Sette minuti dopo la mezzanotte

Sette minuti dopo la mezzanotte (Juan Antonio Bayona, 2016)

Sette minuti dopo la mezzanotte: rispondete alla chiamata del mostro.

Stephen King ha detto: I mostri sono veri e anche i fantasmi lo sono. Vivono dentro di noi e qualche volta vinconoSette minuti dopo la mezzanotte ribadisce il concetto e tutto ciò che ne sta a monte senza sforzarsi di proporre una versione diversa da quelle che ci hanno abituato a leggere nella mostruosità una allegoria dei mali concreti dell’esistenza. La novità piuttosto – e anche qui ribadirlo è fine a se stesso – passa attraverso il modo di raccontarla.

In tal senso l’autore Patrick Ness – anche cosceneggiatore del film – non fa sconti e il regista Juan Antonio Bayona afferra le sue suggestioni con la stessa forza con cui la creatura arborea di A Monster Calls ghermisce il piccolo Conor (eccezionale Lewis MacDougall) ogni notte sette minuti dopo lo scoccare delle 12.

Il risultato? Un mare di lacrime e di rabbia. La stessa che avvolge Conor, cui la grave malattia della madre (Felicity Jones) non risparmia la puntualissima sassaiola dell’ingiuria fra i banchi scolastici né l’algido rigore della nonna (Sigourney Weaver) indurita dal dolore dell’imminente perdita.

Così la terra inizia a tremare e il mostro (con la voce di Liam Neeson) a parlare.

Racconto crudele di giovinezza

Quella dell’albero millenario è pura ars narrandi che si dispiega in tre storie al servizio di una sola. Anche qui nulla di nuovo, tanto che il film rischia di incepparsi, ma poi arriva la rivelazione: il Male. Il cuore delle favole, della vita, delle persone, dei lieti fini sfuggenti e sempre a caro prezzo.

Dagli occhi e dalla bocca della creatura di Sette minuti dopo la mezzanotte si srotolano la vendetta e la colpacose umane messe finalmente a distanza dai luoghi comuni e intrecciate con la vera e sincera memoria del mondo; la stessa con la quale il piccolo Conor ha da confrontarsi per capire (e superare?) ciò che sta vivendo.

Of Monsters and Men

Sette minuti dopo la mezzanotte

Tra effetti in CGI perfettamente funzionali alla cornice spielberghiana del racconto e una regia adeguata alla sua potentissima carica emotiva s’incunea quel momento di puro e delizioso metacinema che fa del film di Bayona una macchina di senso splendidamente oliata: Conor e sua madre intenti a guardare l’iconica scena sull’Empire del King Kong del 1933.

La gente odia ciò che non comprende” dice lei. Banale? Forse, ma non in questo caso: equiparare la memoria del mondo a quella degli uomini e dei mostri non è cosa di tutti i giorni. Lo vedrete quando arriverete al termine dei Sette minuti dopo la mezzanotte, fino in fondo alla dedica scritta da Ness e riscritta da Bayona. Ma prima ci sarà da asciugarsi le guance e forse anche dopo.

Non rinunciateci.

Francesca Fichera

Voto: 4.5/5

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