Lasciami Entrare (Tomas Alfredson, 2008)

di Fausto Vernazzani.

Domani 31 Ottobre al Festival di Roma verrà presentata l’ennesima offesa USA. Vi ricordate il “magnifico” Cloverfield? Un film paragonabile ad una qualunque gitarella sulle montagne russe, molta poca sostanza, forma praticamente assente, se di forma si può parlare in un film completamente girato a mano, qualcosa che chiamerei più una sorta di effetto speciale che una scelta stilistica. Il regista di questo film piacevole da vedere al massimo una volta e solamente al cinema per subirne l’effetto è Matt Reeves.

Ovviamente tutti ricorderanno il nome del guru J.J. Abrams dietro quel Monster-Movie, ma c’è questo simpatico Matt dietro la “macchina da presa”, un uomo che non ha certo chissà quale curriculum per chiamarlo a girare il remake di un film che definire eccezionalmente riflessivo e particolare – in più sensi – è dir poco. Dove voglio andare a parare? Domani sera verrà presentato Let Me In, film di Matt Reeves, con Chloe Moritz (la Hit Girl di Kick Ass, un film che la distribuzione italiana ha completamente ignorato, per cui, consiglio personale: scaricatelo), remake del capolavoro svedese Lasciami Entrare del 2008 di Tomas Alfredson, che d’ora in avanti chiamerò col titolo inglese Let the right one in, sicuramente una traduzione migliore dell’originale.

Al sottoscritto non è sembrato affatto corretto che questo nuovo remake arrivasse e spadroneggiasse lasciando da parte quello che è un autentico capolavoro e forse uno dei migliori film sui vampiri che sia stato prodotto negli ultimi dieci anni, se non il migliore tenendo conto della infima qualità a cui la famiglia del glitter (Frannie docet) dei Cullen ci ha abituati sino ad ora. Lasciami entrare è la storia di un bambino, Oskar, la cui vita è fatta solo del gelo che circonda tutta la sua vita, da quello fisico a quello della famiglia e dei compagni di scuola che ne hanno fatto la loro vittima preferita.

In mezzo a tutta questa neve si trasferisce di fianco a casa sua un uomo di mezza età con una bambina Eli, fisicamente opposta al bianco e pallido Oskar, mora, riservata, ma allo stesso tempo nei suoi confronti più calda di chiunque altro. Con l’arrivo di Eli cominciano anche una serie di omicidi terrificanti ed Oskar verrà messo di fronte alla verità, che la sua nuova amica venuta dal nulla è un vampiro, ma per quanto ciò sia sconvolgente i due si vedranno sempre più uniti.

Non una storia di amore, nemmeno forse una storia di amicizia, quanto una sorta di incontro tra due persone bisognose di qualcosa che riescono a trovare parzialmente l’uno nell’altro, Oskar trova protezione e ascolto da Eli, Eli invece trova in Oskar quello che forse in futuro potrà essere il suo nuovo servitore umano. Tratto dal romanzo di John Ajvide Lindqvist, che è anche sceneggiatore dell’adattamento, questo film è legato indissolubilmente alla sua terra, il regista Alfredson non perde mai l’occasione di farci sentire quello stesso freddo in cui vivono i nostri personaggi, impregnando di neve e ghiaccio ogni cosa che vediamo, lo stesso piccolo Oskar sembra un prodotto di quel freddo glaciale tipico dei paesi scandinavi.

Certi movimenti lenti della macchina da presa sembrano quasi dovuti al congelamento del macchinario stesso, la città sembra immobile e priva di vita come se fosse una piccola comunità avvolta in una sorta di perenne letargo invernale in cui il calore del sangue succhiato via dalla “piccola” Eli sembra paradossalmente più un simbolo di vita che di morte, fornendo una sorta di elemento di fascinazione per Oskar. E come spesso può capitare, i bambini o son bravi o fanno veramente schifo a recitare, in questo caso sono due piccoli gioielli, due fiocchi di neve perfettamente scolpiti in quello scenario illuminato praticamente solo dal riflesso della neve.

Se siete appassionati di vampiri, il mio consiglio è quello di procurarvi quanto prima questo film e dedicargli quelle sue due ore necessarie prima di andare a vedere l’ennesimo remake dei poco fantasiosi statunitensi. Anche perché Let Me In potrebbe essere l’ultima goccia che fa traboccare il vaso per trasformare il genere vampirico in qualcosa di serie B quando in realtà al di fuori dell’America negli ultimi due anni ha preso una nuova piega riflessiva e decisamente interessante rispetto alla macchietta americana che ha portato alla produzione di commedia più dementi che demenziali come Mordimi, ed oltre che riferirmi a Lasciami entrare, parlo anche del sud-coreano Thirst del genio Park Chan-wook, altro film sui vampiri che merita, eccome se merita.

3 pensieri su “Lasciami Entrare (Tomas Alfredson, 2008)

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