Blade Runner - CineFatti

Dialoghi sul Cinema – Memorie dal set di Blade Runner

Curiosità e aneddoti sul mondo di Blade Runner dal produttore Michael Deeley.

Quando un film oltre a suonare le note di un capolavoro riesce a colpire con prepotenza l’immaginario del pubblico, la sua memoria diventa collettiva. Se ne trovano al chilo di aneddoti su Blade Runner, uno dei maggiori film di fantascienza mai girati, diretto con maestria dal britannico Ridley Scott, all’epoca regista di Alien e de I duellanti.

Altri ne offre con maggior dettaglio il suo produttore Michael Deeley nell’autobiografia Blade Runners, Deer Hunters & Blowing the Bloody Doors Off. My Life in Cult Movies. Si ritorna sull’origine del titolo dal progetto di un film scritto da William Burroughs, sull’originale idea di Rutger Hauer circa il celebrato monologo finale.

Kramer contro Nexus-6

Una serie di curiosità arriva invece dalle pagine su Dustin Hoffman, il primo designato protagonista di Dangerous Days, il primo titolo di Blade Runner, tra cui questa:

Dustin [Hoffman ndr] era intrigato, quanto basta perché Ridley e io volassimo a New York per incontrarlo. In un appartamento dall’arredamento bizzarro ci sedemmo attorno a un tavolo da carte per ore, con Dustin a parlare più di noi. (Ridley poi disse che la scena aveva l’aspetto solitario di un dipinto di Edward Hopper, una coincidenza perché Ridley aveva sempre avuto in mente I nottambuli, il quadro di Hopper del caffé all’angolo, quando parlava del mood di Blade Runner).

Il primo incontro con Hoffman, allora ufficiale protagonista della pellicola, servì dunque a consolidare nella mente di Scott il quadro di riferimento:

https://cdn.kastatic.org/KA-youtube-converted/j24uh8cZ3wA.mp4/j24uh8cZ3wA.png

Io voglio più vita, padre!

Un apporto più diretto di Dustin Hoffman sul risultato finale che conosciamo e adoriamo arrivò con una proposta di modifica allo script, in particolare la scena dell’omicidio del dr. Eldon Tyrell, il creatore degli androidi, la mente.

Nello script di Hampton [Francher ndr] il dr. Eldon Tyrell, la mente scientifica-aziendale dietro la produzione degli androidi semi-umani, avrebbe dovuto essere messo all’angolo e ucciso nel suo magnificente quartier generale da Roy Batty […]. Infatti Batty avrebbe proceduto di stanza in stanza, ammazzando l’intera famiglia e lo staff di Tyrell. Hampton certamente desiderava far sentire al lettore la furia della vendetta di Batty, consanguinea a quella del mostro di Frankenstein. Credo l’entusiasmo di Ridley si spense per un momento quando Dustin propose che questo potenziale bagno di sangue fosse modificato semplicemente con l’omicidio di Tyrell. (Infatti la proposta di modifica allo script di Dustin rimase, nonostante il modo in cui Ridley alla fine girò l’esecuzione di Batty di Tyrell fu probabilmente dieci volte più macabro di quanto Dustin avrebbe voluto).

Nota a margine: come pensate Batty sarebbe entrato nei quartieri generali? Nello script iniziale di Fancher Roy Batty si sarebbe confuso tra gli animali esotici e mitologici costruiti appositamente per la collezione di Tyrell. È rimasto solo un gufo.
Questo fu, invece, il risultato della discussione tra Dustin Hoffman e Ridley Scott:

Fenicotteri rosa

Rutger Hauer era la soluzione” scrive Michael Deeley, fiero della scelta di ingaggiare il danese per il ruolo di Batty. Ma quando Ridley Scott e Harrison Ford lo videro per la prima volta la sensazione fu molto diversa dalle aspettative:

Ridley fu sotto shock quando incontrò Hauer per la prima volta, il quale si presentò in casa sua vestendo dei pantaloni rosa di seta e un maglione Kenzo con una pelliccia di volpe indossata sulle spalle. Si era ossiggenato i capelli e portava degli occhiali in stile Elton John. Era una vista sbalorditiva e Ridley sbiancò. Era già stato ingaggiato e dopo un piccolo poco confortevole incontro, Rutger se ne andò. Ridley era dispiaciuto sul serio, convinto che io e Katy Haber [casting director ndr] gli avessimo rifilato un attivista gay per la parte più aggressivamente virile del film.

Sappiamo tutti come andò a finire e le preoccupazioni di Scott furono infondate. A tal punto che il rapporto tra Hauer e il regista fu migliore di quello con Harrison Ford, notoriamente snobbato perché l’autore era convinto non avesse bisogno di guide al contrario dei comprimari. Lui che era appena uscito da I predatori dell’arca perduta e infinite discussioni con Steven Spielberg sul personaggio di Indiana Jones.

La stima reciproca tra Rutger Hauer e Ridley Scott fu difatti necessaria. Le buone idee del danese furono quanto bastò al regista per convincerlo che dargli corda e tornare sul set a girare una scena in più, diversamente, fosse un’altra gradita invenzione dell’attore di Soldato d’Orange. Anche questa è una storia che conosciamo a memoria:

Michael Deeley, figura storica

Il motivo per acquistare la biografia di Deeley è abbastanza ovvio. Fu produttore di pellicole storiche quali Il cacciatore di Michael Cimino, L’uomo che venne dal nord di Peter Yates, L’uomo che cadde sulla Terra con David Bowie e la regia di Nicolas Roeg, della spettacolare commedia ultra-patriottica Un colpo all’italiana, del difficilissimo Convoy – Trincea d’asfalto di Sam Peckinpah. La sua colpa? Aver dato pochissima importanza a una delle sue migliori creature, il capolavoro The Wicker Man.

p.s. se vi state chiedendo Dustin Hoffman su quale set piombò al posto di Blade Runner, la risposta è semplice: il candidato a dieci Oscar Tootsie, di Sydney Pollack.
Cadde in piedi su tacchi 12!

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