza di un presente, prima che di un futuro, in cui un italiano ha tutti i numeri per poter competere con produzioni internazionali, dove il cinema di genere continua a essere florido, senza preoccuparsi di quanti milioni siano necessari per raggiungere i propri obiettivi. Un discorso che si ripete e si ripete in continuazione, ma finché non entrerà nella testa delle persone, continueremo a farlo all’infinito.

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