The Conjuring - CineFatti

The Conjuring (James Wan, 2013)

Demoni e streghe per James Wan in The Conjuring – di Francesca Fichera.

Si dice in giro che James Wan sia un regista né troppo bravo né scarso. Invece, in seguito alla visione di The Conjuring (L’evocazione) e serbando memoria perlomeno del suo capolavoro Saw, nonché dei successivi e ottimi Dead Silence e Insidious, si può tranquillamente far rientrare la sua firma registica fra le migliori del panorama cinematografico contemporaneo. Dell’horror contemporaneo. E questo innanzitutto perché Wan ha uno stile – concetto molto sottovalutato nell’ambito artistico dei tempi recenti – e delle forme, ricorrenti e chiaramente riconoscibili, che conferiscono valore letterario alle sue narrazioni in immagini. Per di più, sulla base di una filmografia giovanissima che conta sette lungometraggi – di cui uno, Insidious: Chapter 2, in arrivo a breve – e due corti. Sembra poco (ma non è) proprio come sembra breve il tempo intercorso fra la prima di Saw e l’incredibile successo di quest’ultimo film, basato su uno dei casi (veri) d’indagine paranormale condotta dai coniugi Ed e Lorraine Warren.

Anche in The Conjuring ci sono streghe orribili, demoni spaventosi e, sopra ogni cosa, le famigerate bambole, che stanno al regista malaysiano come i clown stanno a Stephen King: oltre a renderlo famoso – la simpatica befanina sul triciclo che voleva “fare un gioco” penso la ricordiate tutti – hanno finito col caratterizzarlo. Lo dimostra un film come Dead Silence,  praticamente dedicato a loro, e lo dimostra pure The Conjuring. Qui, una di quelle tremende creature dallo sguardo fisso è usata a mo’ d’espediente per introdurre storia e gesta dei coniugi Warren (gli attori Patrick Wilson Vera Farmiga), mostrati subito alle prese con una delle loro indagini più note (e la bambola esiste davvero! guardate qui). E dopo ci sono i Perron, la numerosa famiglia trasferitasi da poco in un casale a Rhode Island, dove si trova a subire i disastrosi effetti, col passare dei giorni sempre più terribili, dell’influenza di un’entità malvagia impossessatasi della magione e del terreno che la circonda.

Ciò che stupisce nel racconto di Wan è l’uso innovativo di una regia di tipo tradizionale che ammicca all’horror dei maestri, all’uso dello zoom all’italiana – soprattutto nelle scene in cui sono protagoniste le piccole di casa Perron – ma che tuttavia si riserva guizzi creativi e anche qualche pignoleria estetica, come sta ad attestare lo splendore di parecchie inquadrature. E tanto la fabula (la storia) quanto l’intreccio (il montaggio) adottano il medesimo sistema, diluendo la tensione fra momenti telefonati – [SPOILER] la solita morte del solito, povero cane [fine SPOILER] -, falsi allarmi e colpi di scena veri e propri. Goccia a goccia, salto su salto. Nondimeno, sono da notare la perfetta caratterizzazione dell’epoca (costumi e colonna sonora made in Seventies) e l’altrettanto ineccepibile resa atmosferica di un classico qual è il luogo, fisico e narrativo, dell’haunted house. Un topos che collega The Conjuring, sia dal punto di vista narrativo che da quello storico, a un suo illustre precedessore: Amityville, celeberrimo caso indagato dai Warren, padre di un’infinita serie di trasposizioni al cinema. E in questo genere Wan va inserito di diritto. Anche per quel senso morale, nota personale già presente in Saw, che dona al finale della sua ultima opera un filo di lucente spiritualità.

The Conjuring - Lili Taylor in una scena del film
 

3 pensieri su “The Conjuring (James Wan, 2013)

    1. Una mera questione di assonanza: il regista del primo Final Destination è James Wong :D mi hai dato l’occasione di ricordarlo!
      Comunque metti, metti in lista… io recupero Death Sentence e Insidious e poi, se il miocardio avrà resistito, completerò l’intera filmografia con Insidious 2. Sono tornata ai fasti di una volta: riuscire a guardare horror senza fuggire (naturalmente in compagnia, che se è dolce è anche meglio :P)
      Miao!

      – Fran

      Mi piace

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