CineFatti - Black Mirror 4

Black Mirror 4: sei episodi in cerca di autore

Black Mirror 4: anche la caduta libera è sotto controllo.

Prima regola di Black Mirror: parlare tantissimo di Black Mirror. Seconda regola: inutile opporsi. Ed ecco che CineFatti entra nel flusso e dice la sua sulla quarta stagione, attesa e chiacchierata come le altre. Ma anche allo stesso livello?

La domanda sembrerebbe retorica, soprattutto da quando il colosso Netflix ha messo le mani sull’oscura e brillante creazione di Charlie Brooker finendo per ridurne progressivamente il portato innovativo. Questo paiono dire gli ultimi sei episodi, il cui bilancio in positivo, al netto di qualche piacevole eccezione, risulta ancora più ridotto del precedente.

D’altro canto l’autore ha la sua buona parte di responsabilità, dato che il confine fra caratterizzazione e ripetizione è un velo facile a bucarsi col passare degli anni e, nel caso di una serie partita in quinta come Black Mirror, conserva poche possibilità di reggere a eventuali confronti.

Io qui non ne farò, ma mi limiterò a dire quanto i sei capitoli di Black Mirror 4 sono riusciti a funzionare, intrattenere, colpire. Se sì perché sì e se no perché no. Semplicemente.


USS Callister

Quello del secondo Black Mirror targato Netflix è senza dubbio un discreto inizio, che guadagna tempo prima di diventare divertente e a proprio modo iconico – se non altro per l’ovvio riferimento scenico a Star Trek.

Tuttavia la mancanza di originalità si fa sentire e la vicenda del diabolico game designer Robert Daly e della tremenda realtà simulata a cui destina lo sfogo di ogni frustrazione fa abbastanza presto ad assumere i contorni di un gioco nel gioco incapace di intraprendere la direzione che avrebbe potuto dargli il famoso quid.

Chissà che questa non possa essere scovata da un eventuale spin-off

Arkangel

L’abusatissimo tema della sorveglianza nella sua ennesima declinazione votata alla morbosità più spinta. La regia piattamente tradizionale di Jodie Foster dipana l’insostenibile storia di una madre controllata dalla paura che finisce per controllare a propria volta la sua unica figlia dall’interno grazie a un’apposita tecnologia in via di sperimentazione – successivamente giudicata illegale.

Prevedibile ai limiti del patetico, offre qualche guizzo solo grazie all’esasperante escalation di follia della signora protagonista.

Crocodile

Delude la prova di John Hillcoat alla regia del terzo episodio della stagione, ambientato in una bianca e corrotta Islanda dove un uomo e una donna condividono per anni un terribile segreto. Ennesima figura femminile riprovevole, Mia sopravvive con successo al trauma costruendosi una vita ideale che il riemergere del brutto ricordo rischia di distruggere.

Non a caso è la memoria il fulcro concettuale di questo noioso e prolisso rimpasto di temi cari alla fantascienza con un colpo di scena conclusivo che non salva dalle copiose lacrime di pentimento (e di coccodrillo!) per avergli dedicato del tempo.

Hang the DJ

Da molti giudicato il capitolo più fiacco del quarto Black Mirror, questa distopia sentimentale ha quasi la forma di una autocitazione involontaria, oltre che dell’esplicita ripresa del motivo del controllo dei sentimenti raccontato in maniera eccelsa nel Lobster di Lanthimos.

La storia del Sistema Coach che preordina tempi e modi delle relazioni sentimentali, seguita dal punto di vista degli anomali Amy e Frank, trova il proprio maggior pregio nella dolcezza e il più grande difetto nella ripetitività. Con un finale che cita quasi letteralmente un celebre film di Peter Weir.

Metalhead

Difficile negare che Black Mirror non abbia sempre avuto un’anima radicalmente tecnofobica: questo episodio, ben diretto da David Slade, torna a ricordarlo con discreta forza. Provateci voi piuttosto a trarre di meglio da una sceneggiatura così misera, tutta incentrata sulla fuga di una donna dal nemico invincibile che sembra aver preso possesso, assieme a tutti i suoi compagni di razza, dell’intero pianeta.

Un bianco e nero che possiede almeno il merito di variare l’iridescente veste grafica proposta dalla serie, pur lasciando letteralmente senza speranza sia i personaggi che gli spettatori.

Black Museum

Secondo chi scrive, se non il più riuscito, il finale di questa quarta stagione rientra fra i suoi episodi meno scontati. Strizzando l’occhio al Leland Gaunt kinghiano di Cose prezioseBlack Museum presenta Rolo Haynes alla visitatrice del suo museo nero, un posto sperduto nel deserto che raccoglie le prove tecnologiche di una lunga serie di esperimenti finiti male.

Dalla struggente storia della scimmia pupazzo all’inquietante vicenda sadomaso del mad doctor di turno si compie un viaggio in terre luciferine che è soprattutto una storia di vendetta. E forse anche una specie di Piccolo brivido con l’upgrade.

Francesca Fichera

10 pensieri su “Black Mirror 4: sei episodi in cerca di autore

  1. Ottima recensione, anch’io ritengo valido Hang the Dj anche se mi lascia qualche perplessità il finale, tutto sommato l’ho apprezzato. Quello che invece ho trovato il peggiore é MetalHead, buono il bianco e nero e la tematica apocalittica, purtroppo il fatto che si riveli la solita caccia robot contro umani, me l’ho fatto apprezzare meno. A questo si aggiunge che secondo me l’episodio non riesce a creare una vero legame con il personaggio principale, per cui al termine non mi é rimasto nulla.
    Per quanto riguarda U.S.S. Callister l’ho trovata buona, ottima idea, ma non ho gradito il tono adottato ed il finale(vedremo cosa ci riserverà l’eventuale spin off),
    Arkangel l’ho trovato eccessivamente lento, non male il finale ma anche questo episodio mi ha lasciato poco, stessa opinione per Crocodile, l’unico che alla fine per me riesce a rievocare lo spirito originario della serie é Black Museum, mi sono piaciute molto le storie narrate, forse sempre qualche dubbio per la fine ma rimane per me l’episodio migliore di questa stagione(che spero sia l’ultima visto il calo di qualità) :-) :-)

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    1. Non sarà l’ultima (sigh) quindi l’unica resta sperare in un netto miglioramento! Per la tv così come per il cinema la scrittura è uno dei processi fondamentali e a me sembra proprio che abiti lì il difetto maggiore di tutta la quarta stagione – e in buona parte anche della terza. Vogliamo più storie da Black Museum ;) :)

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      1. Grazie della risposta, proprio l’aspetto della sceneggiatura é quanto ho notato anch’io, per di piú sorprendente per una serie che vanta episodi delle scorse stagioni ben scritte. Forse perché possa tornare alla qualità di un tempo bisogna che si svincoli da Netflix(decisamente forse non é il produttore adeguato per serie del calibro di Black Mirror)

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  2. Buona recensione, anche se non proprio in linea con le mie valutazioni.

    4 e 6 i migliori per me. Il quinto mi sembra essere il più debole del secondo trittico. Black Museum, in particolare, somiglia molto a White Christmas per struttura, diverse storie in una storia principale. Davvero ben fatto.

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    1. Non a caso White Christmas è (anche) uno dei miei preferiti in assoluto di BM.
      Della nuova stagione ho amato il sesto episodio, sì, seguito a ruota dal primo e dal quarto. Il quinto ha una storia debolissima, come ho scritto, però si sforza di essere originale almeno sul piano estetico, a differenza del secondo e del terzo, ovvero il fondo del barile.

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      1. :D di solito non mi è comodo stilare classifiche, solo su richiesta ;) Questa di BM poi è stata una stagione chiacchierata assai, per cui ho preferito soffermarmi di più sugli elementi tecnici che esprimere esclusivamente il mio gusto. Comunque alla luce di entrambe le valutazioni spero sinceramente in una ripresa futura :)

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      2. Lo spero anch’io. Ma devo dire che, sebbene risenta dell’influenza del passaggio a Netflix, questa serie mantiene livelli molto alti (episodio più, episodio meno) e continua ad intrattenermi. Tutto questo considerando anche qualche “caduta libera” ;)

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