BFI58: A Second Chance (Susanne Bier, 2014)

di Fausto Vernazzani.

Il rapporto e la responsabilità degli adulti verso i bambini è da qualche anno al centro di diverse produzioni danesi e di nazioni limitrofe, basti pensare a due candidati all’Oscar per il Miglior Film Straniero, Alabama Monroe e Il sospetto. Al BFI London Film Festival si ripresenta la tematica, via dallo spettro della pedofilia e della malattia, il terrore strisciante è questa volta tutto nella testa degli adulti, il vero protagonista è lo sconvolgimento mentale che assale un uomo o una donna di fronte alla scoperta di essere genitore.

La responsabilità verso il proprio figlio non è un gioco, né è una faccenda adatta a tutti si potrebbe dire e questa convinzione è il punto di partenza verso l’evoluzione di una storia toccante al punto da stritolare il cuore. Andreas/Nikolaj Costerà-Waldau è un agente di polizia da poco diventato padre insieme a sua moglie Anne/Marie Bonnevie in evidente depressione post partum. La convinzione che tutto passerà lo spinge a far suo il pregiudizio quando in una casa trova una vecchia conoscenza criminale, Tristan insieme alla sua nuova compagna Sanna, genitori irresponsabili con un neonato abbandonato nelle sue stesse feci.

Neo padre e desideroso di essere un buon esempio della famiglia modello, Andreas scoprirà ben presto come un trauma mentale possa assalire non solo la donna, ma anche l’uomo se le circostanze lo spingono alla disperazione più totale. A Second Chance offre infatti uno sguardo al lato paterno della famiglia, la maternità la osserva dall’esterno e poco alla volta la si comprende nelle sue sfaccettature, mentre si è fin troppo impegnati a cercare un modo razionale per sistemare tutte le sfortune del mondo.

Se non fosse per una regia a tratti troppo scolastica, A Second Chance della Bier, scritto con mano ferma dal premio Oscar Anders Thomas Jensen, scorrerebbe alla perfezione: il giusto affezionarsi agli spazi conosciuti, ritornarci per segnare il drastico cambiamento e la stasi allo stesso tempo, si interrompe spesso per far sfoggio sì di paesaggi stupendi, ma che in realtà interrompono un flusso di eventi sconcertante. Waldau prova ancora il suo incredibile talento dopo una serie di partecipazioni al cinema di grande impatto come Headhunters, l’horror Mama e il dramma A Thousand Times Good Night e così anche il resto del cast, da premiare per ogni singola credibile lacrima da loro versata durante l’intera durata del film.

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