The Girl with All the Gifts - CineFatti

#VenerdìHorror: La ragazza che sapeva troppo (Colm McCarthy, 2017)

È l’era degli zombie-vegetali nel distopico La ragazza che sapeva troppo.

Non abbiate paura, il romanzo di Mike Carey arriva al cinema e con la bellezza che porta il marchio UK non abbiamo avuto l’ennesimo young adult. La ragazza che sapeva troppo è un horror-distopico che ha a cuore le declinazioni del genere.

Zombie affamati

Il futuro imprecisato diretto dal debuttante Colm McCarthy è il tipico paesaggio di una apocalisse zombie: una manciata di umani in cerca di una cura e orde di non-morti affamati, stavolta vittime di un fungo-parassita che li trasforma in Hungries.

Protagonista è Melanie/Sennia Nanua, una dei tanti bambini ibridi in cui lo stato di coscienza umano convive con le pulsioni degli ‘affamati‘, cavie per gli esperimenti della dr.sa Caldwell/Glenn Close trattati come umani solo da ms. Justineau/Gemma Arterton.

È il classico scenario in cui tutto sembra procedere per il peggio; la cura è come sempre a un passo dall’essere scoperta, ma la violenza dei contagiati è tale da pregiudicarne la riuscita, protetta a tutti i costi dal sgt. Parks/Paddy Considine.

Personaggi vs Ambientazione

Colm McCarthy per fortuna dà risalto ai protagonisti anziché pavoneggiarsi con l’ennesima messa in scena di un futuro catastrofico. C’è quanto basta per conferire credibilità alla storia e dare un palcoscenico ai suoi personaggi archetipici.

La ragazza che sapeva troppo passeggia per la Londra desertica affrontando le cinque fasi dell’elaborazione del lutto, tutte scritte sul volto dello sparuto gruppo di sopravvissuti, ognuno portato avanti da interpreti eccezionali. Glenn Close, però, non la batte nessuno.

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Racconti del terrore

Ai racconti della Caldwell spetta il ruolo horror, coi suoi racconti della nascita degli ibridi, alle rievocazioni di Ma come si può uccidere un bambino? o Il signore delle mosche, ammorbidite dalla decisione di girare un film per tutti, ma comunque efficaci.

È difatti la sincerità con cui il cinema inglese rappresenta la fine della civiltà a colpirci allo stomaco, l’essenzialità voluta da McCarthy di una sequela di primi piani con cui affrontare negli occhi degli attori la paura per Melanie e ciò che lei stessa significa.

L’ideale per un Venerdì Horror in cui si ha voglia di farsi intrattenere da pensieri scuri, senza però eccedere nell’esplorazione grafica della violenza o nell’exploitation. Di sicuro un meritevole film a tema ‘zombie’ (solo Z Nation ha il coraggio di chiamarli per nome).

Fausto Vernazzani

Voto: 3.5/5

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