Justice League - CineFatti

Justice League vs Sauron

Il DCEU tocca l’apica della sua inutilità con la Justice League.

È un problema serissimo quando porti i tuoi figli al cinema a vedere Paddington 2 e lo schermo annuncia che solo 5 posti sono rimasti. Che fare quando arrivi alla cassa e ti dicono che l’unica opzione è cambiare film e andare a vedere altro? Scegli la Justice League di Zack Snyder… più Joss Whedon a malapena accreditato.

Aprire la porta della sala dove il DC Extended Universe finge che tutto vada bene è come lanciare il proprio figlio giù da un precipizio. Voleva vedere Paddington 2 lui. Invece in una sala di provincia a Napoli 189 posti ancora vuoti si sono rapidamente riempiti grazie al successo di un altro film di tutt’altro genere.

Si preannuncia dunque una visione particolare, la Justice League dove i bambini in silenzio sono bombardati dal trailer di Super Vacanze di Natale e dopo dall’atmosfera depressa e deprimente del DCEU sciaguratamente lasciato nelle mani di Zack Snyder. Volevano solo ridere con l’orso in CGI di Paul King.

Una cascata di hype

Volevamo divertirci anche noi in verità, Wonder Woman ci aveva restituito fiducia nell’universo della DC Comics grazie a Patty Jenkins e all’eleganza della sua supereroina, ma rientrare nella visione di Zack Snyder ci ha rilanciato nel baratro, abbandonati alle battutine sconce di un gruppo di ragazzini seduti alle nostre spalle.

Si fa ritorno negli stessi scenari di Batman vs Superman: Dawn of Justice, il cui scopo all’epoca era avvolgere il pubblico in un hype asfissiante per la Justice League ufficiale. Il problema è che una volta arrivati al traguardo designato l’obiettivo sembra essere ancora lo stesso, costruire l’attesa dei prossimi singoli capitoli, Aquaman e Flashpoint.

La compagnia dell’anello

Cosa accade dunque? Il temibile Steppenwolf, sentito l’odore della paura degli uomini dopo la morte di Clark Kent in Batman vs Superman. Pianifica una nuova invasione della Terra, cominciando col raccogliere le tre scatole madre, divise tra i popoli all’epoca in cui si unirono per combatterlo e scacciarlo dal pianeta una volte per tutte.

Racconto messo in scena copiando (omaggiando?) pari pari l’apertura de Il signore degli anelli: La compagnia dell’anello. Sembra quasi di sentire Galadriel recitare: “3 furono dati ai re degli Elfi” quando si descrive l’assegnazione delle scatole madre, oppure Elrond parlare del cuore degli uomini mentre Batman sostiene di ritenerli inaffidabili.

Ora che ci penso lo stesso Steppenwolf combatte in stile Sauron.

In ogni caso il suo ritorno sarà il motivo per cui Bruce Wayne (Ben Affleck) formerà una squadra coi superuomini conosciuti, partendo dalla divina Diane Prince (Gal Gadot), incontrandosi col geek Barry Allen (Ezra Miller) il buzzurro acquatico Arthur Curry (Jason Momoa) nei mari del nord e il dubbioso cyborg Victor Stone (Ray Fisher).

Posso dire che torna anche Superman? Non che avessimo dubbi, ma la sua parabola cristiana continua con l’annunciata resurrezione di Kal-El (Henry Cavill). Tutti insieme contro la solita benedetta armata sacrificabile in CGI e un nemico sottile come già fu il terribile Marte di David Thewlis nel precedente Wonder Woman.

Justin thinking about tomorrow

Ora, dove sta il problema? Il Marvel Cinematic Universe ha lavorato con storie ancora più effimere di questa e ha avuto villain meno incisivi persino di Steppenwolf (ancora mi chiedo Malekith in Thor: The Dark World che senso avesse), ma quanto meno ha saputo bilanciare il gioco di attese e intrattenimento all’interno delle proprie pellicole.

La Warner Bros sembra incapace di rinunciare a dare peso all’anticipazione del futuro. Sì, sono il primo a esser curioso di vedere l’Aquaman di James Wan e il The Batman di Matt Reeves, così come il futuro Flashpoint mi attira moltissimo, ma una volta tanto il DCEU dovrebbe imparare come il pubblico debba poter vivere nel tempo presente.

Spiegoni, questi sconosciuti

È un turbine concentrato sul futuro prossimo in cui per sfortuna nostra sopravvivono spiegoni infiniti su ogni virgola incontrata per strada. In poche parole, Justice League farà da Wikipedia istantanea mentre siete in sala. Avete dimenticato cos’è il Lazo della Verità? No problema, Wonder Woman ve lo spiegherà nel peggiore dei modi.

Un ricordo di quelle spiegazioni improvvise in stile Suicide Squad (ricordate il “This is Katana! She’s got my back” di Rick Flag?), slegate l’una dall’altra come le sequenze dedicate ai singoli personaggi, un assaggio, come già detto – colpa loro che insistono – di quanto vedremo poi nei film a loro dedicati a partire dal 2018.

Maronn r’o carmen

Non c’è da stupirsi dunque se le reazioni al Jason Momoa a torso nudo sono meglio della Justice League, esclamazioni che vanno dal uà, che frisc’ di un ragazzino al maronn r’o carmen della signora di mezza età, la sua presenza alla fine è valida solo grazie al suo corpo. Hanno aggiunto il colore tolto dalla desaturazione maniacale.

Purtroppo lo stesso è accaduto anche a Gal Gadot. Wonder Woman è speciale anche perché non ha ecceduto nel conferire una carica sessuale alla sua protagonista. In Justice League invece si parte da un primo piano del didietro della Gadot, si enfatizza il seno, si sottolinea l’attrazione sessuale e il potere delle sue gambe più che del suo ruolo.

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Al sad Batman di Affleck contrappongono invece l’ironia di Ezra Miller, un Flash ben lontano dal protagonista della serie in onda su The CW, pieno di piccole fobie rese più a chiacchiere che altro, battutine qui e là per stemperare e un gioco di sguardi che rende onore al suo interprete. Miller tra tutti, nonostante la giovane età, è l’unico attore del gruppo che nel cinema ha dimostrato talento.

Cyborg? Perché, c’è?

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Dove devo andare per dove devo andare?

Potrei continuare, ma non ne vedo il motivo. Dovrebbero porsi il problema gli stessi executive della Warner Bros, per cui sarebbe consigliabile abbandonare l’idea di un universo condiviso e concentrarsi sui migliori progetti. È uno solo, vero, Wonder Woman, ma potrebbero accontentarsi visti i soldi portati a casa e le incertezze.

La Justice League come già altri film ha sofferto per il cambio di regia, per i reshoot sostanziosi e i numerosi tagli, evidenti già dalle enormi differenze col materiale promozionale. Perché J.K. Simmons appare così poco dopo tanto chiasso? Dov’è il Black Superman annunciato? È tutto sul pavimento della sala di montaggio.

Può significare solo una cosa: al quinto film del DCEU, la Warner Bros ancora non sa quale direzione prendere. Non sperimenta, non si impegna, studia tutto ciò che ha attorno e si fa condizionare perdendo personalità per strada.

Wonder Woman lo dobbiamo davvero solo alle capacità di Patty Jenkins.

Fausto Vernazzani

Voto: 1.5/5

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