Carl Sagan - CineFatti

Carl Sagan: da Contact a Interstellar di Nolan

Affrontare il viaggio Interstellare tra scienza e fantascienza.

Our only chance of long-term survival is not to remain lurking on planet Earth, but to spread out into space.
Stephen Hawking

Se è necessario essere sinceri, è giusto premettere che a volte ci si stanca di parlare sempre degli stessi registi. Uno di questi è Christopher Nolan, salito letteralmente in cima alle classifiche di un’infinità di cinefili e, soprattutto, dell’’industry di Hollywood dopo una silenziosa partenza in Gran Bretagna con Following. C’’è però da dire che talvolta ne si parla perché può esserci un’’occasione in cui sia giusto farlo.

La pre-conclusione della trilogia sul Cavaliere Oscuro con Inception causò un’eccessiva cascata di chiacchiere per un plot a conti fatti estremamente semplice, nonostante le implicazioni che l’’ingresso nel mondo dei sogni possa avere.

Un mare di possibilità a malapena studiate e/o incluse, lasciate a se stesso per una visione di grande efficacia sul piano dell’’intrattenimento, ma non dell’’esplorazione. Ora, però, si salta dai sogni al futuro prossimo col suo ambizioso Interstellar.

Un esercizio di pensiero

La fantascienza, perché è di questo che si parla e gli haters farebbero bene a evitare di coniare nuove definizioni pur di non associare il loro regista preferito a un genere erroneamente considerato di seconda mano.

Si costruisce su di un esercizio di pensiero (definizione di Mike Kaput, lo trovate su twitter) e non c’è nulla di più nobile di quando tenta e riesce a immaginare eventuali risultati di operazioni politiche, economiche e culturali contemporanee.

Spesso si casca nel catastrofismo, l’’ex direttore della fotografia di Nolan, Wally Pfister ha raccontato (ancora) con Transcendence cosa potrebbe accadere se un’’intelligenza artificiale avesse le stesse capacità intellettive di un essere umano: illimitato potere è stata la sua risposta e lo scienziato Stephen Hawking non ha mancato di sottolineare come la creazione delle A.I. potrebbe essere l’’ultimo errore della razza umana.

Ma si tratta di un fatalista, un geniale fatalista, che si è contrapposto in passato a una visione ottimista del futuro dell’’astrofisico e divulgatore scientifico Carl Sagan.

L’ottimismo è il profumo della scienza

La missione di Sagan non era solo quella chiusa entro le quattro mura di un laboratorio, il suo sogno si espandeva al cosmo cui dedicò una serie televisiva di documentari (Cosmos: A Personal Voyage di cui è in onda ora il reboot condotto da Neil deGrasse Tyson, Cosmos: A Space-Time Odyssey) e un libro omonimo, Cosmos.

Attorno a questo ruota un piccolo universo che ci riconduce alla carriera di uno degli attori più caldi,– in ogni senso,– del momento, ovvero Matthew McConaughey, il protagonista di Interstellar.

McConaissance

Si parla oggi di McConaissance, il rinascimento di McConaughey, dal 2011 sulla bocca di tutti dopo il grande successo della sua interpretazione in Killer Joe, seguita poi dal Mud di Jeff Nichols e Magic Mike di Steven Soderbergh.

Una rinascita seguita da un lungo periodo fatto di commedie romantiche e film non sempre riusciti preceduti da un periodo d’’oro che lo vide in testa a progetti come Il momento di uccidere, Amistad e il suo primo film di fantascienza, Contact di Robert Zemeckis del 1997, tratto dall’’unico romanzo scritto da Carl Sagan.

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First Contact

Il film, dedicato alla sua scomparsa avvenuta nello stesso anno, trattava un tema a lui molto caro: il primo contatto. Con questa definizione si intende il primo incontro con creature extraterrestri, in quegli anni guardati di sbieco a causa del successo televisivo di X-Files e con Independence Day alle nostre porte, ma l’’ottimismo spielberghiano di E.T. e Incontri ravvicinati del terzo tipo non è mai uscito dai cuori dello spettatore.

Protagonista di Contact era la scienziata Jodie Foster, sin da bambina convinta e devota alla causa della ricerca di vita intelligente su altri pianeti. Una proiezione dello stesso Sagan in versione cinematografica/letteraria, primo essere umano ad avere un contatto con creature aliene. Al contrario di Will Smith l’’esperienza della Foster, seppur ricolma di dubbi, è estremamente positiva, una lotta contro la solitudine dell’’uomo in uno spazio di cui non si conosce la fine, dove il pianeta Terra non è altro che un pallido punto blu.

The Pale Blue Dot

The Pale Blue Dot (Il pallido punto blu) non è solo il titolo di una fotografia scattata dal Voyager 1 (in basso) in cui si vede la Terra come un minuscolo puntino a sei miliardi di chilometri di distanza, ma anche il titolo del libro che Carl Sagan scrisse subito dopo Cosmos. Non manca il suo consueto ottimismo ed entusiasmo, ma questa volta il  saggio si concentra su una preoccupazione di molti basata su conoscenze scientifiche confermate: l’’estinzione è un fenomeno naturale per nulla raro.

Asteroidi, vulcani giganteschi, atmosfera satura di metano, ere glaciali, sono molti i metodi utilizzati dalla natura per spazzar via dalla faccia della Terra gran parte della vita presente sul pianeta. Non è affatto impossibile che un evento del genere si ripeta.

Lo ha sottolineato Hawking più volte, Tyson ha dedicato all’’evoluzione e all’’estinzione un intero episodio del nuovo Cosmos e la fondatrice del sito di nerd culture e scienza io9 Annalee Newitz ha scritto un libro intero su come potremmo sopravvivere.

La verità del viaggio interstellare

Gli esperti di astronomia, tra cui Sagan, non hanno che una soluzione: la colonizzazione dello spazio. “”We must confront the reality of Interstellar travel”” recita Michael Caine nel trailer del nuovo film di Nolan, riportando McConaughey indietro di 17 anni a quando uno dei film di fantascienza più realistici uscì nei cinema.

La promessa e la premessa offerta dal regista di The Prestige è esattamente quella di restituire al cinema di fantascienza una veridicità troppo spesso a malapena sognata.

Il soggetto del film nacque alla metà dei Duemila, con la produttrice Lynda Obst e il fisico teorico Kip Thorne a lavoro sulla storia di un’’opera sul viaggio attraverso le curvature spazio-temporali.

Alla sceneggiatura subentrò il più talentuoso dei fratelli, Jonathan Nolan, all’’epoca ancora al servizio dell’ipotetica regia di Steven Spielberg, iscrittosi al CalTech per quattro anni a studiare fisica quantistica in modo da poter essere il più accurato possibile in una materia che molti iniziano a definire non più solo fantascientifica.

Viaggiare nello spazio non è impossibile, è solo distante nel futuro, ma non sappiamo quanto. Secondo Star Trek: First Contact l’’invenzione avverrà nel 2063 e coinciderà con il primo contatto per mano dei vulcaniani.

https://i.imgur.com/zQvUtyY.gif

Secondo la realtà ancora non ci è dato saperlo, ma la curiosità verso i viaggi nello spazio in questi anni è in un continuo crescendo, tra la fama di Chris Hadfield, ex-comandante canadese della Stazione Spaziale Internazionale, e le migliaia di applicazioni inviate per partecipare a quello che sarà il primo viaggio su Marte nel 2030.

Intanto le corporazioni avviano i propri programmi spaziali, come Amazon, per fini turistici e per accaparrarsi le risorse nascoste sui corpi celesti esterni; la Cina ha inviato un rover per esplorare le cavità sotterranee della Luna con l’’intento di iniziare a ragionare sulle prime colonie lunari; l’’India accresce il suo potere spaziale mentre gli Stati Uniti e l’’Europa collaborano insieme al resto del mondo, tra NASA ed ESA, per avvicinarci sempre di più ai nostri confini.

Intanto la fantascienza cinematografica torna a immaginare luoghi lontani, dopo anni di fantasie terrestri e sempre più invisibili all’’occhio umano. Con Christopher Nolan e Interstellar si torna a sognare gli spazi siderali.

Fausto Vernazzani

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