Her - Lei - CineFatti

Her – Lei (Spike Jonze, 2013)

Her: lei ci parla.

«What makes her come / What makes her stay?
What make the animal run, run away?
What makes him stall / What makes him stand
And what shakes the elephant now
And what makes a man?
I don’t know»

Damien Rice

Si può dire che il 2013 sia stato l’anno delle storie d’identità: modi diversi, ma soprattutto originali, di raccontare l’amore e le sue molteplici configurazioni. L’abbiamo visto con La vita di Adele e la sua routine fatta di sensualità e di sensi, lo rivediamo ancora – citando solo un altro caso, che è quello che c’interessa qui e ora – con Lei (Her) di Spike Jonze.

Protagonista è Theodore (un Joaquin Phoenix inedito che lascia il segno) scrittore di lettere personali su ordinazione, reduce da un quasi divorzio che ne ha immobilizzato la fiducia e la capacità di relazionarsi al prossimo. Un uomo che passa gran parte delle sue giornate davanti a uno schermo o in compagnia di chat vocali ad alto tasso di stranezza ed erotismo. Finché non fa la conoscenza (virtuale) di Samantha, un sistema operativo intelligente con la voce di Scarlett Johansson.

Come non notare la somiglianza, anche per un singolo elemento, con una qualsiasi delle nostre vite? Non si tratta di essere apocalittici come a modo suo ha dimostrato d’essere Umberto Eco nei confronti di alcuni aspetti della vecchia attualità; né, per contro, di integrarsi a tal punto da insistere col mettere sotto il tappeto problemi tutt’altro che liquidabili in due parole.

E la differenza fra isolamento e solitudine è uno di questi. Spike Jonze l’affronta scrivendo e riprendendo l’introspezione: dell’uomo prima, dei sentimenti poi, come conseguenza. Il tempo a cui coniuga il suo Her è un più che parlato: le voci dei protagonisti imperano – anche per questo le polemiche sul doppiaggio italiano non sono solo giustificate, ma necessarie – in quanto veicolo di parole che vanno oltre l’orizzonte più volte ammirato dal malinconico Theodore di Phoenix – e straordinariamente fotografato da Hoyte Van Hoytema (La talpa, Lasciami entrare).

Concetti sottili come carta velina, al pari del perché dell’inizio (o anche della fine) dell’innamoramento, si succedono sullo schermo stordendo nel contempo mente e anima di chi guarda. Tutto è nei dialoghi e nel dialogo fra l’individuo – i primi piani su Phoenix – e il mondo – i totali sullo skyline di Los Angeles: la tecnologia è soltanto l’ennesimo filtro della comunicazione e non ha accezione positiva né negativa. C’è e basta. Come il passato, la città, la vita.

Lo sfondo esiste e non può essere dimenticato: l”oceano elettronico in cui lo immergono gli Arcade Fire – candidato anch’esso all’Oscar per Migliore Colonna Sonora – ne immortala il ricordo e la sensazione. Entrambi familiari, entrambi che dureranno per sempre. Come il film di Spike Jonze, pura gioia cinematografica.

Francesca Fichera

Voto: 5/5

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