Jane Austen al cinema 200 anni dopo - CineFatti

Jane Austen al cinema 200 anni dopo

Jane Austen al cinema, fra ragione e sentimento.

Il cinema e la letteratura di Jane Austen: un lungo e mai sopito dialogo iniziato nella prima metà del Novecento con il primo adattamento per il grande schermo di Orgoglio e pregiudizio, il classico forse più conosciuto e amato della scrittrice britannica.

Perché ne scriviamo oggi? Perché quest’estate ricorrono i duecento anni dalla scomparsa della scrittrice. Jane Austen moriva a soli 41 anni il 18 luglio 1817, lasciando una eredità letteraria di sei romanzi capaci di incantare generazioni di lettori e da cui il cinema avrebbe attinto a piene mani.

È dagli anni Quaranta che la Settima Arte è innamorata della pagina di Jane Austen. Svariati sono gli adattamenti per il piccolo e il grande schermo, ma pochi sono quelli che riescono a rendere pienamente giustizia a una scrittura solo in apparenza poco profonda, per temi (i palpiti amorosi) e scenari raffigurati (salotti ciarlieri, sale da tè, saloni da ballo).

Una vita tranquilla

Jane Austen descrive ciò che conosce – la sua, si legge nella biografia scritta nel 1870 dal nipote Edward Austen Leigh, fu una vita dal quieto corso, priva di crisi e scossoni – e il cinema tratto dalle sue pagine fa lo stesso: feste da ballo, pettegolezzi innaffiati da fiumi di tè, picnic nella brughiera.

Questo è il suo contesto sociale e delle protagoniste dei suoi romanzi: un piccolo mondo puritano e dalla mentalità ristretta che vede il matrimonio come la massima meta di una donna. Un mondo da cui Jane non si allontanò. La scrittrice non lasciò mai l’Inghilterra e scrisse molti dei suoi libri allo scrittoio nel cottage di Chawton, oggi trasformato in museo, la casa dello Hampshire in cui visse con sua madre e sua sorella Cassandra dal 1809.

Questo isolamento non le impedirà tuttavia di esprimersi e di elevarsi con il suo stile semplice e personalissimo. La sua scrittura è infatti tutt’altro che poco profonda e leziosa come anche Virginia Woolf ebbe modo di riconoscere:

Jane Austen è padrona di emozioni ben più profonde di quanto appaia in superficie: ci guida a immaginare quello che non dice. In lei vi sono tutte le qualità perenni della letteratura.

E allora andando a scegliere qualche fiore dal bouquet di pellicole dedicate ai suoi indimenticabili personaggi femminili, non possiamo non citare tre degli adattamenti più convincenti e capaci di resistere al passare del tempo: Ragione e sentimento (1995) Emma (1996) e Orgoglio e Pregiudizio (2005).

Ragione e sentimento

Tra quelli citati un posto speciale nel cuore di chi scrive lo occupa il film di Ang Lee. Lo vidi la prima volta in un piccolo cinema all’aperto estivo e il fatto che neanche la caccia alle zanzare assassine riuscì a far cadere la mia attenzione da quel che stava accadendo sullo schermo la dice lunga sul grado di coinvolgimento nella visione.

L’adattamento da Emma Thompson (premiata per questa sceneggiatura con l’Oscar) racconta con immagini eleganti e piene di grazia la diversità caratteriale di due sorelle cadute in povertà dopo la morte del padre: Elinor (Thompson) riservata, compassata, altruista, e Marianne (Kate Winslet in una delle sue prime vitali interpretazioni) appassionata e impulsiva.

Ragione e sentimento: due facce diversissime di una stessa medaglia. Elinor rinuncia alle emozioni per il bene della famiglia (e all’amore dell’impacciato Hugh Grant) mentre Marianne le cavalca senza freni, senza curarsi del microcosmo pettegolo che le circonda. Una diversità nel misurarsi con la complessità dei sentimenti, quella delle sorelle Dashwood, che non divide ma unisce. E che, grazie alle coinvolgenti interpretazioni di Thompson e Winslet, conquista e commuove.

Ragione e sentimento è solo uno dei sei romanzi della Austen cui più o meno indirettamente si sono ispirati negli anni registi di epoche diverse con alterni risultati.

Orgoglio e pregiudizio

Tra i più saccheggiati figura sicuramente lui. Fa sorridere che proprio un emblema della Chick lit, Il diario di Bridget Jones, attinga a piene mani da questo classico del 1813, la storia di cinque sorelle in “età da marito” e dell’amore/odio della più sveglia e orgogliosa del gruppo, Elizabeth, per lo scontroso Darcy.

Nel film di Sharon Maguire, così come nel bestseller di Helen Fielding, copiosi sono i rimandi al classico della Austen, a cominciare dal nome dell’uomo (Marc Darcy) prima odiato e poi amato da Bridget/Renée Zellweger. Lo interpreta – con tanto di indimenticabile maglione natalizio – Colin Firth, che per la cronaca aveva prestato il suo fascino discreto anche al “vero” Darcy nella celebre miniserie televisiva britannica prodotta dalla BBC.

Per rispolverare il primo lungometraggio ispirato a Orgoglio e pregiudizio dobbiamo invece tornare al 1940: è di quell’anno la produzione della MGM con Greer Garson e Lawrence Oliver. Un bianco e nero un po’ freddo, che non riesce a trasmettere pienamente i palpiti del personaggio più riuscito della Austen, l’arguta Lizzie Bennet, splendente di energia e calore nel viso di Keira Knightley – protagonista della versione del 2005 e finalmente lontana dai bronci corsari dei Pirati dei Caraibi.

Il giovane Joe Wright riporta fedelmente in vita la pagina della Austen e racconta con grazia i tormenti sentimentali di una giovane e orgogliosa fanciulla divisa tra l’amore e l’odio per un affascinante sconosciuto di elevata estrazione sociale. Alla riuscita del film contribuisce il tocco personale di Wright che porta in dote i suoi splendidi piani sequenza circolari, uno su tutti la scena della festa da ballo.

In tempi più recenti – e con ben altre armi seduttive – si è misurata con il personaggio di Elizabeth anche la Cenerentola/Lily James protagonista di Orgoglio e Pregiudizio e Zombie di Burr Steers, tratto dal romanzo omonimo di Seth Grahame-Smith, una versione decisamente frizzante del classico in cui la pulzella in action combatte un assedio zombie tra una tazza di tè e una schermaglia amorosa con il colonnello Darcy.

Emma

Facciamo un balzo indietro nel tempo e tuffiamoci nel 1996, anno di grazia di Gwyneth Paltrow. La bionda attrice californiana è Emma, giovane di buona famiglia che, animata dalle migliori intenzioni, passa le sue giornate a combinare matrimoni, spesso con esiti nefasti.  A rimetterla in carreggiata penserà il suo amico e confidente Mr. Knightley/Jeremy Northam.

Dirige con brio la deliziosa commedia l’esordiente Douglas McGrath, abile nel mostrare la sottile e spregiudicata crudeltà della società borghese dell’epoca e nell’imprimere un ritmo accattivante al racconto, aiutato dalle gradevoli sottolineature musicali di Rachel Portman. Il film è un adattamento molto fedele del libro con una protagonista perfettamente in parte, capace di suscitare empatia e un pizzico di fastidio per il tocco maldestro con cui si ostina a scoccare le sue frecce di Cupido.

Sei pellicole per altrettante figure femminili palpitanti, capaci di dare voce e cuore ai moti d’animo che nascono dalla pagina di Jane Austen, una giovane donna di cui ci è dato conoscere poco più di un ritratto ufficiale e qualche stralcio di lettera da cui si intravede un breve e perduto amore – lo scozzese James McAvoy in Becoming Jane. Una donna che ancora oggi, 200 anni dopo la sua morte, non smette di raccontarci l’animo femminile, la sua complessità e il suo mistero.

Francesca Paciulli

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