Transcendence - CineFatti

Transcendence (Wally Pfister, 2014)

Un debutto devastante per il DoP di Nolan.

La carriera pre-Transcendence di Wally Pfister è la moderna fiaba di Cenerentola. Direttore della fotografia per svariati softcore prima di finire sui set di uno dei registi più potenti di Hollywood: Christopher Nolan. Insieme hanno collaborato sin dai tempi di Memento fino all’ultimo Batman de The Dark Knight Rises

Lavorare con uno come Nolan deve aver risvegliato l’’ambizione di Pfister, spingendolo a fare il suo debutto come regista. Lo stile della sceneggiatura sembra persino ricalcato sui modelli di Nolan: sì fantascienza, ma con un piede ancora nella fosse del reale, per non convincersi di essere già in una realtà “possibile nell’oltretomba del futuro.

Transcendence avrebbe benissimo potuto intitolarsi “Singolarità”, termine coniato dallo scrittore Vernon Vinge con cui identificava il momento storico in cui la creazione delle Intelligenze Artificiali avrebbe causato un radicale cambiamento della civiltà umana.

Singolarità

Ma siamo in tempi dove la speculazione conta spesso più dell’’attuale ricerca e il dr. Will Caster/Johnny Depp la chiama Trascendenza, il passo verso l’’evoluzione dell’’essere umano a figura capace di dominare il mondo come lo conosciamo. Insomma, diventare una divinità col dono di creare la vita, il solito Prometeo cinematografico.

Quale sia la reale ricerca del dr. Caster non ci è dato saperlo, né gli studi di tutti i suoi colleghi. La sceneggiatura di Jack Plagen fornisce solo un breve identikit di Caster e compagnia cantante, geni al lavoro per realizzare la prima A.I. cosciente di sé,  rigettata da terroristi anti-tecnologici che professano l’’importanza dell’’umanità come esseri effimeri.

Terroristi che lo avveleneranno con del plutonio, ma grazie agli studi di un personaggio secondario di cui non ci è dato nemmeno sentire la voce, sua moglie Evelyn/Rebecca Hall e il suo amico Max/Paul Bettany caricano la coscienza di lui su un terminale. Will Caster continuerà così a vivere come puro impulso elettrico affamato di potere.

Senza spina dorsale

Duole dover bocciare la pellicola in toto, la sceneggiatura non ha fluidità, gli attori recitano senza credere alle battute, ogni dichiarazione è aria fritta dietro cui c’’è il nulla, personaggi senza un background a cui affidarci per comprenderne l’evoluzione. In questo fallisce non solo Plagen, ma lo stesso Pfister.

La cinepresa è posizionata con precisione matematica, una regia da manuale privata di una visione su cui reggersi, restituendoci una sequela di avvenimenti senz’anima e grandi attori dall’espressione vacua che ci permette di immaginare un set dove nessuno era pronto o capace di guidarli.

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Il nulla totale

Un fallimento completo, persino Johnny Depp non riesce a raggiungere il tanto agognato riscatto da una sfilza di blockbuster deprimenti, offrendoci anzi una delle sue peggiori interpretazioni di sempre. Si rimane invece sorpresi da Paul Bettany, tra tutti l’’unico a esser capace di dare al suo personaggio una linea narrativa.

Tutto il resto è banalità. Prologo ed epilogo sono la replica del fallito serial Revolution, le idee e i timori scaturiti dalle ricerche e le speculazioni sulle intelligenze artificiali vecchie come il concetto stesso di A.I.. Non resta che sperare in un ritorno come direttore della fotografia per Wally Pfister. Speriamo lo voglia anche lui.

di Fausto Vernazzani

Voto: 1/5

2 pensieri su “Transcendence (Wally Pfister, 2014)

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