Universal Monsters

Un mondo di dei e di mostri: le origini del Dark Universe

Chi sono gli Universal Monsters e cosa sarà il Dark Universe.

In principio furono Dracula Il fantasma dell’opera, immortali e inarrivabili  Béla Lugosi Lon Chaney.

Il film di Rupert Julian tratto dal classico di Gaston Leroux venne per primo, quello di Tod Browning ispirato a Stoker per secondo. Correva l’anno 1931 e i mostri Universal abbandonavano definitivamente le nebbie del tempo per fare il loro ingresso nell’eternità.

1931

Al Dracula fotografato da Karl Freund e musicato da Tchaikovsky seguì subito un’altra creatura, la creatura per antonomasia: il mugugnante mostro di Frankenstein di Boris Karloff diretto da James Whale, lo stesso che di lì a poco avrebbe curato la regia di almeno altre due storie degli Universal Monsters.

La sua versione del gigante redivivo, per quanto lontana dall’iconografia fedele alla volontà dell’autrice Shelley, lasciò un’impronta tale nell’immaginario collettivo da diventarne l’incarnazione prediletta.

1933

Prima di trovargli una compagna, i creatori degli Universal Studios decisero di omaggiare la cultura gotica anche nel suo imperituro amore per l’esotico.

Ed ecco La mummia, dove Karl Freund ritorna in veste di regista e Karloff veste panni e bende di un uomo atrocemente diviso fra amore e morte, passato e presente, Egitto e America.

Il 1933 è anche l’anno di una nuova paura, raccontata da H. G. Wells e trasformata in pellicola da Whale: L’uomo invisibile.

Qui, sebbene non si veda che per pochi minuti, Claude Rains è Jack Griffin, mad scientist sghignazzante accecato dalla brama di potere al punto da voler instaurare un regime globale di terrore basato sulla sua incredibile scoperta.

1935

Due anni più tardi si urlava e si ululava. Giunse il turno de La moglie di Frankenstein, quell’Elsa Lanchester dall’acconciatura scultorea che non ha mai smesso di accompagnare il suo indesiderato consorte per le strade dell’immaginario.

Dietro la macchina da presa di una produzione che molti critici continuano a considerare fra le migliori del (non ancora) Dark Universe c’era di nuovo James Whale, mentre al trucco brillava il talento di Jack Pierce.

Fu il celebre make-up artist cinematografico a dare una pelliccia al volto di Henry Hull (a sinistra nella foto), primo Uomo lupo della storia Universal nel film Il segreto del Tibet.

Sei anni più tardi, nel 1941 il ruolo del licantropo andò a Lon Chaney jr. (a destra nella foto) che, affiancato da Lugosi e camuffato da Pierce, rinnovò il mito nel ben più esplicito lavoro diretto da George Waggner.

1954

Molta acqua passò sotto i ponti finché non emerse Gill-man, ovvero il mostro della laguna nera. A narrarne le gesta anfibie fu Jack Arnold, reduce dalle inquietanti visioni fantascientifiche di Destinazione… Terra!

Avete riconosciuto la sua zampa sottovetro nell’ultimo La mummia?

La lunga strada verso il Dark Universe

sequel che determinarono la divisione fra protagonisti e mostri minori della squadra Universal furono tantissimi. Karloff continuò a interpretare la creatura fino al 1939, anno de Il figlio di Frankenstein, per poi passare il testimone a Lon Chaney jr. ne Il terrore di Frankenstein (1942) e a Béla Lugosi in Frankenstein contro l’uomo lupo (1943).

Sono i prodromi di un’idea di universo condiviso che va oltre le barriere del genere e del protagonismo assoluto dei personaggi, fino a riunire il Conte Dracula, la creatura, il licantropo e l’uomo invisibile (voce di Vincent Price) in commedie come Il cervello di Frankenstein del 1948 con Abbott e Costello (Gianni e Pinotto).

Se però da un lato i mostri si incontravano e scontravano, dall’altro le maschere più esplicitamente sofferenti (dunque meno pop) del Gill-man e della mummia ottenevano un percorso seriale autonomo, composto rispettivamente da due (La vendetta del mostroIl terrore sul mondo) e cinque sequel ( La mano della mummia, La tomba della mummia, L’ombra della mummia, La maledizione della mummia, Il mistero della piramide).

Repetita iuvant

Per gli Universal Studios il famoso adagio latino si era trasformato in una gallina dalle uova d’oro. Produrre a ripetizione, vera essenza della serialità, investiva ogni aspetto dell’oggetto filmico, dalle microstrutture narrative alla macrostruttura del franchise.

Così, come per il gigante di Frankenstein era stata creata una controparte femminile, diverse donne mostruose andarono ad affiancare o sostituire gli interpreti maschili in ruoli più o meno centrali, da La figlia di Dracula (1936) passando per La donna invisibile (1940) fino al minore La donna lupo a Londra (1946).

I nuovi mostri

Le espressioni franchise commistione di generi a questo punto dovrebbero parlare da sole: il vero lavoro di mitizzazione dei mostri Universal (e della loro estetica) lo dobbiamo al tempo, ai decenni che ci separano dal loro debutto in sala. Perché, volendo utilizzare una metafora un po’ azzardata, i film degli Universal Monsters hanno sempre funzionato come la punta di un iceberg, rendendo visibili su larga scala contenuti profondi e complessi.

Ma visto che “la superstizione di ieri può diventare la realtà di oggi” si pone la necessità di un loro ritorno. Un ritorno che non trascuri l’oggi incluso nella frase cadendo nell’errore di scimmiottare un’estetica fuori dal nostro tempo, che non ci appartiene più in maniera diretta.

E il nostro tempo è segnato dagli universi cinematografici a fumetti, dai supereroi che inciampano e cadono, piangono e si scuriscono dentro i cieli di affollate megalopoli dominate dalle nuove tecnologie, dal terrorismo e dall’ombra delle guerre nel Sud-est del pianeta. Perciò è giusto che il fantasma de La mummia venga fuori da quelle ombre, che il suo principale nemico sia un soldato e che Jekyll stia a capo di un laboratorio futuristico che prova a mettere in provetta il mistero del mondo. Un mondo nuovo di dei e di mostri chiamato Dark Universe.

Francesca Fichera

3 pensieri su “Un mondo di dei e di mostri: le origini del Dark Universe

  1. E’ pensando a questi primi “franchise” che mi viene sempre da ridere quando sento parlare della “moderna mania dei remake e dei sequel”! Il cinema horror si è sempre impostato su modalità da racconto seriale.
    Il cinema di mostri si è sempre prestato alla perfezione per incarnare il cambiamento dei tempi, basti confrontare i film della Universal con quelli di Fisher di trent’anni dopo.
    “La moglie di Frankenstein” è uno dei miei preferiti, e ha degli effetti speciali secondo me sensazionali: c’è la scena con delle personcine dentro a delle ampolle di vetro che è fatta benissimo, per essere stata realizzata negli anni Trenta non si nota alcun artificio!
    Non ho ancora visto La Mummia del nuovo Franchise, ma rimedierò sicuramente molto presto!

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    1. Non lo dico per piaggeria, credimi, ma davvero incornicerei il tuo commento e lo piazzerei in tutte le scuole d’arte e i blog di cinema.
      Del resto a suo tempo ho avuto modo di lavorare sull’argomento per la tesi di laurea. Che dire se non che gran parte del cinema e della televisione di oggi, che tanto osanniamo e ci piace, è debitrice sia alla struttura che ai contenuti di queste produzioni? Il loro ritorno è da registrare come segno della vitalità e della reattività dell’industria audiovisiva, della sua rinnovata capacità di rappresentare l’attualità e il suo background.
      La nuova veste del franchise risponde perfettamente a questo scopo: è rumorosa, digitalizzata, stracolma di azione e di colore. Perché mai dovremmo ripristinare un’ottica di un tempo altro? Il nostro tempo è diverso. Sono le forme che “a volte ritornano” ma con vesti differenti.

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