Star Trek Beyond - CineFatti

Star Trek Beyond (Justin Lin, 2016)

Star Trek Beyond riapre a calci le porte alla meraviglia – di Fausto Vernazzani.

Il terzo film della nuova timeline di Star Trek aveva suscitato dubbi in gran parte degli appassionati della serie sci-fi più famosa del mondo (il primato di longevità spetta ancora a Doctor Who), anche in noi, con l’assunzione di Justin Lin come regista di Star Trek Beyond.

Non perché fosse uomo da cui fuggire, gli ultimi suoi exploit nella saga di Fast and Furious erano film notevoli, ma per l’approccio distante dall’anima creata da Gene Roddenberry nel 1966. Oggi siamo felici di ammettere di esserci sbagliati sul suo conto.

Star Trek Beyond si stacca dalla serie cinematografica originale, lasciando alle spalle la delusione di Star Trek Into Darkness, rip off non dichiarato (all’inizio, ora sì) de L’ira di Khan, creando una storia ex novo senza in alcun modo voler collegarsi in modo esplicito al passato.

Il Capitano Kirk è 3 anni dentro la sua missione quinquennale di esplorazione dell’universo con la USS Enterprise, interrotta per rispondere a una chiamata di soccorso dall’interno di una fitta nebulosa dove il temibile Krall alimenta la sua vendetta.

È il fronte visibile a non solleticare i trascorsi di Star Trek, grattando costumi e scenografie si fa invece un passo indietro, tuttavia tollerabile nell’ordine generale delle cose.

Star Trek Beyond riesce a riportare una nota di ottimismo nell’universo di Roddenberry, sfugge alle teorie sui grandi complotti e anche se indugia su temi già espressi in Into Darkness sa come spostare l’attenzione sul nuovo elemento principale del corso contemporaneo: l’azione rocambolesca, migliorata da una maggiore interazione tra i personaggi.

La riscossa dei sottufficiali

Anche se in sottofondo è così che riusciamo a sentire la presenza dei secondari come Checkov/Anton Yelchin (salutato a dovere con una scena improvvisata) e Sulu/John Cho (circondato dal disappunto di George Takei circa il cambio di orientamento del personaggio).

Bones/Karl Urban diventa quasi co-protagonista insieme a Scotty/Simon Pegg, Uhura/Zoe Saldana e la new entry Jaylah/Sofia Boutella (la ricorderete come la tagliente Gazelle di Kingsman: The Secret Service), oltre al villain di Idris Elba.

Da fan della saga possiamo dirci contenti proprio di questo ritorno di fiamma per i numeri due, sempre un po’ bistrattati al cinema a causa dell’impossibilità temporale di dare egual spazio a tutto il cast.

Riusciamo in questo modo a tollerare la banalità delle motivazioni del villain di Elba – nascosto dal make-up per quasi tutta la durata del film -, ma è anche vero certe scenografie sono troppo incantevoli per riuscire a pensare ad altro. In fondo Star Trek dovrebbe anche essere questo, la meraviglia della scoperta.

Le nuove frontiere

Justin Lin ha adesso iniziato l’adolescenza della timeline iniziata nel 2009 da J.J. Abrams, un percorso di crescita che speriamo sia mantenuto anche nei successivi film e la speranza cade tutta sul quarto capitolo e la nuova serie televisiva, Star Trek Discovery.

Chissà se quando in una scena hanno parlato di una nuova astronave in costruzione non si riferissero alla USS Discovery, per la Paramount potrebbe essere un bel colpo creare un universo condiviso tra Tv e Cinema.

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