La Talpa - CineFatti

La Talpa (Tomas Alfredson, 2011)

Nel labirinto con la Talpa.

Definisci spia: colui che osserva di nascosto quello che fanno altre persone. Il film di spionaggio ai giorni nostri è ben lontano da questa definizione, eppure nell’immaginario collettivo James Bond è l’esempio per eccellenza della spia, ma lui non osserva di nascosto, fa rumore, si fa osservare all’aria aperta.

Di nascosto dovrebbe essere la chiave dello spionaggio, osservare il verbo associato, perché diverso da vedere e guardare, azioni che si fermano alla superficie o poco oltre, ma chi penetra le cose con gli occhi, memorizza, analizza, decostruisce e cataloga.

Questo è il mondo della MI6 rappresentato dai testi di John Le Carré, autore del romanzo Tinker Tailor Soldier Spy, in italiano tradotto come La Talpa.

George Smiley è un protagonista atipico, non è un uomo d’azione, non ha una vita sentimentale forte e non è la persona che si assocerebbe al ruolo di spia, eppure ne è la perfetta rappresentazione: è la calma, l’impossibilità di essere notato in mezzo ai più, il meno appariscente nella cerchia dei capi della MI6 del film di Tomas Alfredson.

In quella cerchia vi è però una talpa, un uomo che sta inviando informazioni segretamente all’URSS, nei tempi del film ancora viva, e Controllo, l’uomo al comando, prima di morire, dà disposizioni a Smiley per scovarlo e catturarlo.

Tutto è freddo, le emozioni sembrano essere lasciate alle spalle, Alfredson non si dimentica delle sue origini svedesi e così come il suo precedente film Lasciami Entrare, torna a mostrare le sue glaciali capacità registiche, portandoci all’interno dell’occhio di Smiley.

Lenti e costanti sono i movimenti della cinepresa, come se fossimo degli spettatori striscianti e curiosi di vedere ciò che sta capitando, siamo degli osservatori di fronte ad un dilemma annodato ad altre vicende: l’omicidio a Budapest di Jim Prideaux – uno straordinario Mark Strong – la festa di Natale di tanti anni prima, l’amore di Ricky Tarr (Tom Hardy) per Irina, il progetto Witchcraft che si fa strada tra i Ministri per far crescere la fiducia della CIA nei confronti dei servizi segreti britannici.

Non c’è enfasi registica, neppure nella primissima scena in Ungheria dove non c’è sorpresa, ma un’ansia terribile, l’accumularsi di domande, una staticità riflessiva che cresce fino a diventare immobilità, esternata dal volto perfetto dell’eccezionale protagonista Gary Oldman.

Nel ghiaccio tutto rimane, nulla si può nascondere, chiunque sa scavare riesce a trovare in quell’azzurrino tutto ciò che vuole, ma si deve essere predisposti ed in un mondo marcio come il nostro quel colore acceso si è sporcato di grigio e nulla è più pulito come può sembrare, così come la fotografia di Hoyte Van Hoytema, che contorna i protagonisti mentre vengono mossi dalla straordinaria musica di Alberto Iglesias.

La lentezza de La Talpa in certi casi può essere considerata un difetto, ma chi gioca a scacchi a livello professionistico sa che è necessaria per poter arrivare allo Scacco Matto finale, così come il Controllo di John Hurt ben sa, e identifica i suoi possibili nemici come le pedine di una scacchiera: ci vuole tempo per poter ragionare, ci vuole tempo per lo spettatore per seguire una trama intricata.

La Talpa è stato candidato all’Oscar solo con Gary Oldman – per me già vincitore della statuetta – Sceneggiatura e Musiche, un crimine a mio parere, specie nei confronti dell’eccezionale regia di Alfredson e per la prova straordinaria del resto del cast, su tutti il sempre più bravo Colin Firth, il cui quadro finale mi ha lasciato una lacrima dolorosa sul viso.

Fausto Vernazzani

Voto: 5/5

 

6 pensieri su “La Talpa (Tomas Alfredson, 2011)

  1. Bellissimo. Tecnicamente ineccepibile. Degli attori non della madonna, della STRAmadonna. Una colonna sonora da urlo.
    Epperò… la noia ha regnato sovrana, almeno per me.
    Deludendomi parecchio.
    Peccato, perché tenevo davvero tanto a questa Talpa.

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    1. Mi dispiace, su di me ha ottenuto un effetto opposto, sono rimasto catturato dalla trama e da quei magnifici quadri creati da Alfredson. Di sicuro non nego che il film sia lento, chi lo vide con me la prima volta che andai al cinema a vederlo, scappava in continuazione e probabilmente meditava la fuga dal cinema, ma io lo rivedo sempre volentieri!

      Faust

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  2. Pingback: Her - Lei

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