The Outsider - CineFatti

The Outsider, un diario: Episodio 8

El Cuco, istruzioni per l’uso

Curiosità: sul pianeta sith di Exegol atterrerà un milite ignoto/regista di nome J.D. Dillard per uno dei rari film di Star Wars in pre-produzione. Lo nomino perché l’ottavo episodio Foxhead è diretto proprio da lui ed è il primo decente di The Outsider da oltre un mese, diciamocelo. Sottolineo decente, perché ancora non ci siamo.

Paddy Considine ha smesso di fissare il vuoto nello stripclub ed è ora dal fratello in una cittadina vicina a un sistema di grotte aperto come parco naturalistico a turisti esperti e famiglie… nonché al caro e affamato Cuco, ben pasciuto da Marc Menchaca e dal suo fucile puntato contro uomini e bestie indiscriminatamente.

In tempi brevi il primo è raggiunto dalla squadra al completo per tenerlo d’occhio in attesa che IT commetta un grave errore e sveli la sua “posizione” e la sua esistenza, su cui Ben Mendelsohn nutre ancora dei dubbi. Credere e sapere sono le uniche armi a disposizione del gruppo e ormai lo scontro si avvicina, Mare Winningham lo sa.

Il puzzle senza riferimento

Il fratello di Claude/Considine è un patito di puzzle amante delle sfide: li compone senza mai guardare l’immagine di riferimento. È il destino di ogni spettatore di the Outsider: costretti per 7 lunghissime settimane a seguire una serie senza avere MAI alcuna idea di quale sia la sua forma, né quella che prenderà una volta conclusa.

I difetti degli episodi passati ritornano anche in Foxhead, ma il nulla di fatto osservabile in precedenza si scontra con la dura realtà di un finale in avvicinamento. Dopo aver dispiegato prove in abbondanza sul fatto che Considine avrebbe interpretato El Cuco ora lo vediamo in azione sbranando cervi e maltrattando Jack senza una ragione apparente.

Certo ancora nessuna spiegazione sul suo amore speciale per le lampade, ma è già assai averlo finalmente incrociato sullo schermo. The Outsider è andato avanti con una pantomima sull’incredibile pur avendo assodato sin dall’inizio che il sovrannaturale era coinvolto nell’omicidio del piccolo Frankie Peterson. C’era davvero bisogno?

Da quella recita continuano a uscire in gran forma solo Mendelsohn e Winningham, gli unici personaggi ad avere un sonoro background attivo in ogni circostanza. Gli altri sono sagome di cartone, soprattutto Cynthia Erivo a cui alla fine non è dato più spessore di una semplice carta da forno ed è un gran peccato dopo il chiasso fatto per averla sin dall’inizio.

Verso l’infinito

Ora cosa succederà? Tornerà Dennis Lehane alla sceneggiatura per il prossimo episodio dal titolo Tigers and Bears, chi sarà alla regia non è ancora stato annunciato. Almeno che io sappia. Se tornasse Dillard non sarebbe affatto un dispiacere, perché abbandona finalmente lo stile misterioso mantenuto religiosamente sino ad oggi.

Andava bene finché serviva a sottolineare il dubbio sull’esistenza del Cuco e per dare la costante impressione che qualcuno o qualcosa fosse negli angoli a spiare i protagonisti. Ormai era diventato un noioso esercizio di stile privo di sostanza e adesso possiamo finalmente abbracciare gli spazi aperti e goderci qualche arioso e notturno campo totale.

Lunga vita a Dillard per aver resuscitato the Outsider, ma è presto per cantare vittoria. Ci vorrebbe una doppietta da antologia per risollevare dal terreno il treno deragliato che è l’ultimo adattamento di Stephen King e visto l’andazzo ho seri dubbi. Ci è finalmente data però la speranza: magari la noia abdicherà il trono a un minimo di entusiasmo.

SPOILER ALERT
Serie e romanzo

A tu per tu col libro

Avevo detto la sezione sarebbe riapparsa se necessario e così sembra essere con Foxhead. Ci sono un paio di novità rispetto al romanzo che cambiano di parecchio lo scenario del finale kinghiano. Sappiamo innanzitutto da tempo come Jack Hoskins non sarà una sorpresa per nessuno: sono a conoscenza del suo coinvolgimento e dunque niente agguati improvvisi.

Questo da solo basta a mettere un punto interrogativo sul gran finale.

Abbiamo la novità del fratello di Claude, Seale Bolton (Max Seeley), ingaggiato per sostituire la figura della canuta e arguta madre, probabilmente per dare maggior peso all’azione nel futuro prossimo. Magari anche creare vittime con cui non c’è empatia.

La seconda è la rilevante: el Cuco ha commesso un errore, ora sanno dov’è e lui che possono essere sulle sue tracce sia il team che la polizia locale, presa dagli interrogatori a una famiglia di passaggio che ha rischiato di replicare la sfortuna della famiglia Peterson.

È un espediente per evitare quello che sulle pagine di King era un dialogo con mamma Bolton, ovvero lo strumento per scoprire dove risiede el Cuco. Ristretta la cerchia sarà facile individuare il luogo, basterà studiare la zona e individuare il punto più tragico fra le grotte.

Abbiamo anche Andy (Derek Cecil) con l’orologio della morte sulla fronte, anche lui inesistente per il Re e adesso coinvolto nella caccia all’IT. Lo scrivo perché è così che si riferiscono al mostro in diverse occasioni ed è un sincero omaggio, credo, a sapete bene cosa.

Del resto IT era ed è il male così come el Cuco.

A conti fatti contro IT all’apparenza sono schierati in otto rispetto ai cinque previsti dal romanzo. Ulteriori cambiamenti sono senz’altro all’orizzonte, sarà interessante vedere come svilupperanno il climax di The Outsider, soprattutto da un punto di vista registico.

2 pensieri su “The Outsider, un diario: Episodio 8

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