Penny Dreadful 3

Addio, Penny Dreadful

Penny Dreadful: uno splendido addio – di Francesca Fichera.

It was foretoldPenny Dreadful non sarebbe durato a lungo. Succede alle cose più belle (non diremo a tutte, perché sarebbe ingiusto), e rappresenta quel piccolo, doloroso prezzo da pagare per vederle messe in salvo.

Ma gli addii restano difficili, e descriverli, scriverne, lo è anche di più.

Com’è difficile prendere una posizione di fronte a un finale così sorprendente da aver gettato nel panico migliaia di fan; un finale interpretato da alcuni come un insulto, da altri come una più semplice delusione. E da altri ancora, fra cui si annovera l’autrice di questo post, come qualcosa di dolorosamente bellissimo.

Per tal motivo, e anche per via dell’incredibile (e ripetuto) ritardo della piattaforma di Netflix Italia, che per la seconda volta di seguito ha negato ai suoi utenti la visione tempestiva della serie, questo post verrà diviso in due parti: una che parla a chi non ha ancora avuto modo di guardare gli ultimi due episodi di Penny Dreadful e l’altra, a “debita distanza”, dedicata a coloro i quali hanno voglia di parlare, di tornare indietro; chissà, perfino di commuoversi ancora, ripensando agli ultimi momenti del Demimonde.

1. Un viaggio arrivato a destinazione

“Personaggi lasciati in sospeso”: questa l’accusa più frequente mossa dalla rete nei confronti dell’autore John Logan. E non stupisce, perché è risaputo quanto i finali siano destinati per natura a subire la maggior parte delle critiche, specialmente negative.

Però, a ben guardare, non è che da Penny Dreadful ci si potesse aspettare qualcosa di diverso da quello che ci è stato dato, e cioè: la profondità. Logan ha fatto di tutto fuorché abituarci alla banalità, alla retorica; vederlo portare avanti fino in fondo la sua idea dà prova di una coerenza rara, senza la quale uno dei migliori prodotti televisivi degli ultimi anni probabilmente non avrebbe mai visto la luce.

Dunque non è vero che le diverse storyline di Penny Dreadful risultano affrettate o incomplete. Anzi: se escludiamo i personaggi secondari, o quelli introdotti successivamente alla prima stagionetutti gli straordinari gentlemen della prima “lega” hanno avuto la conclusione che meritavano o che volevano – perché, qualche volta, si merita ciò che si vuole.

E a questo punto poco importa se l’aspettativa di vedere rivelati intrecci ed equivoci (un ipotetico incontro fra Brona/Lily e Ethan Chandler, per esempio) è stata disattesa: il fatto è che non poteva esserci soluzione più umana di questa, per gli abitanti del Demimonde come per colui che ha voluto immaginarli e tenerli in vita.

È un discorso di pura liberazione, sia dentro che fuori la storia. Come i libri, come la poesia, Penny Dreadful apre varchi infiniti pur vergando l’ultima parola, l’ultima pagina. Pur arrivando a una meta dove regna la malinconia e domande eterne pesano sul cuore. Ma chiedersele è il senso di tutto.

2. “Let it end”

[con SPOILER]

Cosa rende una persona dannata? Tante le risposte possibili, e ce n’è una in particolare che il gigantesco personaggio di Vanessa Ives (Eva Green stessa confessa che le mancherà) è arrivata a suggerirci: l’impossibilità di rispondere a se stessi. L’incolmabile distanza fra ciò che si sente di essere e ciò che si vorrebbe. La ferita insanabile che separa la realtà dall’ideale.

Ciò che la porta a cedere alla verità del reale, tramite il morso del Male che l’ha sempre inseguita e sempre l’inseguirà, ma che, tuttavia, non basta a riempirla: l’idea brilla sempre di più, la vocazione vince; gli artigli – “We have claws for a reason”, diceva Ethan – non sono che i prodromi del martirio.

E qui entra in gioco l’amore: il Lupo di Dio, l’arma e lo strumento della purificazione. La lama metaforica (nella forma fisica di un proiettile) destinata a tagliare la corda che tiene unita l’anima alle sue incancellabili pietre.

Perché ognuno, in Penny Dreadful, ha il proprio personale concetto di salvezza: Lily, con il suo passato disperato, che fa tanto male quanto parte di lei; Victor, che scopre di poter scegliere liberamente fra credere e non credere ; Ethan, finalmente consapevole di poter fare del bene attraverso la sua maledizione; Sir Malcom, fuggitivo confesso ora pronto a ricostruirsi una vita; e poi John Clare, l’immortale a confronto con la Morte, che ha appreso quanta pace può costare il sogno infinito della vita.

E anche chi non si salva davvero, come Dorian, ottiene comunque la sua conclusione: perché let it end, in Penny Dreadful, è sinonimo di “I accept myself“.

Conclusione delle conclusioni

Così Logan ha accettato di dover lasciare andare Vanessa Ives, il suo dolore, la sua lotta, assieme a tutti gli altri sottomondi del Demimonde. Ha lasciato indietro i segni (e i sogni) di una vecchia vita, scrivendo una piccola morte e sancendo una rinascita.

Cosa resta ora “della gloria e del sogno” lo lascia dire a William Wordsworth; lo fa suonare ad Abel Korzeniowski.

Con un’ultima immagine – “a thought of grief” – che spezza il cuore ma poi, con la medesima mano, lo addormenta. E, per questo, diciamo grazie.


 

 

 

 

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