Star Trek: Discovery - CineFatti

Star Trek: Discovery sfonda le barriere

La USS Discovery porta Star Trek dove non era mai giunto prima.

Vengo da una generazione cresciuta a pane e l’earl grey di Jean-Luc Picard. Al contrario dello zoccolo duro non posso vantare di aver visto in televisione in diretta il bacio storico tra Uhura e il capitano Kirk, ma di aver seguito Picard, Sisko e poi Janeway e Archer sì. Star Trek è una dolce passione.

Vissuta nella sua risurrezione e successivo tramonto, l’ho visto come tanti proseguire sul cammino come un non-morto, un brand sopravvissuto al proprio intelletto. Fu Abrams a portare i saluti della morte in Star Trek col suo film? Non credo, la sua emulazione appassionata di Star Wars fu invece, secondo me, una benedizione.

 

Uccidere per rinascere

Quanto è stato doloroso vedere gli episodi di Star Trek: Enterprise? Con tutto l’affetto che ogni amante di fantascienza ha per Scott Quantum Leap Bakula, Archer non valeva un’unghia dei suoi predecessori, persino di Janeway, il capitano di Voyager, serie già dal sapore di brodo allungato. Siamo ancora convinti che sia colpa di Abrams?

Sia Enterprise sia Voyager furono una reiterazione degli stessi temi già triti e ritriti, a cambiare era solo la linea temporale e in parte l’ambientazione. In Voyager dei naufraghi e in Enterprise a fare da prequel alla serie originale, ma in ogni episodio c’era ben poco di nuovo, e il meglio da Sisko in poi fu Kate Mulgrew, la magnifica Janeway.

Abrams facendo un favore a se stesso e allo studio uccise Star Trek, e questi rinacque sotto una nuova forma, dando il necessario La alla Paramount per convincere la CBS due anni e due film dopo a produrre Star Trek: Discovery. Il primo vero adattamento della serie originale al tempo in cui è inscritto. Discovery parla di oggi.

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Guerre fredde

Il blocco sovietico è sfumato e i klingon possono tornare semplici nemici senza ricordare il pericolo rosso, il nuovo avversario a Hollywood è l’assenza di rappresentazione: un futuro americano dove il prossimo non può immedesimarsi nel corpo di un protagonista. Era questo il cuore di Star Trek e 50 anni dopo la genesi si è riacceso.

Alla CBS hanno premuto l’acceleratore sul tokenism, pratica di inclusione pianificata a tavolino, ma come capita nei migliori lavori di sceneggiatura (Rogue One?) in Star Trek: Discovery è un successo. Al posto di Spock una nuova figlia di Sarek interpretata da Sonequa Martin-Green dà il centro a un’attrice afro-americana.

Primo capitano in scena è invece la malese Michelle Yeoh, mentre ai comandi due donne per la prima volta eseguono gli ordini del capitano della USS Discovery dell’ottimo Jason Isaacs, ingegnere capo e medico di bordo sono una coppia omosessuale, Anthony RappWilson Cruz. La grande novità è invece l’alieno Saru di Doug Jones.

Si sa che in Star Trek il consumo di carne è superato e ora in Star Trek: Discovery supera la semplice citazione in un dialogo. Saru è membro di una specie considerata una preda sul suo pianeta natale, braccato dai predatori locali che li catturano per allevarli come carne da macello per il futuro consumo. Anche gli animali sono rappresentati.

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Il nuovo che avanza

Chiuso il capitolo produttivo colmo di risposte alla domanda di un pubblico statunitense feroce e affamato di rappresentazione, si apre quello narrativo: fine degli episodi a trama verticale e inizio di un percorso orizzontale che mette in scena la guerra contro i klingon solamente ricordata nelle varie serie susseguitesi negli anni.

A battersi contro il nuovo design dei klingon (personalmente assai gradito) sono i primi antieroi della Federazione, la prima ammutinatrice Michael Burnham (Martin-Green) e il misterioso e aggressivo Lorca (Isaacs). Un capitano così non l’avevamo mai visto, né un primo ufficiale la cui caratteristica principale è la paura della morte (Jones).

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L’ottimismo era il profumo della vita

Veniamo dunque alla innovazione più odiata dai fan incalliti, l’assenza della speranza come motore centrale della serie. Alex Kurtzman e Bryan Fuller (salpato verso altri lidi) restituiscono umanità ai personaggi ricordando che riporre una fiducia incontrastata nei confronti del futuro può portare a una visione irrealistica.

In più l’ottimismo era il profumo dell’epoca di Roddenberry, figlio dell’epopea della big science, ora sostituita da una sfiducia verso il futuro affiancata a un bisogno di realismo quasi patologico. Il domani si colora di una commistione di generi, la morte non è solo per gli attori che recidono il contratto, il sangue e un pizzico di horror si affacciano.

La rivincita dei network

È una piccola rivincita per i network negli Stati Uniti, minacciati dallo strapotere economico delle Tv via cavo come la HBO e la AMC. Una lotta ad armi impari che la CBS dopo numerosi tentennamenti sta combattendo con vigore: Star Trek: Discovery è una serie degna dei suoi concorrenti dotati di budget sostanziosi, autori affermati.

Nessun nome altisonante alla regia degli episodi, solo un grosso lavoro di scrittura, come da tradizione aggrappata alle attuali ricerche scientifiche (prendendo però qualche seria cantonata), e un appassionato attaccamento ai personaggi. Dopo nove episodi e già al finale di metà stagione possiamo tirare un sondaggio su chi siano i nostri preferiti.

Qualcosa che non vedevamo da tempo nel mondo di Star Trek, da cui la saga iniziata da Abrams si è allontanata sempre di più su certi fronti, con l’eccezione di alcuni tratti di Star Trek Beyond. Diciamoci la verità, quanti protagonisti ricordiamo di Star Trek: Enterprise? In Voyager Chakotay e 7 of 9 ancora ancora hanno lasciato traccia.

USS Discovery

Difetti evidenti ve ne sono, soprattutto la USS Discovery trattata come personaggio solo a parole, raramente nelle immagini. In Star Trek e The Next Generation la USS Enterprise era più importante degli uomini al suo interno, anche per questo vederla esplodere ogni due minuti nei film era un momento difficile da mandare giù.

Per il team di Kurtzman è l’uomo la macchina su cui concentrarsi, non l’astronave, un oggetto rimpiazzabile come le tragiche storie personali di Michael Burnham, Gabriel Lorca e Ash Tyler (Shazad Latif, capo della sicurezza) dimostrano. Possibilità che in futuro Star Trek: Discovery cambi nome e astronave? Perché no.

Altri svantaggi sono nella curiosa rappresentazione teatrale dei klingon, dove le comparse sembrano essere senza una guida da parte della regia, oggetti scenografici incapaci di reagire alle azioni in svolgimento. In particolare nel finale sulla Nave dei Morti, non ci si spiega tanta immobilità e tanto chiasso. Audio e video asincroni?

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Il bilancio

Non sono un trekkie storico né un trekkie della domenica, quindi mi esprimo stando in equilibrio nel mezzo dopo anni di rewatch infiniti (mai cercato Star Trek su CineFatti?) e da questa posizione mi ritengo uno spettatore assai soddisfatto di Star Trek: Discovery. Partendo da aspettative bassissime, vista la travagliata storia produttive della serie tv.

Ora aspettiamo che si scansi la befana e arrivi il 7 gennaio perché riprenda. Una lunga attesa di fronte al cliffhanger in cui siamo stati lasciati, dopo un’intera stagione passata a parlare di universi paralleli, qualcosa di già esplorato in passato, ma che alla luce dei nostri tempi potrebbe risultare molto, molto interessante. Saremo in attesa!

p.s. sia benedetta Netflix per la distribuzione in Italia in contemporanea!

Fausto Vernazzani

6 pensieri su “Star Trek: Discovery sfonda le barriere

  1. Mi trovi assolutamente d’accordo, a parte Enterprise che a me è piaciuta molto. Non sono un reazionario né un conservatore, ma quando mia nipote tredicenne, dopo aver visto il film della nuova linea temporale mi ha detto: “chiedo il permesso di salire a bordo”, mi sono commosso…

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  2. Rispondendo alla domanda Quanti protagonisti ricordiamo di Star Trek: Enterprise? La bella Jolene Blalock e le sue tutine attillate. A parte gli scherzi, non avendo visto ancora questa nuova serie, fa pensare il cambiamento che dici dall’ottimismo di Roddenberry a una sfiducia verso il futuro allontanandosi forse dal messaggio pacifistico della vecchia serie, d’altronde i tempi cambiano e anche gli spettatori e riuscire ad accontentare tutti in tempi di serie a predominio Marvel o Dc Comics non è facile.

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    1. La Blalock (non ricordo neanche il nome del personaggio, figurati) mi è sempre sembrata una copia sputata di 7 of 9, almeno fisicamente. Tra l’altro, sono l’unico a pensare a 7 of 9 ogni volta che sento Prisoner 709 di Caparezza? Ok, digressioni. Tornando in topic, non vedo Discovery come una visione disillusa del futuro rispetto agli altri figli di Roddenberry, però più umana. I protagonisti delle altre serie erano quasi sempre perfetti, il loro lato oscuro non era quasi mai causato da gesti estremamente dannosi verso il prossimo. La storia del Capitano Lorca a me ha lasciato di stucco, non è il tipico racconto da comandante di un’astronave della Federazione!

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