Pirateria e sale chiuse - CineFatti

Un film. Nessuna sala. Centomila internet.

I mille volti di una distribuzione d’emergenza.

Viviamo in un momento in cui il mondo sperimenta, credo, più che come un grande percorso che si sviluppa nel tempo, come un reticolo che incrocia dei punti e che intreccia la sua matassa.
Michel Foucault

Sono online, la NBCUniversal ha distribuito tre uscite in digitale. Altre seguiranno, è la risposta alla chiusura totale necessaria per fronteggiare il contagio e gli states sono in pieno sensazionalismo mediatico: mai successo prima d’ora! È la prima volta nella storia! Quei tizi hanno optato per un’azione senza precedenti! Falso, falsissimo. La tendenza USA è di annunciare un primato senza aver prima verificato alcunché.

La dice lunga sul livello di giornalismo culturale d’oltreoceano, ma che la Cina sia arrivata prima è un discorso assai irrilevante, mi urta solo il protagonismo degli states. I cinesi sono in efetti stati i primi e quindi anche pionieri in tattiche di salvataggio, ma volendo essere onesti Lost in Russia è arrivato su ByteDance gratis e non a pagamento come il trittico Universal, visione online alla modica (‘nzomma) cifra di 19,99$.

L’argomento toccato da questo articolo ha origine da due parole: Cina, USA. Scriviamo recensioni e diamo alla nazione di origine un ruolo socio-storico contestualizzando narrazione e biografia degli autori. Sappiamo bene o male inscriverli dentro i fatti e i cugini pregiudizi, ma con la rete non ci siamo più dovuti porre il problema economico della provenienza. Francamente, sono convinto sarà ancora così nel futuro cinematografico.

A ognuno il suo

Cina, USA. Hanno un signifcato profondo, un film prodotto con capitali emessi dalle due superpotenze è previsto abbia un proprio ciclo vitale dov’è inclusa una distribuzione internazionale: può essere nel circuito festivaliero, nelle sale con una tradizionale uscita oppure in streaming. La terza opzione ogni cinefilo sa cosa comporta: potremo trovare la versione HD su qualsiasi archivio di torrent per poterlo vedere a casa.

Non gratis, ma illegalmente.

Perché esiste una distinzione tra le due ed è bene ognuno di noi conosca la differenza tra gratis e illegale. È gratis la proiezione estiva all’aperto, è illegale se nessun proprietario dei diritti ha autorizzato la proiezione. Purtroppo, in un paese come l’Italia – ma non siamo soli – con tante falle nel sistema distributivo, diventa l’unica chance. Io ad esempio sono un amante del cinema asiatico e chiunque come me non potrebbe esserlo senza la pirateria.

Il pirata onesto

È responsabilità di ogni cinefilo poi trovare il modo di restituire qualcosa all’industria. Non quelle cazzate come “supportate” questo o quello e altra roba del genere: va ammesso che in tante situazioni sono proprio le realtà attorno a noi complici di certe scelte, a partire dal servizio offerto fino ad arrivare alla sporca e per niente semplice questione dei costi. Internet è il fuoco eterno che tiene accese le nostre passioni.

Andrebbe aperto un enorme discorso sui benefici politico-economici della pirateria. Sarebbe da illusi credere non esista una forma di guadagno dal miglior sistema distributivo al mondo. Quanti film grazie alla pirateria sono diventati famosi e hanno avuto una seconda vita? Quanti spazi pubblicitari per product placement sono venduti nei meeting ai piani alti dell’industria considerando la media di copie piratate?

Comunque, lo streaming è un alleato per ridurre il consumo illegale, io stesso grazie a Netflix e Prime Video ho diminuito drasticamente il numero di film visto altrove. Ne sono contento, a breve grazie a un regalo avrò anche Disney+ e alternando l’uno e l’altro senza pagare abbonamenti inutilizzati nei tempi morti riesco a soddisfare i miei desideri. Peccato manchi un buon canale per il cinema classico, Hollywood e internazionale.

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“Io sono Legione”

Cosa c’entra questo lungo discorso con l’attuale situazione? Film destinati alla sala usciranno online negli states, rendendoli immediatamente disponibili per vie traverse in tutto il mondo. Il confine degli USA ecco che si complica: da un lato abbiamo sincronizzato gli orologi sullo stesso scorrere del mondo, dall’altro vediamo le infinite distanze che ancora separano una nazione dall’altra. Internet non è uno solo, è legione.

Abbiamo distributori nazionali coi diritti di quei film, pagati, costretti a vedere una fetta del proprio pubblico inevitabilmente consumare il prodotto prima che possa essere offerto coi mezzi programmati. Siamo per fortuna in tanti a sapere combinare le due cose, ad esempio ho visto Parasite piratato, ma non appena c’è stata una sala che lo ha distribuito vicino casa mia sono andato subito al cinema a rivederlo. È il minimo.

Il limite evidente è nella sostenibilità di un sistema plausibile in cui in paese Tal dei tali un film è distribuito online, può darsi in contemporanea alle sale, e ancora non esista un accordo per l’uscita parallela altrove. Ci possono essere mille ragioni e la migliore per spiegare il caso italiano ha il nome di Checco Zalone, quando esce un suo film la nostra offerta subisce l’effetto di una bomba atomica. È rasa al suolo, creando un’inevitabile differita.

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Questo perché la religione del web è tutt’altro che monoteista, Internet è il nome di ogni divinità glocale. È una sola con infinite manifestazioni. È come l’iconografia di Gesù Cristo, a volte è biondo con gli occhi azzurri, altre ha i capelli castani, altre ancora degli occhi chiusi e il cuore da fuori. Ogni paese ha il suo internet e chi viaggia molto lo sa benissimo. Se vai in Cina puoi vedere svanire l’effetto di Google e l’emergere di Baidu.

Quando the Invisible Man è uscito online si è trattata ovviamente di una decisione presa nell’emergenza. Bloodline uscirà prima in VOD per riparare al danno della distribuzione in contemporanea col ritmo delle serrande abbassate. Come ci tocca? Bè, si suppone un cinefilo abbia a cuore l’industria che produce il cinema e la serialità tanto amata. Far crollare gli incassi internazionali ha delle ripercussioni, sono ora un male inevitabile.

Ripercussioni sul lavoro. Sia chiaro.

Il botteghino che vorrei

È col sostegno del botteghino extra-americano se Birds of Prey ha raggiunto i 200 milioni di dollari a fronte dei soli 85 entrati dal mercato domestico. Ora è curioso leggere articoli basarsi su rumor infondati – è già stato negato – dov’è paventato il pericolo che Wonder Woman 1984 possa uscire direttamente in VOD bypassando le sale. Possiamo immaginare le cifre che volano in blockbuster così grandi e attesi dal mondo intero.

Ma più di tutto trovo interessante come avvicinandoci alle uscite statunitensi allo stesso tempo ci distanzieremmo, trasformando noi non-americani in uno stormo di avvoltoi pronti a nutrirci delle carcasse. È lo scenario ideale per descrivere le immense differenze tra un internet e l’altro mentre tanti ancora si stupiscono se un film uscito su Netflix in Germania non si trova nella versione italiana. Anche la rete soffre la costrizione dei confini.

Vedremmo una forma di inclusione ed esclusione differente, magari impercettibile, ma il sistema mono-VOD o coadiuvato richiederebbe un ragionamento nelle sedi politiche per studiare strumenti atti a migliorare la circolazione dei prodotti per vie legali. Quella odierna è una mossa disperata, è chiaro, la visione a 19,99$ sarà un costo unico e famiglie intere vedranno Trolls World Tour al prezzo di un singolo biglietto.

Invece in Cina è importante la diffusione estera dei prodotti mediatici locali ancor prima del loro incasso. Andrebbe introdotto un termine come soft power in questa circostanza, ma suppongo l’articolo sia già lungo così com’è. Escludo la PRC perché gli USA sono più vicini a noi, o meglio, sopra di noi, ed essere inclusi in un così grande opus narrativo è quanto ci consente di guardare al mondo in un’ottica internazionale.

È la leva che permette ai Parasite di nascere ed essere compresi da una platea globale, perché tale è la dimensione odierna dell’immaginario. È la stessa che dovrebbe portare ogni popolo a riconoscere Ritratto della giovane in fiamme come una storia d’amore senza le costrizioni dell’orientamento caratterizzante le protagoniste. Includere, anziché escludere, le due nuove dimensioni, i due freschi volti degli oppressi e privilegiati contemporanei.

Una distribuzione incontrollata, confusa è un danno.

3 pensieri su “Un film. Nessuna sala. Centomila internet.

    1. Credo conti molto anche il pagamento regolare dei servizi di streaming, moltissimo la diffusione di informazione. Il popolo cinefilo e interessato a investire in Italia è una netta minoranza, quello che può fare è gonfiare i polmoni e urlare a gran voce il bisogno di riprendere gli “investimenti” personali in attività culturali-ricreative. Il potere dell’informazione è grande se usatoadeguatamente. Un’altra novità da seguire, scoperta ieri solamente tramite il regista Giacomo Cimini, arrivo tardi, lo so, è scoprire le possibilità della VR per l’evoluzione dell’esperienza cinematografica. Insomma, c’è da tenere occhi, orecchie e bocca aperti insieme al portafogli. Uscire dalla bolla in ogni direzione immaginabile.

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