La macchinazione - CineFatti

La Macchinazione (David Grieco, 2016)

La Macchinazione: la recensione – di Francesca Colucci.

Nell’estate del 1975 Pier Paolo Pasolini, uno degli intellettuali più controversi del ‘900, è impegnato in due progetti molto ambiziosi e che rappresentano per certi versi il suo testamento poetico: da una parte la stesura di Petrolio, un grande romanzo che lo stesso scrittore, in una lettera indirizzata ad Alberto Moravia, considerava come “la summa di tutte le sue esperienze e di tutte le sue memorie”; dall’altra la realizzazione del film Salò o le 120 giornate di Sodoma che avrebbe dovuto inaugurare una nuova trilogia, quella della Morte, successiva a quella della Vita. Nella notte tra il 1 e il 2 novembre dello stesso anno, un gruppo di criminali ruba i negativi del film, chiedendo un riscatto di circa due miliardi. In realtà, si tratta di una trappola letale per Pasolini, che viene picchiato brutalmente e investito dalla sua stessa auto su una spiaggia ostiense.

Dopo il deludente tentativo di Abel Ferrara nel 2014, anche David Grieco decide di confrontarsi con lo scottante tema della morte di Pasolini realizzando La Macchinazione, film da poco uscito nelle nostre sale cinematografiche. Il regista in un’intervista ha dichiarato: “Sono stato amico personale e collaboratore di Pasolini e dopo la sua morte ho cercato di onorarne in tutti i modi la memoria. Non sono mai stato soddisfatto delle ricostruzioni ufficiali: Pier Paolo Pasolini è stato vittima di un complotto, tuttora coperto dal segreto”.

inchiesta cinematografica di Grieco tenta di riflettere, infatti, sulle complesse motivazioni che sono a capo del brutale assassinio dell’artista, sul suo rapporto con il giovane borgataro Giuseppe Pelosi e sullo stretto legame esistente all’epoca tra la criminalità organizzata capitolina e la P2 di Eugenio Cefis.

A vestire i panni dello scrittore e regista romano troviamo un incredibilmente somigliante Massimo Ranieri, che ancora una volta dimostra di essere un artista poliedrico. L’attore napoletano ha detto: “Per tanti anni mi sono sentito Pasolini e poi, conoscendolo, anch’io avevo riscontrato questa miracolosa somiglianza fisica. Mi  inorgogliva somigliare a un sì grande uomo, che è stato importantissimo per tutti quelli della mia generazione.”

La sua prova attoriale sicuramente sufficiente non basta, però, ad elevare i toni di questo film che risulta debole e confusionario, con scene che sfiorano a volte il ridicolo e un linguaggio da fiction televisiva, finto e pomposo. L’ideologia di cui è intrisa La Macchinazione purtroppo non getta alcuna luce su questo mistero ormai fin troppo dibattuto, al contrario ci restituisce una realtà dei fatti ancora più confusa.

L’omaggio di Grieco a Pasolini risulta essere fallimentare: è una celebrazione inutile e che sembra diventare in alcuni passaggi addirittura una forzata martirizzazione. Nemmeno questa volta possiamo dichiarare l’esperimento riuscito. Chi aveva sperato in un film che restituisse un degno ritratto di Pasolini, ne resta di nuovo profondamente deluso.

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2 pensieri su “La Macchinazione (David Grieco, 2016)

    1. Ciao Angela. Nella recensione ho espresso una mia opinione sul film, che può essere senz’altro non condivisibile. Mi dispiace che a te non sia piaciuta. Magari potresti dirmi cosa hai trovato di sbagliato in quello che ho scritto, in maniera tale da poter trarne insegnamento per la prossima volta.

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