Batman v Superman: Dawn of Justice (Zack Snyder, 2016)

Il pipistrello di Gotham contro il figlio di Krypton, Batman v Superman dà il via ufficiale al DC Cinematic Universe – di Fausto Vernazzani.

Finito il film ne è uscito un altro, Batman v Superman contro Tutti. La pellicola di Zack Snyder, il tanto atteso avvio del DC Cinematic Universe da contrapporsi al Marvel Cinematic Universe della Disney, Batman v Superman: Dawn of Justice, una volta distribuita nelle sale ha diviso il pubblico: c’è chi lo elogia e chi lo calcia mentre stramazza a terra. Non vogliamo però chiuderci dietro la classica retorica del “o lo si ama o lo si odia”, perché in fin dei conti è vero di ogni film prodotto su questa terra, ma è giusto definirlo un titolo con grandissime lacune e spettacolari invenzioni. Giacché è sempre più bello soffermarsi sulle seconde piuttosto che concentrarsi solo sulle prime, togliamoci il dente.

Metropolis negli eventi finali de L’uomo d’acciaio è stata devastata dallo scontro tra Zod e Superman/Henry Cavill, al punto da aver lascato sentimenti contrastanti nella popolazione mondiale: salvatore o distruttore? Mentre lui stesso si chiede quale sia la sua posizione nel mondo insieme alla collega e fidanzata Lois Lane/Amy Adams, a Gotham c’è chi è deciso nel targarlo come un pericolo per il mondo: Bruce Wayne/Ben Affleck, un Batman al servizio della città da molti anni, con le sue più grandi lotte alle spalle (Suicide Squad in arrivo) e sempre meno pazienza verso il male. Così Batman pensa di attaccare Superman e nel frattempo Lex Luthor/Jesse Eisenberg trama per porsi al di sopra di tutti.

La trama è semplice, “tra i due litiganti il terzo gode”, basta un detto a descriverlo: Bruce e Clark si punzecchiano a vicenda con entrambe le loro identità, mentre Lex li fomenta e pensa a un modo per soggiogarli. Quest’è Batman v Superman in fondo, un semplice plot, scritto da Chris Terrio (del team Affleck, sceneggiatore di Argo) e David S. Goyer (il lato peggiore di troppi cinecomic), costellato da piccoli elementi volti all’introduzione della Justice League, come Wonder Woman/Gal Gadot, la prima di cui vedremo un film da solista nel 2017, anticipando, appunto, Justice League in toto, di cui abbiamo avuto un assaggio con immagini di Flash/Ezra Miller e Aquaman/Jason Momoa.

 

Capirete così che Batman v Superman funziona più come un gigantesco trailer di 150 minuti in cui, con un villain senza motivazioni chiare fino alla conclusione del film, vengono presentati i temi dei successivi capitoli dell’universo condiviso, tra dialoghi davvero imbarazzanti. Si parla per frasi fatte oppure con Luthor che genera spesso e volentieri parole a casaccio confondendo parecchio lo scorrere degli eventi, tra un “rosso di sera, bel tempo si spera” e l’altro, personaggi secondari inutili (Holly Hunter, Scoot McNairy, Laurence Fishburne e, sì, pure Amy Adams) e cameo che aggiungono poco e niente. Qualche minuto di Kevin Costner si poteva risparmiare, l’economia del film ne avrebbe guadagnato tantissimo.

Ma, come detto, c’è anche del bello e sembra collegarsi tutto al Batman di Affleck, forse il più interessante di sempre, che non vuol dire il migliore (il titolo è sempre di Keaton e Bale). Età avanzata, con innumerevoli cicatrici, un’identità pubblica lontana da lui e incubi apocalittici – qui solo va il plauso a Snyder, purtroppo – che lo distanziano sempre più dalla realtà che lo circonda. Pattuglia le strade di Gotham con violenza sfrenata, marchia a sangue i nemici e in certi casi, lo si legge nei suoi occhi (complimenti ad Affleck), a volte è tentato dal rompere il proprio voto e uccidere i criminali peggiori incontrati sul suo cammino. Un nuovo film su Batman con un personaggio così non sembra una brutta idea.

Considerando il comparto tecnico abbiamo un regista con poche capacità di migliorarsi negli anni, ma un gran talento nel circondarsi – anche grazie alle amicizie fatte  – di straordinari artisti. La colonna sonora di Junkie XL e Hans Zimmer restituisce la grandezza degli eventi che si ha intenzione di raccontare, la fotografia di Larry Fong unisce bene il mondo oscuro di Batman alle luci messianiche del Superman de L’uomo d’acciaio, i costumi di Michael Wilkinson mettono in risalto il lato fumettistico distanziandosi dal realismo del Cavaliere oscuro di Nolan e, infine, il lavoro di design di Patrick  Tatopoulos meritevoli di un grandissimo applauso insieme ai set di Carolyn Loucks.

Ragionandoci a freddo possiamo vedere che un certo equilibrio è raggiunto, ma solo accettando l’idea che Batman v Superman è solo il pilota di una serie cinematografica più lunga – in estate il prossimo, Suicide Squad – perché come opera a se stante, purtroppo, non raggiungerebbe la sufficienza. Per questo motivo allunghiamo il voto a un 3 su 5, nonostante meriti un punto in meno; sempre meglio pendere verso il bene che il male, diciamocelo. Alla fine, aprendoci al confronto col Marvel Cinematic Universe della Disney, siamo sul medesimo livello, forse persino un gradino più in alto. Almeno stando alle opinioni (e forse ai gusti) di chi scrive.

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