Bong Joon-ho - CineFatti

L'Oscar a Bong e la solita storica storia

Riflessioni a tempo perso su una vittoria singolare

Posso mai scrivere di Parasite? mi chiesi lo scorso autunno, quando Francesca e io decidemmo di riaprire CineFatti. Il cinema coreano è una mia grande passione entrata fra queste blogghesche pagine in poche occasioni perché, parliamoci chiaro, non c’è una platea poi così ampia. Ho parlato di the King’s Letters di recente e vi assicuro il comitato di accoglienza è stato abbastanza esiguo. Sapevo così sarebbe stato e amen, lo accetto.

Se lei non avesse insistito nemmeno ci sarebbe un articolo sul film di Bong Joon-ho, lo avrei forse scritto una volta annunciate le candidature agli Oscar 2020 e chissà se così approfondito, quando era ancora “solo” una Palma d’oro e un sicuro contendente al miglior film straniero. Vi assicuro anche quando uscirono le altre cinque nomination ero sempre convinto si trattasse del solito tokenism hollywoodiano, e chissà, magari è così.

Quando ieri sera sono andato a dormire ero certo al risveglio di trovare solo video di Sam Mendes per la vittoria del suo 1917. Una scommessa sicura, un war movie/asso piglia tutto grazie al messaggio la “guerra fa male”, un po’ come le miss del mondo di non molto tempo fa, prima che facessero esperimenti sul palco, quando sognavano la pace nel mondo. Hollywood in fondo è un parco giochi pieno di adolescenti ingenui e cattivelli.

Invece mi sveglio e trovo Parasite con quattro statuette in tasca. Quattro. Lo stesso Bong Joon-ho credo non ci avesse messo le speranze, nelle interviste asseriva la verità: gli Academy Award sono un premio locale. Ogni nazione con una discreta industria cinematografica assegna un premio, un riconoscimento dal proprio mercato economico e critico. Solo in UK non esiste, diciamocelo, BAFTA e BIFA sono fagocitati dagli Oscar.

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La solita storica storia

Ora le cose sono cambiate? Fra le mille parole usate a sproposito sul web ne esiste una di cui giusto ieri avrei scritto peste e corna: historic. Ogni virgola differente dalla norma è stata salutata dalla stampa USA con storico nel titolo. È vero, siamo nel mezzo di una guerra per l’inclusività, tuttavia le accidentali candidature e/o vittorie sono piccole battaglie ancora distanti da un pieno riconoscimento politico. BAFTA e Oscar lo dimostrano.

Giudico un momento storico nell’ambiente quando il cambiamento passa da occasionale a sistemico. L’anno prossimo non una, ma due candidate alla miglior regia. Lo festeggerò, però se il successivo si torna a zero, idem quello dopo ancora, allora cos’è historic se non un banale sinonimo di contentino? Adesso internet sarà sommerso grazie a Parasite di testate pronte ad annunciare lo storico momento. Cazzo, anche io lo sto facendo.

In realtà no, perché di historic secondo me esiste solo un guinness dei primati. Parasite è il primo film non anglofono a vincere il premio al miglior film agli Academy Award. Stop. Credo sia interessante invece discutere di cosa possa significare: il 30% dei votanti agli Academy non partecipa dal suolo statunitense. Vuol dire che un terzo dei membri non ha passaporto USA ed è suo interesse accedere a quella cremosa fetta di mercato.

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La corsa all’oro

Un terzo è tanto, diamine, basta un pieno 20% americano per ottenere la vittoria e nulla può il restante 50% scarso. Quindi gli americanissimi Oscar potrebbero diventare davvero un premio internazionale. Sapete, un cinefilo di alto bordo o terza classe ha in media almeno una discussione a settimana su questi tre topic: Stanley Kubrick, Christopher Nolan e, no, gli Oscar non sono un festival del cinema come Berlino, Cannes e Venezia.

Sono un premio locale (e so’ due) e ora hanno dimostrato di voler correre verso il resto del mondo. Esiste la volontà quando un film forte, figlio di una delle migliori industrie sul pianeta, si presenta e sbaraglia la concorrenza. Con un mercato cinematografico instabile – vd. le destabilizzanti nomination a Netflix quest’anno – aprirsi al resto del mondo è una necessità. Sul Coronavirus la Disney sta versando lacrime amare.

Porca miseria, potrebbe essere persino Bob Iger a scoprire la cura. Perché? Mulan uscirà a partire dal prossimo 25 marzo e con le sale chiuse in Cina per evitare la diffusione del contagio quanti danni credete avrà un colossal con un cast prevalentemente cinese? Agli USA serve l’espansione. Ergo, il colonialismo cinematografico si manifesta anche agli Oscar premiando una nazione consolidata, dove i blockbuster autoctoni vincono contro gli USA.

Miky Lee della CJ Entertainment sul palco ha ringraziato infatti il pubblico coreano, perché senza di loro sarebbe rimasto un sogno calpestare il red carpet antistante il Dolby Theatre. Quei biglietti strappati sono una manna dal cielo per chi ha bisogno di crescere e la corsa all’oro alla Cina, grande trend del decennio scorso, si è dimostrata fallimentare. La nostra Terra è grande e si può cercare il Klondike paperoniano anche altrove.

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… e se così non fosse?

Oppure, oppure, non è historic che dovremmo scrivere, ma complimenti. Gli USA hanno due compagnie importanti in questo momento: la A24 stravittoriosa agli Independent Spirits Awards e la Neon, distributori arrivati sia agli ISA che agli Academy, con Parasite appunto. Siamo qui a discutere di massimi sistemi, me compreso, quando questo potrebbe essere in realtà un premio a una campagna marketing vinta dalla Neon. Tutto qua.

Torno quindi al discorso iniziale, Parasite miglior film sarà ufficialmente il primo mattone del cambiamento quando questo inizierà a divenire pratica comune del sistema hollyoowdiano. Ora come ora osserviamo solo l’embrione: inclusività, colonialismo industriale, sono previsioni ancora difficili da confermare. Una cosa adesso, dopo questa lunga riflessione a cui pochi saranno arrivati alla fine (grazie!) mi sento di celebrare, per davvero.

Ricordo un episodio di movie fights degli Screen Junkies in cui guardando una immagine da Ghost in the Shell il conduttore definì japanese dude Takeshi Kitano. Uno show di cinefili non sapeva chi fosse Kitano, non so se mi spiego. La Neon è riuscita a far arrivare a un premio così difficile da ottenere un film ASIATICO, nemmeno europeo. Ha abbattuto la one inch barrier dei sottotitoli citata da Bong Joon-ho, ed è questo un fatto staordinario.

Se sarà historic o meno, lo vedremo nei prossimi anni.

p.s. Academy Two, italianissima. Grazie per la DOPPIA distribuzione di Parasite in Italia e per l’arrivo di Memories of Murder, che spero sinceramente, dopo diciassette anni dall’uscita, di vedere al cinema.

Ah, prima che mi dimentico.

¡Viva il cinema coreano, sempre!

3 pensieri su “L'Oscar a Bong e la solita storica storia

  1. Concorod con il tuo articolo. E’ un pensiero molto interessante e ben ponderato. Di solito Hollywood tende a dare premi che sono storici e l’anno seguente si torna poi alla solita routine, ma forse Parasite potrà essere veramente il film che darà il via al vero e proprio cambiamento di cui ha grande bisogno gli Academy Awards. Spero tantissimo di vedere un cambiamento serio in questo caso. Intanto sono molto contento per Parasite. Quegli Oscar sono meritatissimi.

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    1. Sicuro ha ravvivato la nottata, ho letto recensioni tremende per la cerimonia, e la Academy se vuole sopravvivere ha necessità anche di offrire una grande nottata di spettacolo. Ormai non sa come fare e forse l’imprevedibilità è proprio lo strumento adatto. Chissà se imparerà la lezione, intanto come dici tu sono premi meritati.

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