Safari - CineFatti

Safari (Ulrich Seidl, 2016)

La cronaca di un hobby crudele nel Safari di Ulrich Seidl.

Presentato alla 73esima Mostra del Cinema di Venezia, Safari prosegue a suo modo il discorso iniziato da Ulrich Seidl con il precedente In the Basement. Proprio durante la realizzazione di quel film infatti il regista austriaco incontrò la coppia di cacciatori che gli fece scoprire il mondo della caccia turistica in Africa, convincendolo a partire per documentare questo strano sport e capire quali fossero le motivazioni che spingessero le persone a praticarlo.

Siamo in Namibia, ex colonia tedesca, dove turisti benestanti austriaci e tedeschi pagano per soddisfare il proprio intimo desiderio di uccidere. C’è un tariffario, un prezzo diverso a seconda del tipo di animale, che varia dalle poche centinaia a diverse migliaia di euro.

Cronaca di un delitto

Diversamente da In the Basement, che era un tripudio di creatività artistica e visionaria in cui era davvero difficile distinguere il confine tra realtà e finzione, qua Seidl decide, anche per necessità pratiche, di adottare uno sguardo molto più puramente documentaristico.

La sua quindi diventa una cronaca in diretta delle varie fasi della caccia, dalla ricerca del punto buono per sparare fino all’istante dell’uccisione. Poi, immancabile, la messa in posa per la fotografia con l’animale morto, momento che può richiedere parecchio tempo per posizionare l’animale e ripulire il terreno dalle erbacce.

Alternando le battute di caccia ai momenti più strettamente fotografici, con le figure inserite sullo sfondo quasi come oggetti di arredamento, Seidl lascia parlare i suoi personaggi di ciò che vivono, di quello che pensano riguardo alle motivazioni della caccia, alle differenze culturali tra l’Europa e l’Africa, fino ad arrivare a discorsi più esistenzialisti sulla vita e sulla morte.

Il nuovo e il vecchio Seidl

Meno provocatore che in passato, il Seidl di Safari lascia tutto il peso del film nella registrazione in diretta del dissezionamento dei due animali più belli cacciati durante le riprese: una zebra e una giraffa. Proprio quest’ultima è protagonista della scena più lunga e più forte visivamente, che insiste nel voler documentare nel dettaglio tutte le fasi dello smembramento dell’animale.

Sicuramente per stomaci forti, la scena riesce a trascendere dall’estetica classica del regista austriaco portando il film su un territorio diverso e inedito per il suo cinema: quello del documentario più puro, che per una volta supera i limiti della visione personale e acquisisce il valore di documento fondamentale riguardo a un evento unico ed eccezionale.

Come sempre Seidl non giudica, non si mette nel mezzo, ma cerca di far venire fuori la realtà nel modo più diretto possibile, nonostante il suo senso dell’umorismo e la volontà di ridicolizzare gli uomini e le loro abitudini siano una costante del suo cinema – e non poteva mancare neanche in questo film.

Bellissima in tal senso la scena dei due cacciatori che dormono seduti nel capanno di caccia, come pure le varie fotografie, in puro stile Seidl, degli abitanti del villaggio intenti a mangiare la carne fissando la macchina da presa.

Piccolo ma grande

Safari è sicuramente un film più piccolo rispetto al precedente, anche perché il territorio straniero e la prevalenza di spazi aperti impongono di per sé un minore controllo della messa in scena e un minor quantitativo di materiale a disposizione per dare sfogo alla sua creatività.

Ma resta un pezzo importantissimo per il cinema di un autore che ormai da più di vent’anni prosegue con invidiabile rigore estetico un discorso personalissimo sugli uomini e i loro desideri più reconditi e irraccontabili. Quello di Seidl resta uno sguardo unico e inimitabile che si spera un giorno possa essere riconosciuto più degnamente di quanto venga fatto oggi.

Victor Musetti

Voto: 4/5

2 pensieri su “Safari (Ulrich Seidl, 2016)

    1. Ulrich Seidl ormai è diventato un personaggio imprescindibile del nuovo cinema europeo :D la trilogia Paradise è un must assoluto, un grandissimo esempio di tragicommedia! Te la consigliamo tantissimo!

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