Ritratto della giovane in fiamme - CineFatti

La giovane in fiamme venne dal mare

Céline Sciamma tratteggia i contorni dell’amore in Ritratto della giovane in fiamme

Héloïse cammina svelta fuori di casa, indossa una mantella che la nasconde agli occhi di Marianne, subito alle sue spalle, finché la velocità non fa cascare il cappuccio svelando lo chignon biondo e la pelle morbida del collo. Poi uno scatto verso il bordo della scogliera ed Héloïse sembra pronta a lanciarsi giù. Si ferma, si gira e mostra il volto a Marianne col mare sullo sfondo.

“L’ho sognato per anni.”
“Morire?”
“Correre.”

È colpo di fulmine per Ritratto della giovane in fiamme, la storia d’amore dell’anno. Sufficiente una scena intorno al ventesimo minuto per capire la bellezza affissa alla parete da Céline Sciamma in conclusione a un 2019 ricco di film che ancora una volta dimostrano come il cinema sia morto. Morto male, malissimo, Ritratto è un esempio ideale per supportare questa teoria.

Viene dal mare

Marianne ricorda.

In posa davanti alle sue allieve del corso di pittura rivede un suo dipinto, Potrait de la jeune fille en feu e come la più classica delle madeleine proustiane il presente si offusca e arriva il passato, a partire dal giorno in cui una piccola imbarcazione portò lei e le sue tele sulla costa dove la Contessa (Valeria Golino) voleva dipingesse in segreto un ritratto della figlia Héloïse.

Noémie Merlant è la pittrice dallo sguardo duro e professionale, presente a sé stessa anima, arte e corpo nudo davanti a un camino per scaldarsi. Adéle Haenel è l’aristocratica curiosa consapevole di avere un futuro breve lasciato alle sue mani: un matrimonio combinato si avvicina. Due donne dal fascino magnetico, presto innamorate in un toccante rapporto alla pari.

La giovane in fiamme

Siamo sul finire del XVIII secolo e la Storia partecipa per dare un’immagine ulteriore alla donna. È presente oggi come nel passato anche se nascosta ed è tale senza dover essere rappresentata nel confronto con l’uomo: in Ritratto della giovane in fiamme non vi sono quasi presenze maschili, le protagoniste esistono come persone e non come controparti né dimostrazione di forza.

Le costrizioni sociali sono lì. Héloïse non ha scelta e Marianne introduce i suoi dipinti ai vernissage col nome del padre, il peso non viene trascurato è solo secondario rispetto all’amore maturato tra i quattro elementi che avvolgono le due innamorate. Lo stupore dell’acqua e della terra, il calore del fuoco e il freddo penetrante del vento descrivono i contorni di Héloïse e Marianne.

Senza fretta si parte dalla silhouette per un ritratto, spiega la pittrice alle studentesse e così ripete Sciamma nel presentare la musa. Uno chignon, un collo da scoprire prima dei tre quarti del volto di Héloïse fino ad arrivare solo in conclusione al nudo che avevamo già sentito negli occhi di Marianne davanti alla tela e in ogni movimento di macchina della straordinaria regista.

Acqua, aria, fuoco, terra

In quest’ordine s’incrociano. Lei venne dal mare e l’altra corse verso le onde mentre il vento copriva a entrambe il volto con delle sciarpe e assisteva con ammirazione al primo contatto amoroso, le loro conversazioni. Fu il fuoco a dare origine al Ritratto e a svelare il sentimento sbocciato nella terra di fronte al mare. È un susseguirsi di conferme della loro presenza nel mondo.

Marianne ed Héloïse vivono sullo schermo in coreografie perfette – Claire Mathon santa subito – e immediatamente dopo il primo incontro sono un noi senza ancora saperlo. È difficile anche per me separarle scrivendo di Ritratto della giovane in fiamme, il legame si può toccare con mano e anche se destinato a un’amara conclusione è sincero fino in fondo, non è un amore passeggero.

Lo dicono gli occhi e lo esprime ancor meglio la fotografia di Mathon, la migliore dell’anno. Non cadono ombre sui volti, la luce casca come un velo sulla pelle di entrambe accarezzandole con morbidezza. Lo sguardo di Marianne scivola sul collo di Héloïse e il suo corre su tutte le strade del viso che portano agli occhi profondi e allenati alla bellezza della pittrice.

Il sesso è rappresentato sullo schermo con la delicatezza del dopo, il nudo con tenero affetto e sono solo la coronazione naturale delle loro conversazioni e dei loro incroci di sguardi. Julien Lacheray monta le immagini di Céline Sciamma in accordo coi movimenti musicali del sentimento rispettando il pathos di ogni scena. Non gioca sull’accumulo, è un percorso dritto facile da seguire.

È questo il motivo per cui non si sente la mancanza di una colonna sonora.

L’ideale si sente

Il film ideale esiste e Ritratto della giovane in fiamme non è certamente il primo. Sciamma dirige un flusso ideale di emozioni destinate a raggiungere letteralmente un doppio finale struggente. Almeno è quanto posso supporre sia, perché l’esperienza mi avvicina alle lacrime di Héloïse.

Lì ho visto gioia. Il ricordo di un amore può essere sentito sempre nel tempo, anche fisicamente. Credo non ascolterò mai più l’estate di Vivaldi allo stesso modo.

Fatevi un favore, trovatelo.

Fausto Vernazzani

Voto: 5/5

3 pensieri su “La giovane in fiamme venne dal mare

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.