The Outsider - CineFatti

The Outsider, un diario: Episodio 4

Il ritmo rallenta quando el Cuco si avvicina

È il successivo passo logico per Andrew Bernstein, trascorso un intero episodio lontano dai suoi protagonisti, scende in apertura del quarto con due primissimi piani. La regia di the Outsider magari pecca nell’essere fortemente didascalica, resta però affascinante quanto Bernstein voglia mantenere il legame con l’outsider riflettendo sul dilemma della serie HBO attraverso la scelta dei soggetti e la distanza dalla macchina da presa.

Riassumendo…

L’adattamento del romanzo di Stephen King arriva alla filastrocca Que viene el Cuco e corsa la maratona di New York per arrivare alla co-protagonista Holly Gibney (Cynthia Erivo) inizia a rallentare bruscamente. Spoiler? È un diario episodio per episodio, non dovrebbe esserci necessità di annunciarlo. Terry Maitland è defunto e l’omicidio di Frankie Peterson ha un lato oscuro, ormai questo al det. Ralph Anderson (Ben Mendelsohn) è chiaro.

Il dubbio sulla reale colpevolezza di Maitland può essere bandito dai suoi pensieri solo con una indagine meticolosa, compito della PI Gibney decisa in pieno a seguire la pista del doppelgänger. In Dayton, Ohio un crimine simile è stato commesso da un infermiere della casa di cura dove è ospite Peter Maitland, padre di Terry, nello stesso momento in cui lui era in visita al genitore malato di Alzheimer. L’ennesima coincidenza nella storia.

È ben noto come le coincidenze non esistano, sicuro Gibney questo lo sa e continua a studiare il caso dell’infermiere Heath Hofsteader (Martin Bats Bradford) suicidatosi in carcere in coda al terzo episodio di the Outsider. Le circostanze sono identiche a quelle di Terry: un alibi di ferro contrapposto ai riscontri della polizia scientifica e ai testimoni oculari. Era in due posti contemporaneamente, come il coach Maitland.

Miss Gibney va a New York

I punti in comune tra le due indagini hanno un ulteriore contatto: Maitland e Hofsteader si sono incontrati, è proprio lui il colpevole del taglio di cui parlò la figlia dell’allenatore. Un taglio che scopriamo anche Hofsteader ha subito da una ragazza incontrata a New York, a sua volta accusata di un omicidio di cui è innocente. È Maria Canales e sopravvive con la sua devozione a Dio a quella sorta di maledizione che colpisce le vittime.

God is the explanation

Holly Gibney

Ogni infanticidio si porta dietro una scia di morte ed è solo in chiusura che scopriamo tre inquietanti particolari: quel taglio passato da Canales a Hofsteader, da Hofsteader a Maitland, è arrivato sul polso del buttafuori dello strip club, Claude Bolton (Paddy Considine); il ragazzino che rubò il van bianco lo lasciò a Dayton perché lo vide “conquistato” da un uomo incappucciato e dalle fattezze mostruose; Holly scopre la leggenda di El Coco.

È con un carosello d’opere d’arte macabre che si chiude l’episodio, in particolare salta all’occhio il capricho di Francisco Goya da cui il numero quattro di the Outsider prende il titolo: Que viene el Coco. Un’immagine calzante, ideale per tirare un confronto con l’identikit disegnato dal ragazzino per gli occhi di Ralph Anderson e dell’allegra squadra intenta a cercare la verità sull’orrendo omicidio di Frankie Peterson.

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Aggiungi acqua al brodo

Alla terza domenica e al quarto episodio mi è concesso iniziare a tirare un bilancio: intrigante, non ideale. Leggo ancora grandi paragoni, fu Joe Hill a scomodare Mindhunter e ora altri pensano addirittura a True Detective. Te piacess’ è la risposta che darei a chiunque alla HBO dovesse sentirsi in diritto di accettare questi confronti. The Outsider non ha un grammo della potenza espressiva dei due show capolavoro della televisione.

Il che non sminuisce il lavoro discreto di Andrew Bernstein, a questo punto bisogna solo accettare di avere sugli schermi un altro adattamento non eccezionale delle opere del Re e che si tratta di un lavoro minore della HBO. Non si comprende l’affetto sfrenato per Holly Gibney: flashback sulla sua infanzia, la cena con l’ex-detective (Derek Cecil) e una miriade di incontri che dovrebbero concentrarsi sull’omicidio e non sulla sua storia.

Ho la sensazione che l’autore della miniserie Richard Price abbia voluto dare fin troppo peso alla storia di Gibney, forse per compensare le grandi differenze col romanzo. La sua backstory “reale” è pur sempre collegata a un romanzo che la HBO non può citare – almeno finora – per una questione di diritti. In ogni caso le lunghe sterzate, l’effetto montaggio da thriller anni Novanta con la galleria d’arte alla fine, crea uno spiacevole misto di noia e confusione.

È anche vero che così facendo potremmo essere finalmente entrati nel vivo. Ma qual è il vivo sono costretto ora a chiedermi. Proprio per questo the Outsider la definisco comunque intrigante: perché riesce a seminare elementi angoscianti per nulla in armonia con la realtà frequentata dagli spettatori per l’intera durata dell’episodio. Se non fosse Stephen King, mi sarei fermato in attesa di poter fare un binge watching a fine miniserie.

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I detective Hoskins e Betsy

SPOILER ALERT
Serie e romanzo

A tu per tu col libro

Potremmo definire questo faccia a faccia un brodo di carne magra, non v’è grasso e non v’è assai sapore. Com’è ovvio cambiano le carte in tavola: Holly Gibney a quanto pare ha un amico detective da baciare e dunque spunta una pseudo-relazione sentimentale, in più la storia di Heath Hofsteader è scavata ancora più a fondo sino a stanare una Maria Canales che nel romanzo non è mai menzionata. È un’invenzione della serie, insomma.

A quest’ora tra le pagina Holly è pronta a raccontare la storia di el Cuco davanti a una platea di increduli, primo tra tutti proprio Ralph Anderson. È lei stessa a conoscere la storia del mostro delle leggende ispaniche, in questo caso invece è un incontro con una donna cubana a far scattare la scintilla. Il che mi porta alla questione luci: Jack Hoskins ed el Cuco pare abbiano una passione per lampade e abat-jour, a quale scopo non è affatto chiaro.

Si comprende come la sua richiesta/offerta d’aiuto al termine dell’episodio Dark Uncle sia stata ascoltata da el Cuco, solo è accaduto tutto off screen e noi spettatori non ne sappiamo nulla. Giusto, una miniserie può voler montare la tensione come una ciotola di panna e svelare subito voce e fattezze del suo mostro sarebbe una mossa deleteria. È stato però assai piacevole sentirlo chiamare IT per una frazione di dialogo tra Holly e la cubana.

Rispetto a show come Castle Rock dove molti easter egg sono di un goffo unico, the Outsider ne lancia uno con rara eleganza, ricordando anche agli spettatori kinghiani quanto il male nei suoi romanzi abbia spesso e volentieri una singola origine, se non addirittura un solo nome. Immagino si fermerà qui la citazione-omaggio, poco importa. L’idea di vedere Paddy Considine nei panni di el Cuco è di per sé una prospettiva piacevole.

Una finale nota speculativa: è sottolineata ripetutamente la scia di morte che el Cuco si lascia alle spalle nelle famiglie delle vittime e dei supposti assassini. Potrebbe esserci qualcosa di nuovo rispetto al libro in serbo per Gloria Maitland, non escludo che la famiglia di Terry possa diventare protagonista di eventi macabri o correre il rischio. Il presentimento che ci saranno cambiamenti forti è, scusate il gioco di parole, forte.

IT

p.s. uova citate in due occasioni diverse. Qualche significato particolare?

Fausto Vernazzani

3 pensieri su “The Outsider, un diario: Episodio 4

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