Hereditary - CineFatti

Hereditary, il dramma borghese in salsa horror

A24 è qualità

Quando a produrre è A24 sappiamo che nel 99% dei casi ci troviamo di fronte a un prodotto di assoluta qualità artistica e Hereditary rientra a pieno titolo in questa percentuale. Che anche in Italia si stia facendo un timido tentativo di distribuire cinema di valore nel periodo estivo?

Dopo la morte di Ellen Taper Leigh, madre di Annie (Toni Collette), iniziano a verificarsi degli strani avvenimenti nella sua casa che coinvolgono soprattutto la figlia Charlie (Millie Shapiro), la quale sembra molto legata alla nonna. Nel tentativo di capire che cosa succede, Annie verrà a scoprire degli oscuri segreti che metteranno in pericolo tutta la famiglia.

Non è il solito scialbo horror estivo americano

La visione di Hereditary è un’esperienza che ognuno dovrebbe fare almeno una volta nella vita. Ari Aster è un regista esordiente, ma già si notano delle caratteristiche interessanti nel suo stile.

Sin dall’inizio dà sfoggio del suo genio. Con una prima panoramica ci fa esplorare l’ufficio dove Annie lavora come miniaturista e, tra i modelli, c’è una versione della sua casa.

Con un lento movimento in avanti, la camera si avvicina al plastico fino a fermarsi all’ingresso. Qui comincia il film con Gabriel Byrne che sveglia il figlio Peter. Capiamo subito che non stiamo assistendo al solito scialbo horror estivo ma a molto di più.

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Il gelo in una stanza

I colori gelidi della casa dove vivono Annie, il marito Steve (Gabriel Byrne) e i due figli Charlie e Peter (Alex Wolff) sono la rappresentazione di una situazione familiare molto pesante. La frase ricorrente di Steve è:” Si gela lì dentro”, riferendosi al soggiorno.

Ma, oltre al soggiorno, a essere gelido è il rapporto tra i protagonisti, i dialoghi in famiglia si limitano a poche frasi e tanti silenzi e incomprensioni che portano a esplosioni improvvise come la magnifica scena nella quale Annie ha qualcosa da ridire sulla maturità e le responsabilità di Peter.

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Qui sta per succedere qualcosa, sicuro!

Hereditary ci regala un crescendo continuo di ritmo e, soprattutto, di paura. Il dramma introduttivo un po’ lento è un riscaldamento per scatenare tutto l’horror che ci regalerà la seconda parte del film con momenti che faranno accapponare la pelle.

Uno di questi è quando – SPOILER – Peter sta osservando una scena raccapricciante davanti al camino. La camera si sposta in alto a sinistra mostrando qualcuno che si sta aggrappando al tetto in stile Esorcista. Peter si gira verso destra e vede un’altra figura inquietante, mentre l’altra inizia ad inseguirlo per la casa.

Dura meno di due minuti, ma sfido chiunque a non provare un minimo di strizza. Sono tante le sequenze di questo tipo, tante volte vien voglia di applaudire e si esce dalla sala chiedendosi se si riuscirà a dormire nella notte – FINE SPOILER.

Nella prima parte, in ogni caso, si ha sempre la sensazione che stia per succedere qualcosa di grosso in ogni frame. La dimostrazione è il momento dove Charlie segue la luce che la porta ad affacciarsi alla finestra, si ha la sensazione che il jump scare sia dietro l’angolo.

Una delle grandi qualità di Hereditary è l’assenza totale di questo sotterfugio abusato dal cinema dell’orrore. Aster sa come creare la paura con la composizione e l’accompagnamento della colonna sonora di Colin Stetson.

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Tutto molto bello e armonioso

La perfezione attoriale e la sceneggiatura perfetta dello stesso Ari Aster hanno contribuito alla riuscita del film. Non menzioniamo Toni Collette e Gabriel Byrne che sono scontati, chi dà una prova di livello straordinario è Alex Wolff che abbiamo visto recentemente nel remake di Jumanji.

La scena completa a scuola che si vede, brevemente, nel trailer è qualcosa di meraviglioso e quando è protagonista del primo colpo di scena del film, è sconvolgente. Nel complesso riesce a regalare forti emozioni riuscendo a dare vita a un personaggio molto complesso.

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Cercate di non affezionarvi troppo ai personaggi e di non cercare un protagonista. Come in Game of Thrones, le sorprese in Hereditary sono dietro l’angolo e il riferimento seriale non è fatto a caso ed è utile per evitare pericolosi spoiler.

Ari Aster ci offre un debutto straordinario che fa ben sperare per il suo futuro. Non ha in cantiere nuovi progetti, ma segniamoci questo nome, sono sicuro che fra qualche anno non saranno solo gli appassionati di horror ad attendere con trepidazione i suoi progetti.

Roberto Manuel Palo

Voto: 5/5

Un pensiero su “Hereditary, il dramma borghese in salsa horror

  1. l’ho visto ieri sera… il film più brutto, pesante e per niente horror che io abbia mai visto.. il finale poi non ne parliamo.. non andate a vederlo, soldi buttati!

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