La forma dell'acqua - CineFatti

Dare forma all’acqua: 10 film da vedere prima di The Shape of Water

Immagini e visioni dietro La forma dell’acqua.

Esistono migliaia di ingressi all’immaginario di Guillermo del Toro, chiunque può trovare l’accesso migliore per sé stesso. Attraverso le proprie conoscenze in un’arte o nell’altra possiamo riconoscerci nelle sue immagini e rintracciare un percorso che va a ritroso, dentro lo scheletro delle sue opere cinematografiche.

Sarebbe uno scopo nobile, voler ricostruire dalla A alla Z come certi film sono stati scritti e in aiuto ci arriverebbe proprio lui, insaziabile consumatore e divulgatore culturale, ma con l’ultimo La forma dell’acqua (The Shape of Water) ho deciso di farmi strada tra gli oggetti utili a goderseleo meglio oltre che a capirne le origini.

Si badi bene, goderselo non capirlo, perché su Guillermo del Toro se ne possono dire tante (senza esagerare) eccetto che il suo cinema sia ermetico e/o incomprensibile. Niente echi lynchani, insomma. Perciò ecco una selezione di film utili a collocarlo e scassinare lo scrigno nascosto in ogni suo lavoro. Domani la recensione!

Crimson Peak

Iniziare con un suo film è il passo logico, scelgo però di richiamare non uno dei suoi film preferiti come La spina del diavolo, di sicuro rimasto impresso nei suoi occhi e nel suo cuore, ma Crimson Peak. Ovvio si debba considerare l’opera omnia, ma concentriamoci su uno solo e questo è il film ideale.

All’epoca lo definii “la chiave di volta” del suo cinema e così è. Ispirato alla letteratura gotica dalle fondamenta alle guglia, è un esempio di dispersione di citazioni e riferimenti sensazionale. Se altrove nella sua filmografia la caccia all’ispirazione era più complessa Crimson Peak è un’esposizione costante.

La forma dell’acqua riprende lo stile del suo predecessore, scegliendo stavolta il cinema al posto della letteratura come (non)luogo su cui costruire l’opera, pertanto gli strumenti affinati con le innumerevoli visioni di Crimson Peak dovrete dissotterrarli per pescare le immagini riflesse nell’acqua. Volendo, lo trovate su Netflix.

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Scarpette rosse

Michael Powell ed Emeric Pressburger sono nel Gotha del cinema e dietro due comparti specifici de La forma dell’acqua: la scenografia (stupenda) delle case gemelle di Elisa (Sally Hawkins) e Giles (Richard Jenkins) e la scelta dei colori che distinguono il nuovo film di Guillermo del Toro dai precedenti.

Nacque come “small film in black and white” da girare velocemente tra Crimson Peak e Haunted Mansion o Fantastic Voyage (entrambi in dubbio), ma la Fox Searchlight accettò di produrre la love story tra il Gill-man e un’inserviente a patto che fosse girato a colori e non in bianco e nero. Anche se devo dire, una visione in b/w ci starebbe…

La forma dell’acqua eredita i colori di Powell e Pressburger, spegne la loro luce accendendo lo squallore di fondo nella realtà celebrata della bellezza, normalità, dell’odio diffuso dietro le bellissime speranze degli anni Sessanta. La dolcezza invece spiccherà con la maestosità e l’unicità dei difetti protagonisti.

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Il mostro della laguna nera

Ancora più scontato di Crimson Peak e pertanto non mi dilungherò sul cult di Jack Arnold e riporterò invece questa riflessione di Francesca Fichera dalla sua recensione pubblicata qui su CineFatti in tempi non sospetti, relativa alla scena più famosa, de Il mostro della laguna nera, visibile nella gif sottostante.

È in tale frangente che esplode la sofferente condizione di reietto del mostro, uomo-animale unico nel suo genere e perciò condannato a una solitudine senza inizio né fine, all’insoddisfazione eterna di quel desiderio di procreazione che, oltre a “far bene al cuore”, assicura il proseguimento di ogni specie vivente sulla faccia della Terra.

Conoscerete la trama de La forma dell’acqua, dunque vi offriamo questa chiave di lettura per comprendere cos’abbia visto Guillermo del Toro in quella nuotata di Julie Adams nella laguna, cos’abbia voluto raddrizzare per svelare il volto dei veri mostri.

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La vendetta del mostro

Il Gill-Man nato con Jack Arnold non terminò lì le sue avventure, sopravvisse e sempre con Arnold alla regia tornò sul grande schermo per essere catturato da un team di scienziati e trasportato in un parco acquatico in Florida. Studiato per l’essere unico al mondo qual è ed esposto al pubblico come un fenomeno da baraccone. Un freak.

Ma un freak per Guillermo del Toro ha un suo fascino e la creatura de La forma dell’acqua trova un destino diverso rispetto al Gill-Man di questo lontano sequel, in cui ancora una volta caduto nella trappola dell’amore, cerca di rapire la donna (Lori Nelson) di cui è innamorato per farne la sua compagna di vita.

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La moglie di Frankenstein

Chi altri desidera una moglie se non la creatura del dr. Frankenstein nel meraviglioso sequel di James Whale, dove la solitudine del mostro è ancora più evidente che nel primissimo film. Nel suo peregrinare alla ricerca della propria identità, di un contatto umano, persino forzato, la creatura si spoglia e mostra nella sua fragilità.

Una scena in particolare rimarrà negli annali – anche grazie a Mel Brooks, Peter Boyle e Gene Hackman in Frankenstein Junior – ovvero l’incontro tra il Mostro e il cieco, in cui per la prima volta la creatura scopre il significato di bene e male, dove la solitudine è per un istante lungo un giorno cancellata finalmente dalla sua vita con una lacrima.

Mi commuovo ogni volta che la rivedo.

Let Me Hear You Whisper

Sono ben tre le accuse di plagio rivolte a Guillermo del Toro per La forma dell’acqua, una riconosciuta come “fasulla”, un’altra rimandata all’eredità di Terry Gilliam e una terza in realtà non davvero risolta. Necessita di essere chiamata in causa? Perché no, Hollywood tiene il dito puntato contro qualsiasi cosa di questi tempi e va considerato.

Nel 1969 il drammaturgo Paul Zindel scrive un’opera poi trasmessa lo stesso anno in Tv per la regia di Glenn Jordan. Lo spettacolo parla di un’inserviente fresca di assunzione in un laboratorio governativo dove si tengono esperimenti speciali su un delfino, tentativi di renderlo capace di comunicare con l’uomo per scopi militari.

L’inserviente, incapace di vedere la creatura come un essere inferiore, la prende in simpatia, soprattutto quando la sente cantare Let Me Hear You Whisper, a tal punto da decidere di salvarla quando sente gli scienziati parlare di vivisezione. Plagio o no (non credo) potrete vedere il film per intero su YouTube se vorrete.

22.11.63

Ambientare La forma dell’acqua prima del 22 novembre del 1963 è una scelta precisa, Guillermo del Toro ha scelto come personaggi protagonisti uomini e donne ai margini in una delle epoche più felici e ricolme di fiducia nella storia degli Stati Uniti d’America. Un periodo che quel giorno a Dallas sarebbe finito a colpi di fucile.

È il giorno dell’assassinio del presidente John Fitzgerald Kennedy e per vivere quegli anni che portarono alla fatidica parata non c’è niente di meglio della serie Hulu di Bridget Carpenter basata su 22.11.63 di Stephen King. Il piano di Jake Epping (James Franco) di salvare JFK percorrerà gli USA dal 1960 al 1963.

L’ottimismo fluttua nell’aria, gli Stati Uniti sono il Re del mondo a 15 anni dalla chiusura della Seconda Guerra Mondiale, ma c’era ovviamente anche tanta paura per il pericolo sovietico dall’URSS e da Cuba e il terrore di essere distrutti dal diverso. Quegli otto episodi, voluti anche da J.J. Abrams, sono un ottimo background.

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Tokyo Godfathers

Il 24 agosto 2010 perdemmo uno dei migliori registi internazionali, il giapponese Satoshi Kon. Guillermo del Toro lo conosceva e amava, tant’è che risulta nella sua lista dei registi preferiti, motivo per cui sono portato a collegare La forma dell’acqua al suo celeberrimo Tokyo Godfathers, parente alla lontana de I tre padrini di John Ford.

Nel freddo Natale di Tokyo tre senzatetto trovano una bambina abbandonata in mezzo all’immondizia. Un giocatore d’azzardo fuggito dalla famiglia per debiti e vergogna, una transgender impoveritasi con la morte del fidanzato, una ragazzina scappata di casa in seguito a un litigio in famiglia. Tre improbabili eroi, tre buoni mostri.

La società li ha rifiutati, ma loro non hanno smesso di credere nella solidarietà, anche se le difficoltà possono essere enormi per loro quattro, letteralmente dei rifiuti umani agli occhi degli altri. Eppure nessuno meglio di loro incarna la bontà, così come i rifiuti dei Sixties protagonisti ne La forma dell’acqua di Guillermo del Toro.

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I figli della violenza

Come La moglie di Frankenstein questo classico di Luis Buñuel figura tra i film preferiti del nostro caro Guillermo. Entrambi messicani, entrambi legati al surreale e da una passione sfegatata per i Souvenir entomologici di Jean-Henri Fabre, era inevitabile per il regista di Guadalajara essere colpito dallo sguardo di Buñuel.

Nel nostro percorso verso La forma dell’acqua i film di Kon e Buñuel sono gemelli seppur con un cuore assai diverso. In Tokyo Godfathers è evidenziata con dolcezza la forza e l’umanità dei tre senzatetto, i bambini dimenticati ne Los olvidados del messicano sono invece disperati, alla ricerca di un modo di sopravvivere alla fame.

È chiaro dunque lo schema che vede Guillermo del Toro, anche nel cinema, dalla parte dei più deboli, delle classi sociali dimenticate e rifiutate dal prossimo e soprattutto dal potere. Se c’è qualcosa che Del Toro disprezza quello è il potere: forse vi ricorderete un certo Capitano Vidal in Il labirinto del fauno nel 2006…

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Warm Bodies

Vi starete chiedendo cosa diamine ci fa il film di Jonathan Levine e fate bene. Parliamo sempre di arte cinematografica e ci dimentichiamo che si tratta sempre prima di tutto di una industria, dunque è giusto domandarsi anche come mai la storia d’amore tra un Gill-Man e una donna sia stata prodotta nonostante il suo essere un concept bizzarro.

La forma dell’acqua esce in coda a una lunga serie di teen movie dove il mostro tanto mostro non è (brilla!) e corona il proprio tragico sogno con una timida ragazza in qualche provincia statunitense. Va tenuto in conto quanto le figure mostruose dei romanzi gotici e dei B Movie siano tornate in auge protagonisti di storie d’amore.

Warm Bodies è il migliore di questi teen drama, incontro amoroso tra uno zombie (Nicholas Hoult) e una ragazza sopravvissuta all’apocalisse dei non-morti (Teresa Palmer), sufficiente a ridare la vita a chi si credeva l’avesse persa in preda a una tremenda voglia di mangiare cervelli e carne umana.

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Fausto Vernazzani

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