L’isola dei cani, odissea canina in stop (e)motion

L’isola dei cani: il ritorno di Wes Anderson è in stop motion

C’era forte attesa per L’Isola dei cani, secondo lavoro in stop motion di Wes Anderson presentato in anteprima al Napoli Comicon 2018 e dal 1° maggio nelle sale. Auditorium CartooNa pieno, in numeri ed entusiasmo, alla presenza della Lead Animator Kim Keukeleire, per la seconda volta al fianco di Anderson dopo Fantastic Mr. Fox del 2009.

“Questa volta è stato più facile lavorare con Wes, perché ha agito con meno ingenuità. Dopo l’esperienza di Fanstastic Mr. Fox aveva più chiare le possibilità del linguaggio in stop motion. Ci sono molti più scenari, più cambi di ambientazione nell’ Isola dei cani

– ha affermato la Keukeleire prima della proiezione.

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Per festeggiare i suoi vent’anni il Napoli Comicon 2018 sceglie di inaugurare la prima giornata di proiezioni esclusive con un film che rientra perfettamente nella visione a cui da anni punta la manifestazione: valorizzare i ponti che persistono tra l’ideazione di una storia che dalla carta stampata arriva all’audiovisivo, scegliendo di raccontarsi con linguaggi differenti ma sempre interdipendenti fra loro.

E Anderson che resta sempre fedele alla sua cifra stilistica, alla sua maniera di fare cinema che per lui altro non è se non la possibilità di sperimentare gli strati di lettura della realtà, andando a caccia dello stravagante nell’ ordinario, è la scelta più azzeccata per testimoniare questo dialogo tra gli alfabeti dell’arte.

Più scenari, più linguaggi, più sfumature 

Riallacciandoci alle parole di Kim Keukeleire, quando dice che Anderson stavolta ha compreso a fondo la stop motion, il paragone con il suo primo lungometraggio del genere appare immediato. Fantastic Mr. Fox, commedia grottesca gradevolissima tratta dall’omonimo libro di Roald Dahl, dinanzi ad Isle of Dogs sembra quasi un esperimento, dove la maturità della narrazione lotta con l’immaturità del primo approccio di Anderson a questa tecnica.

Piccola curiosità a riguardo: la Lead Animator, nel parlare del piacere di lavorare con Anderson, ha ricordato sorridendo che all’inizio della loro collaborazione per Fantastic Mr. Fox la colpirono le domande ingenue del regista.

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Verso la stop motion e oltre

Isle of Dogs è ambientato nel Giappone del 2037. È la storia di un ragazzino che farà di tutto per riportare a casa il suo cane da guardia Spots: come un novello e giovane Ulisse affronterà qualsiasi ostacolo e ostilità, scendendo a patti con chiunque incontri lungo la sua strada.

Compiere questo viaggio però vuol dire anche andare contro una tradizione che si tramanda nella sua famiglia a comando del Giappone. Da sempre ostile ai cani, dinanzi alla loro crescita sproporzionata e ad un’inspiegabile epidemia di influenza canina, il sindaco di Megasaki decide di esiliarli su un’ isola abbandonandoli al loro destino.

Uno dei punti di forza del film è il modo in cui Anderson dimostra di essersi accostato alla storia come dovendola girare in live action. Gli attori infatti rivestono un ruolo fondamentale, e sono nomi che con Anderson hanno lavorato già diverse volte: Bill Murray, Frances McDormand, Tilda Swinton, Edward Norton, a cui si aggiungono Bryan Craston, Liev Schreiber e Scarlett Johansson.

Vestire i personaggi, accendere la visionarietà

Se in Fantastic Mr. Fox la voce degli interpreti animava i personaggi, ne l’Isola dei cani avviene un salto in avanti: la voce veste quei cani che pensano e si comportano meglio degli umani. Conoscono il rispetto, la fiducia, una lucidità nel guardare il mondo circostante che altrove manca terribilmente.

Non siamo dinanzi a un film politicamente impegnato, ma un subliminale accenno a quello stupore con cui Anderson guarda il mondo, da lui puntualmente tramutato in stravaganza, arriva eccome.

Il merito delle emozioni che trasudano da questi cagnolini impavidi è dato anche dalla maggiore consapevolezza di Anderson nel giocare con la stop motion: alla voce degli attori si amalgama la visionarietà dei mondi, dei personaggi, di ogni elemento che contribuisce a creare un mondo alternativo.

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Fantasmi reali

Se per gli orientali la suddivisione che noi ci ostiniamo a compiere nel distinguere i film dall’animazione è quasi assente, opere come l’Isola dei cani contribuiscono ad abbattere sempre di più questa barriera, ricordandoci che quello animato non è altro che un linguaggio altro attraverso cui possiamo guardare la realtà da una prospettiva diversa.

O meglio ancora, evocare fantasmi, interiori e non, che solo le lenti dell’immaginazione ci consentono di vedere, accogliere ed affrontare.

                                                                                                             Valentina Esposito

Voto: 3.5/5

2 pensieri su “L’isola dei cani, odissea canina in stop (e)motion

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