Last Night (Massy Tadjedin, 2010)

di Francesca Casella.

Lo ammetto: la prima cosa che si nota in Last Night è Keira Knightley sempre più magra che per un tre minuti circa stona nei suoi costumi (finalmente) moderni. Poi a vederla dal vivo, tanto malaccio non è. Anzi.

Ma tornando al film (che ha aperto il Festival del Cinema di Roma).. sembra che qualcuno abbia detto in giro che, per rappresentare una realtà agiata, bisogna starsene a Manhattan. Perché si, siamo a New York (tanto per cambiare): ma se non fosse scritto sul Press Book non ce n’accorgeremmo nemmeno. La pellicola si concentra sui personaggi, sulle loro storie, su un sorriso malinconico, su una lacrima che esce a malapena.

Non verrà ricordato per la sua originalità questo film, che sembra decisamente una brutta copia di Closer di Mike Nichols e una bella copia di Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick.

Ci sono Micheal (Sam Worthington) e Joanna (Keira Knightley) che sembrano vivere felici nel loro loft a New York. Una sera, ad un party, Joanna nota degli atteggiamenti intimi tra il marito e una sua affascinante collega di lavoro (e mica una a caso. Stiamo parlando di Eva Mendes!). Da qui un litigio, anche un po’ noioso a dirla tutta, che è la chiave di quest’ultima e doppia notte dove lo spettatore si chiede continuamente se questo benedetto tradimento ci sarà o no. A complicare le cose ci sarà anche Alex (Guillaume Canet), vecchia fiamma di Joanna, che arriva da Parigi a tentarla.

Ora, indubbiamente, Last Night non è riuscitissimo né tantomeno brillante o pungente, ma la regista – sceneggiatrice Massy Tadjedin riesce ad esplorare con coerenza nelle profondità psicologiche di questi quattro personaggi; senza strafare e lasciando largo a storie raccontate sia dalle parole che dalle immagini. Fotografia scura, notturna per rappresentare quello che potrebbe o vorrebbe essere un sogno.

I quattro interpreti riescono a compensarsi tra loro: la Knightley asciutta e sensuale a suo modo che non stona per niente con Eva Mendes, molto più drammatica che bella. Guillaume Canet è l’unico personaggio romantico del film, l’unico che sembra voler credere per davvero nell’amore. Per quanto riguarda Sam Worthington.. in Avatar era moscio come una banana andata a male. Qui sembra un prosciutto in un ristorante di vegetariani!