Revenge - CineFatti

#VenerdìHorror: Revenge, vendetta bollente

Jen l’implacabile rianima con stile il rape & revenge

È una lolita al primo sguardo della macchina da presa di Coralie Fargeat in Revenge, la Jen di Matilda Lutz è una ragazza con un corpo da favola sull’elicottero di un miliardario francese, l’amante con cui trascorrerà un paio di giorni nella sua villa nel deserto, prima di essere raggiunto dagli amici per una cruenta battuta di caccia.

Un ambiente isolato di cui Jen ha però fiducia, non sappiamo se per ingenuità o solo perché crede nel suo amante Richard (Kevin Janssens), quattro mura in cui il proprio corpo smetterà di essere tale perché “troppo bella” per essere lasciata in pace, “troppo viva” per essere lasciata in vita quando parla più del dovuto.

Rape & Revenge

Con dialoghi ridotti all’osso Revenge modifica sottilmente la consueta trama del rape and revenge, a Matilda Lutz sono concesse pochissime parole e ognuna di quelle è una firma in calce alla propria condanna a morte. È un giocattolo da esorcizzare e distruggere non appena apre bocca, dovrebbe accettare la violenza senza battere ciglio.

Jen è costretta a subire un duro colpo dietro l’altro. Prima lo stupro del viscido Stan (Vincent Colombe) e in contemporanea l’indifferenza di Dimitri (Guillaume Bouchède), poi la furia dell’ora ex amante Richard nei suoi confronti e infine… il tradimento. Rape and revenge non è una definizione sufficiente per il film dell’esordiente Fargeat.

La vendetta è un piatto da servire caldo

Nel pieno del deserto e col caldo asfissiante non c’è tempo per aspettare, la vendetta di Jen deve essere rapida se desidera sopravvivere e la Fargeat la tempesta di colori caldi, esasperati uno a uno dai numerosi fiotti di sangue. Revenge è una fontana barbarica, ripresa nel dettaglio e con gli effetti sonori al massimo volume possibile.

La masticazione di Dimitri, l’alluvione di sangue piovuto su una formica e visioni notturne dal sapore mistico, Coralie Fargeat impedisce allo spettatore di tapparsi le orecchie, Revenge vuole sia un film viscerale e se ne percepisca ogni sofferenza del corpo, se ne veda ogni vena per non nascondere il dolore inflitto a Jen.

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La carne della bestia

Trattata come un oggetto di consumo, schiacciata contro un vetro sotto gli occhi di tutti. Jen non ha avuto chance di farsi sentire, violentata fuori campo e vista solo coi rumori. Ribalta questa stessa situazione sul finale, uno scontro a nudo per la vendetta finale, la carne al vento con un nudo completo maschile per dare corpo alla bestia.

Revenge non cambia la trama tipo del suo genere di appartenenza, accalca però quanti più significati nascosti possibile col supporto di ogni comparto tecnico-artistico togliendo spazio ai dialoghi, quasi del tutto assenti a favore del colore in primis e solo dopo del sonoro, del montaggio e della recitazione bestiale dei suoi protagonisti.

Coralie Fargeat ha messo di fronte al pubblico un debutto straordinario, indegno di una normale recensione, come questa. È un film di cui un domani dovremo scrivere e parlare a lungo, analizzandone dettaglio per dettaglio, scoprire i segreti di Revenge, magari ascoltando in loop la colonna sonora (Robin Coudert) di carpenteriana memoria.

Fausto Vernazzani

Voto: 4/5

4 pensieri su “#VenerdìHorror: Revenge, vendetta bollente

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