Pet Sematary - CineFatti

#VenerdìHorror: Pet Sematary (Mary Lambert, 1989)

I don’t wanna be buried in a pet sematary!

Qualche tempo fa lo prendemmo in giro inserendolo nella classifica dei 5 no cinematografici più ridicoli della storia. Il fatto però è che Pet Sematary ha molto poco di divertente e tutto ciò che lo riguarda che si possa definire tale risulta assolutamente involontario, come una risata in mezzo al buio.

Lo stesso NO! urlato al cielo da Louis Creed (Dale Midkiff) lo prova, perché sprigiona tutta la disperazione e il dolore che un genitore testimone della morte del proprio figlio ha la capacità di contenere.

E fa niente se Mary Lambert calca un po’ la mano sul momento montando insieme pezzi di vita trascorsa in una sorta di slideshow ante litteram: al tempo del film gli Ottanta stanno cedendo il passo ai Novanta e lo stile non è qualcosa che si può del tutto decontestualizzare.

Le apparenze ingannano

Messo da parte il dato che l’adattamento dell’omonimo romanzo di Stephen King sulla drammatica vicenda della famiglia Creed avrebbe avuto la regia di George A. Romero, c’è da dire che la sostituta Lambert non fa esattamente la figura della prima arrivata.

Al contrario la sua regia, ben lontana dall’essere estetizzante (e dunque perfettamente figlia della sua epoca), fra un ralenti e una luce soffusa di troppo riporta in superficie tutto l’orrore sotterrato negli spazi invisibili (ma oscuri) che separano le righe del libro.

Così facendo regala ai suoi spettatori due indimenticabili figure mostruose: quella, a dir poco iconica, del piccolo Gage – sfido chiunque a dimenticare il muso imbronciato e le urla paralizzanti del biondo Miko Hughes – e l’androgino fantasma di Zelda, sorella defunta della signora Creed, cui presta il volto l’attore Andrew Hubatsek.

Non avvelenatevi il cuore

È da questa profondità venefica nella quale si annida il terrore dell’inaccettabile – l’irreversibilità dei traumi e della morte – che sgorga la vera forza del primo Pet Sematary, cui segue, circa tre anni più tardi, il ben più modesto Cimitero vivente 2, sempre diretto dalla Lambert e musicato dai Ramones.

Eppure la parola remake non ci spaventa, ora che è stata pronunciata in relazione all’annuncio del film Paramount diretto da Kevin Kolsch e Dennis WidmyerNon vogliamo vivere di nuovo la nostra vita (semicit.) ma con i film e le serie tv funziona all’inverso. Ed è molto più piacevole.

Francesca Fichera

Voto: 3.5/5

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